DISPONIBILITA’ EXTRACONTABILI

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debito pubblico

UNA MANCIATA DI CONTI SEGRETI INTERNAZIONALI

A volte essere Giudici o Pubblici Ministeri significa avere grande responsabilità. Una responsabilità che è dovere morale, che nasce dal profondo e ci spinge oltre ogni limite, oltre il sacrificio, e, che nonostante tutto si è in grado di sopportare, costi quel che costi, nel rispetto della nostra Costituzione.

Non me ne vorrà lo stimato Antonio Di Pietro, se oggi, tiro in ballo il suo nome, riferendomi senza malizia alcuna, al fascicolo n. 3940/96 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, tale inchiesta ci sarà utile per esaminare altro, ovvero, il sistema finanziario mondiale che regolamentava i flussi di danaro cd. “extracontabili” di imprenditori privati, grandi aziende nazionali. Il Rinvio a Giudizio sull’ex toga di Mani Pulite viene archiviato, il dr. A. Di Pietro ne esce incolume ed estraneo alle accuse.

Ciò che estrapoleremo fedelmente dal documento, però, sono i dati bancari. Un geniale sistema finanziario mondiale, di cui era a capo Pacini Battaglia (cd. Chicchi!),che ha regolamentato le disponibilità extracontabili di grandi aziende come la SNAM PROGETTI SpA, la SAIPEM SpA e di vari imprenditori privati italiani, destinate al c.d. “sistema dei partiti” che era alla base della corruzione di politici e dirigenti pubblici per l’aggiudicazione dei grandi appalti, non certo solo siciliani.

La scrivente, ritiene che alcune delle motivazioni per cui, sino ad oggi, non si è giunti alla verità storica sulle stragi del 1992 risiede prima di tutto nell’analisi dettagliata del quadro nazionale appalti-corruzione-criminalità, che stava sviscerando, grazie alle rogatorie internazionali richieste ed ottenute, G. Falcone.

Se i carabinieri del ROS di Palermo, avessero inviato il dossier mafia appalti, tanto oramai lo avevano quasi tutti, persino il Ministro Martelli lo aveva ricevuto, ai loro colleghi di Milano o Brescia o Perugia o Massa Carrara oUdine, questi avrebbero effettivamente trovato il CHI, il COME, il PERCHE’ ed i moventi tutti, passando per Roma, ovviamente, dove, nel frattempo veniva spartita la torta della TAV, l’Alta Velocità, l’appalto più importante e gonfio di soldi pubblici.

Giovanni Falcone, a capo della Direzione Affari Penali del Ministero di Giustizia, venne a conoscenza del fatto che il 19 luglio 1991 si era costituito il primo grande Consorzio per l’Alta Velocità, dalle Alpi, all’Appennino tosco emiliano, sino alla dorsale dell’appennino meridionale (campano), è un crocevia di imprese, ne vengono identificate alcune colluse con il sistema mafioso proprio da F. Imposimato, che, nel criticare aspramente Romano Prodi, in persona, nella sua qualità di presidente dell’Iri, aveva dato il suo benestare all’aggiudicazione dei lavori alle società in odore di Camorra, stando almeno a quanto emergerà dal rapporto dello S.C.O. e alle indagini della Procura di Napoli 1994-1996. Dall’audizione dell’amministratore delegato della Tav (Ing. Ercole Incalza, davanti alla Commissione antimafia il 14/9/1995ndr) stavano venendo fuori elementi di enorme gravità. <Ma Prodi come ha potuto non accorgersi di niente, neppure delle cose precise denunciate dal presidente della Tav, Portaluri, e delle bombe che scandivano i lavori sulla tratta Roma–Napoli ?>(F. Imposimato – Corruzione ad Alta Velocità – Ed. Koiné – 1999).

L’ipotesi che si fa strada, nella mente di Imposimato, è che ad anticipare le somme necessarie per i lavori siano le imprese della Camorra. Che in questo modo raggiungono due risultati: riciclare i soldi e accaparrarsi le risorse dello Stato.

