In questo articolo voglio parlare di un argomento che non è descritto nel DSM-V, ma è una variabile che sto notando nella pratica clinica in alcune persone con gravi disturbi alimentari. Parlo della “paura di provare fame”.
Considerando che i disturbi alimentari hanno come base un rapporto con l’adulto di riferimento disfunzionale, fatto in gran parte dei casi di violenze fisiche e/o verbali, incapacità di riconoscimento delle esigenze e bisogni del figlio e, talvolta, abusi sessuali (famigliari o extrafamigliari), un elemento che in alcuni casi spicca è proprio la paura di provare fame e di avere difficoltà a controllarsi.
Questa paura rende il disturbo alimentare diverso dal Binge Eating Disorder (B.E.D.) che è il disturbo da fame compulsiva e incontrollata. Il B.E.D. “è un disturbo alimentare in cui si verificano ricorrenti episodi di abbuffate – con sensazione di perdita del controllo– a cui fanno seguito sensi di colpa, disgusto e disagio verso se stessi e il proprio comportamento”.
Il B.E.D. viene descritto bene da una persona che racconta che da piccola si nascondeva per mangiare le merendine e, soprattutto, riusciva in modo maestrale a nascondere gli involucri delle merendine facendoli cascare esattamente al centro del secchione della mondezza di un ristorante che era posizionato al di sotto della sua camera, inserendo un peso (un sassolino, una molletta). Questa persona racconta di essere stata sempre a dieta, la madre probabilmente aveva un altro disturbo alimentare (probabile anoressia, dai racconti) e che il cibo veniva sempre controllato, spesso negato e/o usato come punizione (per questa persona “l’uomo nero” era la dietologa).
La stessa persona racconta che attualmente quando sgarra, pur facendolo ancora da sola e pur provando vergogna, tende a nascondere le prove ma in modo meno secretato del passato.La paura della fame, invece, viene descritta da una seconda persona che racconta di essere sempre stata a dieta, anche all’età di 8-10 anni, non perché era grassa ma perché la madre, quando vedeva il suo (della madre) peso che andava oltre di 2 kg, si metteva a dieta restrittiva e proponeva la sua stessa alimentazione anche alla allora bambina di 8-10 anni.
La signora, ora adulta, riferisce di aver paura di aver fame e di temere di perdere il controllo quando smetterà un farmaco (ora la fame è controllata dal farmaco). Racconta che quando era piccola, prima di rientrare a casa dalla scuola media, si fermava in un negozio e si comprava del cibo da mangiare prima di arrivare a casa; da più grande, quando di mattina rimaneva sola, scendeva nel forno sotto casa per acquistare del cibo da consumare nella mattinata.
Il tutto, a differenza della prima persona, si svolgeva senza sensi di colpa. Probabilmente quest’ultima signora, da piccola quando doveva sottoporsi alle diete della madre (compresi i bibitoni di tutte le marche), non assumeva un apporto nutriente adeguato alla sua età per cui provava fame ma, nel contempo, sapeva di non poter dire che aveva fame perché era proibito. Crescendo ha strutturato un comportamento alimentare preventivo e, al momento risolutivo, per non sentire più la fame.
Questo comportamento ha portato, però, all’aumento di peso nonostante apparentemente mangiasse in modo corretto (con i famigliari). Alla fine la soluzione di mangiare fuori pasto per non sentire la fame dopo il pasto, ha fatto in modo che si strutturasse il disturbo alimentare ma, soprattutto, non risolvesse la fobia della fame.

Psicologa – Psicoterapeuta
Dottoressa
Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta
Psicologa Giuridico-Forense
Cell. 338/3440405
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Cerveteri
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