“Mangio poco ma ingrasso”. Quando il problema è l’insulina

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insulino resistenza

STANCHEZZA, INFIAMMAZIONE, AUMENTO DI PESO, FINO AL DIABETE: IL RUOLO DELL’INSULINA NELLE MALATTIE MODERNE.

«Mangio pochissimo e ingrasso lo stesso». È una frase che molti pazienti pronunciano con frustrazione temendo di non essere creduti. Eppure, spesso, non è un’impressione: è il segnale che qualcosa nel metabolismo non funziona.

Facendo qualche domanda in più, il quadro inizia a prendere forma: grasso addominale, stanchezza dopo i pasti, voglia costante di dolce; piccoli “ciccetti di carne” sul collo o sotto le ascelle. Gli esami? Spesso perfetti. Glicemia normale.

Dietro questi segnali si potrebbe nasconde l’insulino-resistenza, un’ alterazione metabolica che può precedere il diabete anche di parecchi anni. L’insulina è uno degli ormoni più importanti del nostro organismo. Non serve solo a controllare la glicemia, ma è un potente ormone anabolico, capace di favorire l’accumulo di energia e la crescita dei tessuti.

Per milioni di anni è stata un’alleata preziosa: permetteva al corpo di immagazzinare energia nei momenti di abbondanza per affrontare poi i periodi di carestia. Il nostro corpo è stato progettato per sopravvivere alla scarsità, non all’abbondanza continua di alimenti.

Quando ci sovra alimentiamo l’organismo produce più insulina del normale: è la fase di iperinsulinemia. Con il tempo i tessuti diventano meno sensibili alla sua azione: si sviluppa l’insulino-resistenza. Solo più avanti, quando il pancreas non riesce più a compensare, compare l’aumento della glicemia e quindi il diabete.

Nelle fasi iniziali la glicemia può essere normale e l’unico vero segnale è l’eccesso di insulina, la quale nel tempo favorisce l’accumulo di grasso, soprattutto a livello addominale, steatosi epatica,  l’ipertensione, alterazioni del profilo lipidico con aumento dei trigliceridi e riduzione dell’HDL.

Nelle donne può contribuire alla sindrome dell’ovaio policistico, acne ed eccesso di peli (irsutismo). Negli uomini può associarsi a riduzione del testosterone e comparsa di disturbi dell’erezione o calo della libido. A livello cutaneo  può causare macchie scure e ispessite nelle pieghe del collo (acanthosis nigricans) o piccoli fibromi molli (acrocordoni), i classici “ciccetti di carne”.

Non è raro osservare anche acne persistente, pelle grassa, caduta dei capelli o, in alcuni casi, una sensazione di stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione. Negli ultimi anni la ricerca ha inoltre iniziato a studiare il possibile legame tra iperinsulinemia e crescita cellulare, suggerendo un ruolo anche nei meccanismi che favoriscono alcuni tumori.

Proprio perché la glicemia può rimanere normale a lungo, l’insulino-resistenza non viene sempre individuata precocemente. Per questo è utile valutare l’insulina a digiuno e calcolare l’indice HOMA-IR. In alcuni casi, la curva da carico con glucosio e insulina permette di evidenziare una risposta insulinica eccessiva o ritardata.

La buona notizia è che l’insulino-resistenza è spesso reversibile, soprattutto nelle fasi iniziali. Il primo passo è ridurre gli zuccheri semplici e gli alimenti raffinati. Attenzione ai prodotti apparentemente  “magri”, che contengono zuccheri aggiunti: uno yogurt intero naturale può essere  migliore di uno yogurt magro zuccherato; anche cambiare l’ordine dei pasti iniziando con le verdure e lasciando i carboidrati per ultimi aiuta a controllare la risposta glicemica.

Una colazione più ricca di proteine evita i picchi glicemici tipici delle classiche “fette biscottate e marmellata”. In alcuni casi sono utili strategie nutrizionali più mirate, come diete a basso indice glicemico o diete chetogeniche.

L’attività fisica è fondamentale, ma non tutta è uguale. Camminare è utile, ma l’allenamento di resistenza — quello che aumenta la massa muscolare — ha un effetto particolarmente potente, perché il muscolo è in grado di utilizzare glucosio anche indipendentemente dall’insulina.

Anche lo stress gioca un ruolo importante. In condizioni di stress cronico, l’aumento di cortisolo può contribuire ad alterare il metabolismo del glucosio e a favorire una riduzione della sensibilità insulinica. Per questo la gestione dello stress non è un aspetto secondario, ma parte integrante della terapia.

Infine, il sonno e i ritmi della giornata sono fondamentali: dormire poco -bastano poche notti di sonno interrato- o mangiare molto tardi può alterare il metabolismo. Uno stesso pasto abbondante crea meno problemi se assunto la mattina che non la sera.

Alcune sostanze naturali — come berberina, acido alfa-lipoico, cromo o gelso — sono state studiate per il loro possibile effetto sulla sensibilità insulinica. Tra queste, la berberina è quella con le evidenze più solide. Per anni la medicina è intervenuta solo quando compariva il diabete.

Oggi sappiamo che la vera prevenzione comincia molto prima. Individuare e correggere l’insulino-resistenza significa intervenire alla radice di molte malattie: diabete, patologie cardiovascolari, epatiche, alterazioni ormonali , stati infiammatori cronici e patologie tumorali.

di Carola Cimarelli

Dottoressa
Carola Cimarelli
C.f. Specialista in Medicina Generale
Esperta in nutrizione – M.m.g. ASL Roma 4
Master Universitario secondo livello in Dietetica e Nutrizione