ASPROMONTE – LA TERRA DEGLI ULTIMI

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Tratto dal romanzo omonimo di Pietro Craico, arriva “Aspromonte “un racconto sulle promesse  mancate e  i sogni infranti del nostro Sud. Presentato al Festival di Taormina, è prodotto da Lucisano con RAI Cinema.

di Barbara Civinini

Qui si vive “cumm’e bestie” perché Cristo non si è fermato solo a Eboli ma anche ad Africo. Non c’è nulla. Manca l’acqua corrente, l’elettricità, il medico e non c’è nemmeno una strada. A raccontarci la storia di questo sfasciume pendulo sul mare, per dirla con Calamandrei, è il calabrese Mimmo Calopresti con una pellicola tratta dal romanzo di Pietro Criaco, africota emigrato in Piemonte, Aspromonte. La terra degli ultimi è un western atipico sulla fine di un mondo, quello contadino, e sul sogno di cambiare il corso degli eventi grazie alla voglia di riscatto di un popolo. Ma a differenza  del Far West, qui la nuova frontiera è solo una linea  immaginaria.  Chi vuole raggiungerla, deve emigrare e cercarsi un posto da reietto e da straniero, nel mondo civile degli altri.

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Locandina del film- Fonte: Nuovo cinema Aquila

La storia è ambientata ad Africo, un paesino arroccato nell’Aspromonte calabrese, alla fine degli anni ’50, dove una donna muore di parto perché il dottore non riesce ad arrivare in tempo: non esiste una strada di collegamento. Gli uomini, esasperati dallo stato di abbandono, vanno a protestare dal prefetto. Ottengono la promessa di un medico, ma nel frattempo, capeggiati da Peppe (Francesco Colella), decidono di unirsi e costruire loro stessi una strada. Tutti, compresi i bambini, abbandonano le occupazioni abituali per realizzare l’opera. Giulia, la nuova maestra elementare (V. Bruni Tedeschi), venuta dal Nord, non intende scappare come le altre, ma vuole insegnare ai suoi ragazzi, perché se Africo entrerà nel mondo grazie alla strada, i suoi allievi dovranno conoscerlo prima, imparando a leggere e a scrivere. Ma il brigante Don Totò (Sergio Rubini), non ci sta perché Africo non può diventare davvero un paese ‘italiano’.

 

Il film – spiega il regista – unisce il racconto neorealistico di un mondo poverissimo all’epicità della battaglia per riscattare la propria condizione di canaglia pezzente: bisogna combattere per conquistarsi un futuro migliore e far vincere la civiltà sull’arretratezza di una vita buia e senza speranze.  Qui racconta il regista a il Manifesto che l’ha intervistato passano le stagioni ma, come dice uno dei personaggi del film, “u’ poeta” Ciccio Italia, interpretato da Marcello Fonte (miglior attore a Cannes per Dogman) “non cambia mai niente”. Mancano i servizi e le strade. Per questo, prosegue, ci siamo sporcati mani e piedi e un pezzo di strada l’abbiamo costruito davvero, a Ferruzzano, dove ho ambientato una parte di Africo Vecchia.

Valeria Bruni Tedeschi interpreta La maestra venuta dal Nord – Fonte: Luce Cinecitta

Il film è stato scritto dal regista Calopresti con Monica Zapelli, già autrice de I cento Passi, in collaborazione di Fulvio Lucisano che l’ha prodotto insieme a RAI Cinema con il sostegno di Calabria Film Commission e della Regione. Il commento musicale è del maestro Nicola Povani. Il Sud, dice il regista, è da sempre luogo geografico e luogo dell’anima. Inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film. Africo è in Europa, e ci ricorda cosa, solo un secolo fa, poteva essere la nostra terra.