Pompei, una meraviglia continua!

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Durante lo scavo è stato rinvenuto anche uno scheletro scomposto di un uomo sui 50 anni di età, vittima probabilmente dell’eruzione.

Il termopolio della Regio V, una delle tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo, già parzialmente scavato nel 2019, riaffiora per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. A parlare è direttamente il Direttore del Parco Archeologico di Pompei il prof. Massimo Osanna.

Una scoperta unica non solo per la conservazione degli affreschi quasi intatti quanto più perché restituisce uno spaccato di vita vissuta, una istantanea frizzata per sempre di un momento di quotidianità di quasi duemila anni fa. L’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei infatti è avvenuto nel 79 d.C. e questo momento storico fu descritto minuziosamente da Plinio il Giovane nel raccontare di come morì lo zio Plinio il Vecchio, che abitava nel golfo di Napoli, allo storico Tacito.

Il sito dell’impianto commerciale era stato indagato negli ultimi due anni, solo in parte ed era stato intercettato un lato del bancone durante gli interventi di messa in sicurezza e di consolidamento dei fronti di scavo storici. Data la eccezionalità del rinvenimento la direzione dello scavo ha deciso di indagare ulteriormente per restituire il locale completo di ogni suo splendore e terminare così lo scavo dell’intero ambiente: è emerso così il bancone in tutto il suo splendore e con tutto il bagaglio di informazioni preziose.

Il locale ubicato tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, non è in realtà il primo nel suo genere ritrovato a Pompei: nella piazzetta antistante il termopolio in questione era stata già rinvenuta una bottega frequentata dai gladiatori con un affresco altrettanto realistico dove due campioni, uno in abiti da murmillo e uno da traex lottano per la vittoria o forse per la libertà.

Ma la particolarità di questo antico “fast food” sta nella possibilità di studiare cosa mangiavano veramente i romani di Pompei, scoprire la dieta mediterranea del passato non più solamente raccontata da storici enogastronomici antichi come Apicio e ricostruita e riadattata per realizzare alcune pietanze ai giorni nostri ma vista direttamente con i nostri occhi, gli occhi dei tanti esperti che sono impegnati negli studi interdisciplinari dello scavo e che si sono potuti realizzare con le tecniche di indagine moderna: archeobotanici, archeozoologi, vulcanologi e geologi, antropologi, archeologi e tanti altri specialisti del settore. Questi cibi e bevande sono state infatti rinvenuti quasi integri nei dolia, questi contenitori in terracotta che si vedono incassati all’interno del bancone e che sono rappresentati, muniti di coperchio, nel singolare affresco, che sembra una vera e propria insegna commerciale, realizzato sul lato più piccolo della struttura. I materiali saranno ulteriormente analizzati in laboratorio e in particolari i resti rinvenuti nei dolia del bancone ,rappresenteranno dei dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”. Spiega il prof. Osanna.

Ma in questa stupefacente taverna, oltre la fattura artistica degli affreschi che passa quasi in secondo piano, ci sono alcune immagini particolarmente rappresentative.

La nereide, questa ninfa marina, a cavallo che vuole probabilmente essere un omaggio alla piazza antistante il locale dove c’è una fontana, una torre piezometrica e altre strutture tra le quali il citato termopolio dei gladiatori. Altre scene singolari raccontano la storia di questo luogo: immagini di nature morte e di animali, alcuni macellati come le anatre altri come il galletto così realistico da sembrare vivo ma anche il cane, buon guardiano, tenuto al guinzaglio nella famosa posa del “Cave Canem”. Sopra il cane c’è una curiosità veramente divertente: una iscrizione realizzata graffiando direttamente l’affresco nella cornice con scritto “Nicia cineadecacator. Un graffito di un buon tempone che aveva voluto prendere in giro o forse beffeggiare questo Nicia (dal nome probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) come “Cacatore, invertito!” come ci racconta il direttore stesso.

Durante lo scavo è stato rinvenuto anche uno scheletro scomposto di un uomo sui 50 anni di età, vittima probabilmente dell’eruzione. La cattiva conservazione dei resti osteologici, con il corpo rinvenuto dietro il bancone e la testa in una altra area del locale, è dovuta al fatto che il sito era stato già saccheggiato nel 17 secolo, probabilmente da predatori in cerca di oggetti preziosi e oro.

Dalle prime analisi, resti anche di un cane di piccole dimensioni e di animali tra quelli rappresentati negli affreschi a riprova che parte di queste immagini erano state realizzate proprio a scopi commerciali più che meramente decorativi.

“Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”. Così il Ministro per i beni e per le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha commentato questa incredibile scoperta.
Pompei, il sito archeologico delle meraviglie di un’Italia che è il Paese della Bellezza!
Di Pamela Stracci