DUECENTO SKATERS PER UNA RIVISTA CHE “SPACCA”

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SPACCA SKATE MAG

Oltre 200 skaters carichi di tavole ed energia si sono dati appuntamento il 17 settembre scorso a Roma nella frescura del disco bar “Prato” in Piazza Maresciallo Giardino dove il giovane team di Spacca-skate-mag presieduto da Riccardo Romano, Daniele Sessa, Simone Rocca, Gabriele Cristiano e Luca Colicci ha presentato il quarto numero di “SPACCA SKATE MAG”, rivista a tema skateboard,  che si sta facendo largo nel panorama nazionale di questo acrobatico sport da strada che giusto a due passi dal luogo prescelto per la presentazione, ovvero sotto le modernissime arcate del cosiddetto Ponte della Musica, ospita decine e decine di accoliti capitolini e non. Già, “e non”.

Perché una delle caratteristiche principali di coloro che praticano lo skate è proprio il conoscere i luoghi ove questo possa essere praticato, tracciando via via una sorta di mappatura dettata  semplicemente dal passaparola di chi ha sperimentato personalmente il luogo magari sbucciandosi un ginocchio o sgarrandosi un pantalone. Ed è così che inspiegabilmente da un luogo all’altro della città ti sbuca un gruppo di ragazzi o di ragazze proveniente da quartieri, città o addirittura regioni diverse.

Lo skate è uno sport aggregante, dove non importa di che ceto sei o l’età che hai: se sai far scorrere la tavola di spigolo, di punta o saltare dal basso all’alto di un muretto restando in equilibrio mentre ruota un paio di volta su se stessa, sai che importa del resto! Ed è pure uno di quegli sport che se lo impari da piccolo difficilmente scordi.

E “SPACCA” tutto ciò lo rappresenta benissimo: scritta interamente in inglese con foto originali scattate da Riccardo Romano autore anche della maggior parte delle interviste e dei testi presi tutti dai racconti dei “big” o dai ricordi dei “senior”,  SPACCA si fregia di trattare lo skate a livello internazionale interfacciandosi continuamente con team canadesi, belga, inglesi ma anche di Treviso, di Barletta, di Milano caricandosi di oneri ed onori per trasferte, soggiorni e spostamenti. Come fa? Con l’entusiasmo di chi crede in un progetto e giorno dopo giorno vi riversa piena fiducia.

Soddisfatto dell’evento legato alla quarta uscita di SPACCA? “Si, tantissimo. È stato bello soprattutto vedere come eventi e magazine riescano a riunire persone provenienti da tutta la città” sottolinea il ventinovenne Riccardo Romano ideatore ed editore di SPACCA SKATE MAG “specialmente considerando che Roma è una città divisa in enormi quartieri distanti tra loro e con difficile accessibilità l’uno con l’altro, tanto che quando si fa skate in giro è spesso articolato raggiungere diversi “spot”, per cui  molti giovani  non escono dal loro quartiere preferendo skateare solo lì. Il magazine invece con i suoi eventi è riuscito a riunire le persone, è riuscito a ricomporre la scena non solo di tutta Roma ma anche di diverse parti d’Italia: all’ultimo evento sono venuti da Napoli, sono venuti da Torino, dalla Puglia, dal Veneto quindi diciamo pure che SPACCA ha vinto sul campanilismo italiano. Era l’obiettivo fin dall’inizio: riunire una scena molto divisa perché a Roma, nonostante i quattro milioni di abitanti, poche persone skateano e i pochi che ci sono molto divisi tra loro”.

La situazione all’estero è diversa? “La situazione all’estero è diversa perché culturalmente è più accettato il fatto di veder le persone ‘skateare’ oltre al fatto che c’è spesso un’urbanistica più aperta, che te lo fa fare, che ti lascia ‘skateare’; ci sono città in cui sta prendendo il via lo skate urbanism, una visione della città non ostile allo skateboard ma che invece riesce progettare e ad integrare lo skate all’interno dell’architettura urbanistica della città. Ma si sa che all’estero è diverso. Roma poi è difficile, Roma è conservatrice come città, la gente ha paura del progresso ed è attaccata al passato quindi anche se fai skate su un marciapiedi sembra che gli stai distruggendo un pezzo d’arte.

Lo skate è aggregazione? “Si, secondo me si! C’è un filo rosso che unisce tutte le persone che fanno skate. Lo trovo interessantissimo, perché è come se le persone che esprimono qualcosa attraverso lo skate abbiano poi altre forme di arte latenti in sé: ci sono skaters fortissimi che sono artisti, pittori, fotografi … una fenomeno molto frequente all’interno del mondo dello skate che diventa quello che li unisce, perché tutti sanno quello che si prova, la fatica che si fa nell’imparare un nuovo trick, nel chiuderlo, la gioia di avere tutti gli amici lì che ti sostengono assieme; è qualcosa che unisce molto.

A cura di mara fux