Intervista ad Alexia Botta. L’artista dell’identità femminile dall’Oltrepò Pavese al Tour d’America

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Considerata “nipote d’arte” di Pietro Delfitto “il pittore del Po”, a soli 23 anni è già molto conosciuta e apprezzata in Italia.

di Andrea Macciò

Alexia Botta è una giovane artista nata nel 1999 in provincia di Pavia e residente a Montù Beccaria, tra le colline coltivate a vigneti dell’Oltrepò Pavese.
L’autrice ha iniziato a dipingere durante gli anni del Liceo Artistico a Pavia e dal 2018 ha iniziato a esporre i suoi affascinanti e originali volti femminili. Un’artista che a soli 23 anni è già conosciuta ed apprezzata in Italia, protagonista di una ricerca artistica sull’identità personale e femminile di grande interesse, che abbraccia con originalità e stile inconfondibile la strada oggi “controcorrente” della pittura figurativa.
I suoi volti di donna non hanno quasi mai contorni definiti, appaiono talora graffiati o “sporcati” da macchie di colore ricordando talora lo stile dei fauves o degli espressionisti, e ci restituiscono la realtà di un mondo nel quale l’identità personale è fluida, frammentata, dove ognuno è alla continua ricerca di sé stesso/a.
Scrive di lei la critica d’arte Silvia Giovandardi: “un volto di donna, l’abbraccio di due amanti, ogni figura porta con sé, in ciascun frammento di colore, un’esperienza che, andandosi a sommare l’uno all’altro, formano la vita stessa. La pittura a tratti graffiante aderisce in un interessante contrasto alla morbidezza delle forme e dei colori che Alexia Botta propone nelle sue tele, e ci rende partecipe di un’esperienza artistica essenziale: lo specchiarsi della stessa artista nella tela” www.espressioni.art/2021/01/alexia-botta.html.
Alexia Botta può essere considerata “nipote d’arte” di Pietro Delfitto (1933-2006) “il pittore del Po”. Pietro Delfitto è nato a Pavia, ma la sua opera è particolarmente legata al territorio dell’Oltrepò Pavese e all’antico porto di Parpanese nel comune di Arena Po, al confine tra Lombardia e Emilia-Romagna.
Qua si trova la Chiesa di San Gorgonio, interamente affrescata dal pittore del Po, dove Alexia Botta ha tenuto la sua prima mostra personale nel 2019.
Puoi raccontarci qualcosa del percorso che ti ha portato ad avvicinarti all’arte e alla pittura?
Da sempre sono stata affascinata dall’arte, dall’idea di starsene nel proprio mondo per un po’.
Quella di dipingere per me è una necessità, di occupare il corpo e la mente in una realtà diversa dalla quotidianità, una realtà nella quale sentirsi libera e priva di sovrastrutture culturali e sociali.
Fin da bambina ho “respirato” arte in casa, sentito il profumo della vernice, ho osservato certi atteggiamenti di mio nonno quando dipingeva, anche se quando è mancato ero troppo piccola per aver ricevuto un insegnamento diretto.
Pietro Delfitto era mio parente acquisito, ma io sono cresciuta immersa appunto nella sua arte, vedendo i suoi atteggiamenti e la sua passione mentre dipingeva e credo che tutto questo, anche se allora ero solo una bambina, sia profondamente rimasto nel mio inconscio. Con gli anni si è fatta avanti in me una grande propensione all’arte. Non mi considero una sua allieva in senso stretto, ma certamente qualcosa del suo mondo artistico è rimasto vivo nel mio inconscio.
Dopo la scuola media mi sono iscritta al liceo artistico di Pavia e per due anni sono stata iscritta all’Accademia di Brera a Milano. Nel 2020 ho interrotto gli studi quando le lezioni in presenza sono state sospese a causa del covid, perché non ero interessata a proseguire questa esperienza in modalità virtuale.
Nel 2023 ho ripreso gli studi all’Accademia di Brera, sono quasi al termine del percorso, mi mancano pochissimi esami ormai. Penso che un aspetto fondamentale del periodo dell’università siano anche gli incontri, le persone che si conoscono, gli scambi anche di esperienze artistiche, per questo ho preferito prendermi un periodo di stand by e riprendere l’anno scorso i miei studi.
Attualmente lavoro in un negozio di design e arredamento a Stradella, un lavoro che mi piace moltissimo. Mi trovo molto bene e vorrei continuare a portare avanti entrambe le mie attività, quella di arredatrice d’interni e quella di pittrice.
Sono sempre stata interessata all’idea di mixare il design con l’arte e la creatività.

