Gaia De Laurentiis, attrice e mamma sprint

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di Felicia Caggianelli

Si definisce solare e  ci tiene alla disciplina.

Negli anni è stata brava perché è riuscita a fare un bel lavoro su se stessa riuscendo a smussare gli angoli spigolosi del suo carattere e diventando anche  tollerante non solo nel lavoro, ma in generale; frutto di una maturazione personale. Alla palestra preferisce il sonno.  Ha un ottimo rapporto con i libri. Adora le tournée. È quello il momento migliore per leggere e godersi un bel film visto che quando è a casa,  diventa difficile  leggere e conciliare i diversi impegni di mamma avendo quattro figli. È scaramantica al punto giusto… Due, tre cose e sono sempre quelle. E guai a cambiargli la sua borsa di scena. Avrebbe dei problemi.  Ha debuttato in televisione con Camilla, parlami d’amore, film tv del 1992, a cui seguirono diversi ruoli in numerose pellicole principalmente per la televisione. Ha debuttato anche come conduttrice televisiva nel 1993, quando le viene affidato il programma di Canale 5Target, la domenica in seconda serata, che condurrà fino al 1997. In seguito, oltre a continuare l’impegno di attrice sia teatrale sia in pellicole cinematografiche e televisive come Sei forte maestro (2000) e Io e mamma (2007), condurrà l’edizione 1997/1998 del programma comico di Italia 1 Ciro, il figlio di Target. Caschetto biondo e un sorriso spiazzante, è brava, bella e una mamma sprint. Noi l’abbiamo raggiunta per conoscerla meglio.

Gaia De Laurentiis col nostro vice direttore Felicia Caggianelli durante l’intervista 

Lei ha iniziato l’avventura  artistica al Piccolo Teatro Studio di Milano, diretto da Giorgio Strehler. Che ricordo conserva del grande maestro? “Ero giovanissima. Avevo 17 anni. Era un uomo di una umanità infinita. A dispetto di quello che poi si diceva di lui ovvero che era un uomo irascibile, burbero. In realtà io non l’ho notato mai questo. Sicuramente si arrabbiava molto quando qualcosa non era come voleva. Però non ti sentivi mai coinvolta in prima persona. Le sue sfuriate più grandi io le ho sentite non tanto perché un attore non riusciva a fare qualcosa bensì perché durante una prova a luci, passava dietro sul palcoscenico,  non era puntuale, se non rispettava i costumi, o la maschera. Nell’Arlecchino, per esempio, chi aveva la maschera doveva custodirla. La maschera era sacra, era un personaggio era un volto e non potevi posarlo a faccia in giù, e guai se qualcuno andava via e lasciava in terra il sproprio costume…veniva giù il mondo. Strehler era un fine psicologo con una umanità enorme e certo era un grande artista ed un genio e come tutti i grandi viveva di più il positivo e di più il negativo.”

Questa disciplina c’è ancora? “Credo che questa educazione di palco un po’ si è persa con gli anni. I direttori di palcoscenico non sono più così rigidi a volte schiavi del primo attore che magari spesso è un volto noto della tv. Quando incontri un direttore di palco severo, giusto, mi si apre il cuore perché lo riconosci. Lui perdeva ore nei camerini per i ringraziamenti, era veramente molto bello ed è una cosa che mi ha formata moltissimo. “

