«Serve coraggio, la città deve rinascere». La corsa al municipio parte in anticipo.
«Il cerveterano è sfiduciato, voglio risvegliare l’orgoglio della comunità»
Oggi consigliere comunale. Il prossimo anno candidato sindaco per una Cerveteri che vuole risorgere. Gianluca Paolacci, 56enne tra pochi giorni, civico, è pronto al grande passo. E lo ha ribadito con una vela esposta in centro. Paolacci però vuole partire partendo dalle tradizioni, dalla Sagra del Melone delle Due Casette.
Evento riuscito dicono i numeri, giusto?
«Un bilancio più che positivo, non tanto perché un evento debba essere fine a sé stesso, quanto perché, come in questa occasione, riguarda a tutto tondo la sfera della socialità. Sabato sera abbiamo registrato più presenze in assoluto. A vederla da sopra era entusiasmante e le persone erano felici di farne parte. Lo show delle moto è stato straordinario, mai visto una cosa del genere. La gente ha bisogno e voglia di uscire fuori, di partecipare e contribuire all’espansione economica e turistica nella loro città. Sono stati riempiti i b&b della zona. Ricordiamoci che la frazione delle Due Casette, cinque anni fa, era dimenticata da Dio e dall’uomo. Dal mio punto di vista è una grandissima soddisfazione».
«Un bilancio più che positivo, non tanto perché un evento debba essere fine a sé stesso, quanto perché, come in questa occasione, riguarda a tutto tondo la sfera della socialità. Sabato sera abbiamo registrato più presenze in assoluto. A vederla da sopra era entusiasmante e le persone erano felici di farne parte. Lo show delle moto è stato straordinario, mai visto una cosa del genere. La gente ha bisogno e voglia di uscire fuori, di partecipare e contribuire all’espansione economica e turistica nella loro città. Sono stati riempiti i b&b della zona. Ricordiamoci che la frazione delle Due Casette, cinque anni fa, era dimenticata da Dio e dall’uomo. Dal mio punto di vista è una grandissima soddisfazione».
Se si parla di melone, si parla di agricoltura. Lei si è sempre schierato in questi anni contro una crisi che ha investito il comparto. Cerveteri come ha reagito?
«Non è stata esente purtroppo. C’è stato un peggioramento della situazione per il comparto e per i nostri contadini. Quando ero ragazzo qui c’erano due tipi di settore che funzionavano e rappresentavano il volano: l’agricoltura e l’edilizia. Oggi l’agricoltura è morta e l’edilizia è finita. Non sono un cementificatore, e questo lo sostengo a voce alta, ma nemmeno si può dire sempre “No” a priori. Bisogna tener conto delle esigenze della città. Senza dire no a prescindere. Occorre ritornare agli equilibri che non ci sono più. Sono saltati tutti gli schemi, non solo a Cerveteri».
«Non è stata esente purtroppo. C’è stato un peggioramento della situazione per il comparto e per i nostri contadini. Quando ero ragazzo qui c’erano due tipi di settore che funzionavano e rappresentavano il volano: l’agricoltura e l’edilizia. Oggi l’agricoltura è morta e l’edilizia è finita. Non sono un cementificatore, e questo lo sostengo a voce alta, ma nemmeno si può dire sempre “No” a priori. Bisogna tener conto delle esigenze della città. Senza dire no a prescindere. Occorre ritornare agli equilibri che non ci sono più. Sono saltati tutti gli schemi, non solo a Cerveteri».
Da una frazione all’altra. Ha accusato la giunta perché più di un anno fa ha acquistato un terreno al Sasso spendendo 40mila euro.
«Posso dirlo? Sono incazzato. E perdonate il linguaggio. Si era svolta una riunione con il sindaco, con l’assessore Ferri. Chiesi la parola perché volevo esprimere le mie perplessità. Ero solo contro tutti, non tanto sul fatto che acquisire 9mila metri quadrati pagando 40mila euro sia aberrante, quanto perché immaginavo che questa storia sarebbe finita così. Una cifra simile poteva essere spesa per il turismo, la sicurezza, l’acquisto di telecamere. Ricordiamoci che al Sasso gli abitanti si sono organizzati con le ronde. In una società civile si ha il dovere di tutelare i propri cittadini. Potevo comprendere se il terreno fosse stato prelevato dai Patrizi per un parcheggio utile per gli spettacoli, per un teatro a cielo aperto. Il Sasso è abbandonato, non è stato organizzato nemmeno l’evento Cib’Arte».
La politica si è accesa a colpi di vela. Lei ne ha fatta di strada, dai primi interventi in aula fino alla candidatura a sindaco. Anche Grando, ad esempio. Che sta succedendo nel centrodestra?
«Credo sia normale. Ho sempre sostenuto che non si debba mai aspettare gli ultimi mesi per poi sedersi attorno al tavolo e per forza accettare o far accettare una decisione a qualcuno senza i tempi giusti. In democrazia l’elettore deve scegliere. Così uscire con largo anticipo mi pare la scelta più giusta. Si sono sparigliate le carte ed è rispetto verso cittadini, che possono dire: “Paolacci mi piace, lo seguo. Grando voglio vedere cosa farà”. Questa è la politica».