Tutte le tue opere rappresentano volti femminili, c’è una ragione particolare?
Tutte le mie opere, sino ad ora, sono state rappresentazioni di volti femminili.
Per me l’arte è una ricerca continua su me stessa, e in ogni donna raffigurata cerco di inserire un dettaglio del mio corpo, il colore degli occhi, dei capelli o altri particolari.
Credo che questo tipo di rappresentazione sia il miglior modo per trasmettere qualcosa allo spettatore, che può trarre da quello che vede un’emozione uguale o diversa da quella che l’artista cerca di trasmettere.
 Nella mia ricerca artistica porto avanti quindi una sorta di ricerca su me stessa e la mia identità: per questo tendo a inserire nelle mie rappresentazioni di volti femminili, anche quando non sono propriamente autoritratti, dettagli che mi riguardano.
A volte le rappresentazioni sono rielaborazioni attraverso la memoria visiva inconscia di quello che vedo durante la giornata e che mi affascina.
La “sfocatura” del tratto che inserisco spesso nelle mie opere è un’allusione al senso di frammentarietà e incompletezza dell’identità umana.
Per quanto riguarda le tecniche, io dipingo prevalentemente con l’acrilico su tela. Per quanto riguarda i supporti, attualmente lavoro prevalentemente su legno.
Adesso sto iniziando a lavorare a un nuovo progetto artistico, una ricerca sui documenti d’archivio, sto partendo da documenti e materiali di famiglia, ma mi piacerebbe lavorare anche con i materiali degli archivi comunali.
Una ricerca che è finalizzata alla rappresentazione pittorica, con la tecnica del transfer (una tecnica artistica che consente di trasferire immagini o disegni da un supporto originale a un altro, n.d.r.).
Mi piacerebbe lavorare sui temi della memoria e sull’identità, attraverso le storie degli altri: è ancora un work in progress, non ho ancora nessuna opera realizzata nell’ambito di questo mio progetto.

Nei mesi scorsi hai intrapreso anche un nuovo progetto legato alla fotografia. Ci puoi raccontare qualcosa di più?
 