Da una parte Mani Pulite, dall’altra le inchieste della Procura di Perugia, l’attenzione di Falcone sulla TAV, il dossier siciliano su mafia e appalti, determinarono che i colossi dell’imprenditoria edile nazionale, come laLodigiani, la Calcestruzzi, che riecheggeranno nei primi fascicoli aperti da Antonio Di Pietro in seguito alle rivelazioni di Vincenzo Lodigiani ed alle intercettazioni siciliane finiscono al centro di inchieste, tanto che quella delTribunale di Perugia, dopo aver accertato che la Lodigiani partecipava ai lavori Tav attraverso un consorzio di cui faceva parte, tra le altre, anche la COGEI SpA, facente capo ai catanesi Rendo.

Sulla TAV vi era un mondo di ramificazioni, a Roma c’era la SAISEB TOR DI VALLE SpA(*), che fa la sua apparizione nel dossier mafia appalti siciliano. Lo ricorda anche nel ‘96 Ferdinando Imposimato, a quell’epoca senatore e membro dell’Antimafia: «Le indagini condotte dai carabinieri di Palermo riguardavano mafiosi, imprenditori e politici, associatisi per acquisire e controllare gli appalti pubblici. Fra gli implicati nelle indagini spiccavano nomi del calibro di Angelo Siino, nonché quelli di società d’importanza nazionale quali la Rizzani De Eccher, la Saiseb(*) e la Fondedile. In questo rapporto inviato dai carabinieri del ROS a Falcone, si riferiva inoltre che il capo area della Fondedile per la Sicilia era tale Gaspare Di Caro Scorsone, denunciato per associazione a delinquere di stampo mafioso in merito agli appalti che riguardavano la strada a scorrimento veloce Mussomeli-Caltanissetta». E risale proprio a inizio anni Novanta la maxi-incorporazione del colosso Fondedile da parte della partenopea ICLA, cresciuta a dismisura con gli appalti del dopo terremoto dell’Irpinia.

Tali informazionifacevano parte di un grosso filone di inchieste caratterizzate da quel particolare “salto di qualità investigativo” si procedeva in alcune procure italiane, Milano, Massa Carrara, Perugia, La Spezia. Chi raccoglieva ogni informazione era Giovanni Falcone.

Come affermava Falcone, bisognava seguire la pista dei soldi. A portarci ad uno dei serbatoi più importanti del sistema di corruzione partiti politici imprenditori fu Mani Pulite ed attraverso il fascicolo penale indicato all’inizio dell’articolo conosciamo alcuni di questi conti.

Pacini Battaglia riferisce di un sistema “COMIFIN /FIMO” n. 120.XX3 da lui adoperato per far giungere in Italia contanti, provenienti da società facenti capo all’ENI. Sui conti Dallas e Garros, a detta di chi li gestiva per conto di Pacini, tale L. Nistri, tra il ’90 ed il ’92 sarebbero provenuti da SAIPEM e SNAM PROGETTI circa 75 miliardi di lire. I conti correnti DALLAS e GARROS di BANQUE KARFINCO S.A. di Ginevra; i conti presso la KENISTON INVESTMENTS LTD delle Isole Vergini; le transazioni della COMPAGNIE EUROPEENNE DE PLACEMENT S.A. del Lussemburgo; i conti ANTESA, DANBURY, DEFOUNT e LOUXOR di ALGEMENE BANK NEDERLAND di Ginevra; e molti altri, tra i quali, i N° 8100 – Notre Dame, 8088- di cui solo Pacini Battaglia conosceva gli intestatari. Il mistero vi è ancora oggi, sia su tali movimentazioni multi miliardarie che sulle rogatorie internazionali di Falcone che , qualcuno, decise di non indagare mai più.

 

Francesca Toto

Centro Studi Imposimato