Quindi nessun accordo a bocce ferme con i partiti?
«Ho dato il mio impegno. A livello locale quello che conta è la persona, l’ho dichiarato e lo dichiaro. Nessuno esclude nessuno, tanto meno i partiti. Sono la sostanza ed è bene chiarirlo. C’è tempo per ragionare. Ho solo dichiarato apertamente dopo il lancio di Lamberto Ramazzotti la mia candidatura e l’ho confermata».
«Ho dato il mio impegno. A livello locale quello che conta è la persona, l’ho dichiarato e lo dichiaro. Nessuno esclude nessuno, tanto meno i partiti. Sono la sostanza ed è bene chiarirlo. C’è tempo per ragionare. Ho solo dichiarato apertamente dopo il lancio di Lamberto Ramazzotti la mia candidatura e l’ho confermata».
A proposito. Vi eravate messi d’accordo?
«Il nostro percorso è andato nella stessa direzione in modo naturale. Spesso ci siamo trovati a cena insieme dopo i consigli e gli incontri per condividere le questioni della città, che lui dal punto di vista storico conosce molte bene, così come la macchina amministrativa. Sono convinto che oggi un sindaco non possa essere un burocrate, ciò crea immobilismo. Sì, ci sono vincoli, limiti, ma se non hai pelo sullo stomaco e coraggio, senza la voglia di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, non hai nessuna chance. Solo per far approvare un iter passano 5 anni. Un sindaco deve avere coraggio ed essere anche impopolare se serve. C’è da andare a sanificare le situazioni che nel corso degli anni sono andate a deteriorarsi. La città ha perso il decoro urbano. Da ragazzo Cerveteri aveva una tale bellezza già nel modo in cui entravi. Ora è uno dei peggiori paesotti lasciati allo stato brado. Quando entri in una casa e ti accoglie un salone molto bello, hai già un impatto. Mi aspetto di ritrovarlo».
«Il nostro percorso è andato nella stessa direzione in modo naturale. Spesso ci siamo trovati a cena insieme dopo i consigli e gli incontri per condividere le questioni della città, che lui dal punto di vista storico conosce molte bene, così come la macchina amministrativa. Sono convinto che oggi un sindaco non possa essere un burocrate, ciò crea immobilismo. Sì, ci sono vincoli, limiti, ma se non hai pelo sullo stomaco e coraggio, senza la voglia di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, non hai nessuna chance. Solo per far approvare un iter passano 5 anni. Un sindaco deve avere coraggio ed essere anche impopolare se serve. C’è da andare a sanificare le situazioni che nel corso degli anni sono andate a deteriorarsi. La città ha perso il decoro urbano. Da ragazzo Cerveteri aveva una tale bellezza già nel modo in cui entravi. Ora è uno dei peggiori paesotti lasciati allo stato brado. Quando entri in una casa e ti accoglie un salone molto bello, hai già un impatto. Mi aspetto di ritrovarlo».
E Paolacci come cambierebbe Cerveteri?
«Vorrei risvegliare l’emotività del cerveterano: è giù di corda. Giro il territorio, ho avuto la possibilità con le associazioni di organizzare eventi nelle frazioni. Lo faccio volentieri, laddove mi chiedono aiuto. Come a Cerenova, San Martino, Madonna dei Canneti. L’esigenza della città è un risveglio dal punto di vista emotivo. Qualsiasi cosa viene percepita male. Da 15 anni c’è un assopimento da parte della gente, è sfiduciata. Avverto un completo allontanamento tra politica e socialità. È aberrante. La politica non sa le esigenze dei cittadini. Non è facile gestire un comune simile, ma ci devi arrivare con la testa, con i numeri e un programma solido. Nessuno può governare Cerveteri senza delegazioni, senza un assessore alla territorialità. Abbiamo assessori che non portano a niente. Non sono determinanti. Oggi bisogna incidere, non solo partecipare».
«Vorrei risvegliare l’emotività del cerveterano: è giù di corda. Giro il territorio, ho avuto la possibilità con le associazioni di organizzare eventi nelle frazioni. Lo faccio volentieri, laddove mi chiedono aiuto. Come a Cerenova, San Martino, Madonna dei Canneti. L’esigenza della città è un risveglio dal punto di vista emotivo. Qualsiasi cosa viene percepita male. Da 15 anni c’è un assopimento da parte della gente, è sfiduciata. Avverto un completo allontanamento tra politica e socialità. È aberrante. La politica non sa le esigenze dei cittadini. Non è facile gestire un comune simile, ma ci devi arrivare con la testa, con i numeri e un programma solido. Nessuno può governare Cerveteri senza delegazioni, senza un assessore alla territorialità. Abbiamo assessori che non portano a niente. Non sono determinanti. Oggi bisogna incidere, non solo partecipare».

































