Lei è figlia d’arte. Mamma insegnante di pianoforte, papà regista teatrale. Sapeva sin da bambina di voler lavorare nel mondo dello spettacolo? “In realtà io volevo fare medicina. E poi a 14 anni, perché c’è una data in cui ho avuto l’illuminazione, mi capitò di vedere al Festival di Spoleto  ‘Buonanotte mamma’,  si trattava di un testo bellissimo, era un premio Pulitzer di Marchal Norman. La storia vedeva come protagoniste una figlia che annuncia alla madre:stasera mi ammazzo e le due passano la sera a parlare della loro vita. Oggi a 47 anni mi chiedo come una bambina di 14 possa essere stata affascinata da un testo di quel genere.  Il perché lo so bene, e mi intenerisce ripensare a me in quel periodo perché evidentemente a quella età avevo capito profondamente che i rapporti non sono solo bianchi o neri e così anche una madre ed una figlia possono avere un grande amore ed un grande odio l’un l’altra e queste due forze si avvertivano con tutta la loro potenza sul palcoscenico. Premesso che si rideva anche, ma il sorriso poi ti moriva in bocca perché alla fine  la figlia si ammazza. Ho ancora nitida l’immagine di quella notte, ricordo che in albergo dissi: ma io voglio fare questo. È bellissimo poter portare in scena queste emozioni così forti. Mi piace. Successivamente accadde che mentre ero in procinto di fare la maturità uscì il bando di concorso per la scuola di Strehler. Parlai della cosa con mio padre, gli dissi: vorrei fare medicina, però ho questa passione per il teatro…e lui mi risponde: ma che ti metti a fare il medico che è pieno di medici a spasso. Fai teatro. Tuttavia pensai tra me: tento in Accademia di arte drammatica tento da Strehler se non funziona nessuno dei due mi iscrivo a medicina. Qualcuno potrebbe dirmi: allora non avevi la passione! Sì,  ma avevo paura di non riuscire a realizzarmi. Avevo la paura di perdere tempo ed ho sempre pensato che un piano b fosse importante nella vita, poi ho capito con gli anni, crescendo, che effettivamente realizzarsi in qualche cosa, anche se non è la tua prima passione, ti rende un essere umano migliore. Non è bello convivere con le frustrazioni quotidianamente. Col passare del tempo ti rendono cattivo, allora volevo salvare  qualcosa. Certo tutto questo era inconsapevole allora mentre oggi riesco a verbalizzarlo, volevo sì andare avanti però avevo paura del fallimento.  E poi magari ero anche un po’ presuntuosa perché pensavo di avere delle capacità tali da potermi portare a realizzarmi anche in altre cose. Pensavo: se non faccio l’attrice sono profondamente triste ma non sono morta. Adesso che sono mamma tengo ancora di più conto che posso non morire se non faccio l’attrice. Adoro il mio lavoro.

Qual è il tuo amore artistico? “Il mio amore è il teatro anche se la televisione ho imparato a farla, ti da una popolarità immediata, raggiungi una infinità di persone che in teatro non raggiungi e poi mi rendo conto che oggi più che mai l’essere presente in televisione fa molto comodo al teatro perciò credo che le due cose siano le facce di una stessa medaglia e comunque penso che la tv fatta bene è bellissima.”

‘Maleindirizzata’ è una comica storia di amore ambientata nel Far West. Come si è trovata a recitare in un periodo storico non usuale nelle commedie teatrali? “Intanto mi ci sono trovata perché Antonello Avallone mi ci ha catapultata.

Di cosa parla? Racconta la storia di una dolce donzella sicura di sé in viaggio per raggiungere il suo futuro marito. Sulla sua strada però il destino mischia le carte in tavola e la bella si ritrova ‘Maleindirizzata’, in un angolo sperduto del west e ben lontano dalla sua destinazione originaria, alle prese con un burbero cow boy che dopo mille peripezie e situazioni tragicomiche riuscirà a rapirle il cuore…È una storia molto divertente e questo credo sia la chiave vincente, ovvero far divertire la gente altrimenti è finita.

Ogni volta che si apre il sipario è sempre una grande emozione? “Sì. Prima di andare in scena dietro la quinta dico a me stessa: ma chi me lo ha fatto fare, ma stavo tanto bene a casa, adesso mettevo a letto i miei bimbi. Poi una volta sul palco  penso: io non voglio più andare via.”

Com’è stato lavorare con Avallone? “È stata una bella esperienza perché ci siamo trovati su una cosa che mi appartiene. Io ho una capacità di concentrazione non dico ridotta, mi piace concentrarmi velocemente. Lavorare ore ed ore è una cosa che mi strema. Anche quando lavoro sulla memoria preferisco iniziare tanto tempo prima e su questo la pensiamo allo stesso modo. Anche quando vado al cinema c’è un tempo fisiologico che mi consente di stare seduta, poi inizio a scalpitare. E anche quando lavoro succede la stessa cosa perché il nostro lavoro continua anche quando non sei in scena. Avallone è un vero signore.”

Progetti futuri? “Ritorno in tournee con Ugo Dighero e la commedia: ‘L’inquilina del piano di sopra’, in primavera speriamo di fare la seconda edizione di ‘Missione green’ il programma sull’ecosostenibile che è andato in onda l’autunno scorso su La 5, anche se si vocifera che forse si cambierà canale, tuttavia speriamo si faccia,  e poi debutteremo a  Borgio Verezzi in Liguria in un altro spettacolo sempre griffato Ugo Dighiero dal titolo: ‘Da me alle cinque’, una commedia dai buoni sentimenti che ride dei rapporti di coppia.”

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