FESTIVAL DELL’ESSERE

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di Antonio Calicchio

Si è conclusa, il 29 ottobre scorso, la prima edizione del Festival dell’Essere, iniziativa che affonda le radici nel pensiero filosofico e nei dibattiti culturali, con tappe in diverse località, tra cui Velia/Elea, Paestum, Padula e Salerno, il cui direttore artistico è stato Vittorio Sgarbi.

Il primo evento, si è tenuto, nella giornata del 29 settembre, al Teatro della Fondazione Alario, a Velia, nel cui scenario è stato

presentato uno spettacolo in stile talk show, con la conduzione di Greta Mauro, la presenza dell’Orchestra di Piazza Vittorio, monologhi e dibattiti fra Sgarbi ed altri personaggi, del valore di Ornella Muti e Gerard Depardieu, Marcello Veneziani e Domenico De Masi.

Il secondo appuntamento, si è svolto, il 6 ottobre, a Paestum, sito archeologico, della Magna Graecia, risalente al VI-III sec. a.C., il cui dibattito ha avuto come titolo Integrati o Disintegrati, nel quale si sono confrontati Riccardo Scamarcio, Sergio Castellitto, il logico matematico Odifreddi, Malena, la giornalista Fiamma Nirenstein e il filosofo Nuccio Ordine.

Il 20 ottobre, l’evento è avvenuto, a Padula, presso la Certosa di S. Lorenzo, un imponente e maestoso complesso artistico dal gusto barocco, sito Unesco, il cui topic è stato Tutti gli Dei furono immortali, in cui sono stati invitati Michele e Violante Placido, Sergio Rubini, Cosimo Damiano Damato, la scrittrice Vera Slepoj, il musicista Moni Ovadia e Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi

L’ultimo incontro, si è svolto – come detto – il 29 ottobre, a Salerno, città di illustre tradizione scientifica, patria della prima Scuola Medica moderna, antesignana delle attuali Università, proponendo una discussione sul tema Il male e il bene, fra il critico d’arte e il cantautore Roberto Vecchioni, il pilota motociclistico Max Biaggi, l’attore Alessandro Preziosi, le attrici Cristiana Capotondi e Serena Autieri, la regista teatrale Andrée Ruth Shammah, Mons. Giulio Della Vite, Alessio Feniello e il conduttore TV Andrea Pezzi.

Del resto, il festival, itinerante nel suo svolgimento topografico, è già stato battezzato il G7 del pensiero ed è partito da Velia/Elea giacché in quella suggestiva ed evocativa cittadella è sorto il pensiero filosofico. Qui, gli Eleati, e, in particolare, Parmenide, definiscono la natura dell’uomo, il suo essere: “l’essere è, il non essere non è”. Da questo luogo, della Magna Graecia, ha origine il pensiero occidentale, e a Velia/Elea si è ritornati per meditare sull’essere, sulla identità, su chi è e chi non è, in ogni campo e in ogni luogo. Pochi sono, molti non sono. Il silenzio cresce allorché finisce il rumore. Dopo Velia, Paestum, dopo Paestum, la Certosa di Padula, tre centri universali della cultura, come un centro perenne dell’intelletto, la Scuola Medica Salernitana. In questi quattro punti geografici, in cui il pensiero è nato e si è sviluppato, sono giunte persone che esistono in quanto pensano, da Parmenide a Cartesio, ed oggi uomini di ogni disciplina, dall’arte alla letteratura, dal teatro al cinema, dalle scienze ad ogni altro ambito del sapere, in cui una idea o un modo di essere si sono affermati.

Con la conduzione di Greta Mauro e sotto la direzione di Vittorio Sgarbi, il pubblico ha assistito a monologhi e a dialoghi, incentrati sull’essere e sul nulla, all’interno di un vero e proprio itinerario filosofico, per evidenziare l’essere cristiani, l’essere mussulmani, l’essere atei, l’essere poeti, l’essere attori, l’essere politici, l’essere precari, l’essere cantanti, attori, cuochi, medici, architetti, avvocati, sportivi, viaggiatori, esploratori, antropologi. Chi è e chi non è.

Sgarbi ha chiuso il suo Festival sottolineandone la riuscita, che è consistita nel porre, ciascun ospite, nelle condizioni ideali di spogliarsi di ogni apparenza e per rivelare il suo essere più autentico. E, nel dare appuntamento alla prossima edizione, egli ha concluso ricordando che “se c’è una cosa che tutti hanno capito seguendo il festival è che molti viventi non sono e molti morti sono perché continuano a vivere con le opere lasciate o il pensiero pensato”.