È un progetto che è nato per l’Università, un lavoro che si concentra sul rapporto estetico tra la donna e l’oggetto.
L’idea mi è venuta leggendo il libro fotografico di David Bate, nel quale si parla molto della rappresentazione oggettificata della donna nel contesto pubblicitario e si analizza il fenomeno dal punto di vista sociologico e psicologico. Se la donna è rappresentata in maniera oggettificata, con il genere della “natura morta” l’oggetto inerte ha assunto dignità di soggetto della rappresentazione artistica.
Nel mio progetto fotografico, ho voluto affiancare le immagini di un nudo di donna con quella di una natura morta, per iniziare a “indagare” la relazione tra il corpo femminile e l’oggetto attraverso il mezzo della fotografia.
È un lavoro che mi piacerebbe riprendere a livello pittorico, magari con la stessa modella. In progetto c’è anche un’esposizione di questo progetto di fotografia.
Quali sono sino ad ora esperienze espositive in mostre personali e collettive?
Nel 2018 ho esposto nella mia prima collettiva a Palazzo Ferrajoli in Piazza Colonna a Roma. Ho pubblicato anche in due cataloghi, alcune mie opere sono nel catalogo pubblicato dalla casa editrice Le Pagine e altre in uno con la fondazione Cai.
Nel 2019 ho inaugurato la mia prima personale presso la chiesa di Parpanese, in occasione della manifestazione “Lanterne sul Po” proprio nel luogo dove mio nonno trovava ispirazione per i suoi dipinti.
Nel maggio 2022 ho partecipato a una mostra collettiva presso lo Spazio Arte Tolomeo di Milano, dal 24 maggio al 6 giugno, in Via Ampère 27 a Milano, già sede di numerosi eventi artistici.
La mostra a cura di Max Welldone ha avuto come tema la libertà, sia nel senso di libertà espressiva/comunicativa sia come voglia di ripresa dopo due anni di restrizioni.
Tra l’autunno del 2022 e l’inizio del 2023 ho partecipato con le mie opere al tour biennale d’Europa con esposizioni a Parigi, Londra, Barcellona e Venezia, organizzato dalla Fondazione Effetto Arte. L’ultima tappa è stata Venezia, nel Palazzo Grande della Scuola di San Teodoro, a due passi dal Ponte di Rialto.
La mostra è durata quattro giorni in una cornice davvero suggestiva, è stata una bellissima esperienza.
Sempre con Fondazione Effetto Arte, nell’aprile 2024 ho partecipato al Tour Biennale d’America, che toccherà quattro città: New York, Miami, Los Angeles e Washington.
Una mia opera è stata inoltre esposta a Palermo dal giugno 2023 fino a febbraio scorso, dopo aver ricevuto un attestato di permanenza in galleria ed essere stata quotata.
Attualmente un mio quadro è esposto alla mostra “Identità Continua” presso la 7.24.X.026 Gallery di Milano, nello spazio dedicato all’arte di Pier Giuseppe Moroni, hair fashion stylist e artista di Milano.
Una mostra curata da Simona Uberto, docente all’Accademia di Brera, e che indaga con cinque linguaggi diversi l’identità multipla e frammentata della nostra società: per questo abbiamo scelto il titolo “Identità Continua”. Gli altri artisti in esposizione sono Sofia Samar, Ilaria Alpi, Mike Landini e Zhao Zillian, tutti studenti dell’Accademia di Brera. Lo spazio espositivo di Pier Giuseppe Moroni è curato dal 2013 da Linda Zanolla.
Oltre alla tua prima personale alla Chiesa di Parpanese, ci sono state altre occasioni espositive nel territorio nel quale ti sei formata all’arte, vivi e lavori, e al quale mi sembri molto legata?
A luglio del 2023 presso il Simo’s Restaurant di Simone Cucchiarelli a Stradella abbiamo inaugurata la mostra “Espressioni d’arte”.
identità continua brera
L’iniziativa era nata come un piccolo aperitivo artistico, ma, visto il grande successo con il titolare del Simo’s Restaurant Simone Cucchiarelli abbiamo pensato di lasciare le mie opere esposte negli orari di apertura del locale tutto agosto.
Mi piacerebbe portare i miei quadri anche negli altri locali di Stradella. Alcune opere di grande formato sono già esposte nel mio luogo di lavoro e in altre attività del paese, mi piacerebbe creare una sorta di mostra diffusa.
Con la ripresa nel 2022 della manifestazione “Lanterne sul Po” ho esposto le mie opere presso la Chiesa di Parpanese, in quello che è diventato un appuntamento annuale, accanto agli affreschi di Pietro Delfitto. Accanto ai progetti nazionali e internazionali ci tengo molto a rafforzare il rapporto tra la mia arte e questo territorio: perché è da qua, in fondo, che tutto è iniziato.
Nel marzo di quest’anno presso la Sala Polivalente del Comune di Bressana Bottarone (Pv) ho partecipato alla “mostra di pittura al femminile” una collettiva di artiste locali incentrata sulla rappresentazione della figura della donna, in occasione della ricorrenza dell’8 marzo.
Realizzi anche opere su commissione? Per la promozione delle tue opere hai un sito personale o preferisci usare le tue pagine social?
Si, realizzo anche opere su commissione.
Per quanto riguarda la promozione delle mie opere, ho tentato l’esperienza del sito personale, ma devo dire che sino ad ora ho trovato più interessante la promozione tramite i social e le mie pagine Instagram e Facebook. Trovo che ci sia molta più partecipazione e interazione con le persone che si interessano alla mia arte.
Le opere di Alexia Botta sono attualmente esposte nella mostra collettiva “Identità continua” fino al 10 Maggio presso lo showroom di Pier Giuseppe Moroni in Via San Pietro all’Orto 26 a Milano. Per conoscere meglio l’artista è possibile consultare le sue curatissime pagine social, @alexiabotta_art su Instagram e Alexia Artist su Facebook, nelle quali sarà possibile anche visionare il calendario delle prossime mostre e dei prossimi eventi.