A Santa Marinella “Castrum Novum Revivit”

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L’antica città romana torna a vivere tra archeologia, storia e tradizioni

 

Visite guidate agli scavi, riproduzioni di antichi mestieri, stand tematici su medicina, cosmesi, alimentazione e ritualità: sabato 10 ottobre l’area archeologica di Castrum Novum, a Santa Marinella, ha ospitato una giornata dedicata alla riscoperta della vita quotidiana nel mondo romano.

C’è un modo particolare di raccontare l’archeologia che non si limita alla contemplazione pur suggestiva delle rovine ma cerca di restituire voce, gesti e colori alle civiltà del passato:è questo lo spirito che ha animato “Castrum Novum Revivit”, la manifestazione- giunta ormai alla sua sesta edizione –  svoltasi sabato 10 ottobre nell’area archeologica dell’antica colonia romana.

Per un’intera giornata il sito è stato protagonista di un’iniziativa dedicata alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, attraverso un programma che ha affiancato alle visite guidate tra i resti di edifici numerose attività di informazione e archeologia sperimentale a cura dell’associazione SPQR. Un’occasione per avvicinare il pubblico non soltanto alla storia della città, ma anche a quegli aspetti della vita quotidiana che raramente trovano spazio nei grandi racconti della storia romana.

Dopo lunghi secoli di trasformazioni del territorio, l’antica Castrum Novum sta progressivamente riemergendo grazie a un progetto di ricerca archeologica avviato nel 2010, condotto dal Polo Museale Civico di Santa Marinella e dal suo Direttore, Dottor Flavio Enei, con la collaborazione di istituzioni scientifiche e accademiche italiane e straniere e dei volontari del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite. Le campagne di scavo – come quella dello scorso settembre, appena conclusa – hanno finora permesso di riportare alla luce la cinta pressoché completa delle mura, strutture abitative, ambienti termali e resti cospicui del teatro cittadino, contribuendo a ricostruire l’evoluzione urbanistica e sociale del castrum prima e della coloniamarittima poi.

È proprio in questo contesto di ricerca, tutela e valorizzazione che si inserisce un’idea di divulgazione capace di affiancare alla dimensione scientifica dell’archeologia quella, altrettanto importante, della comunicazione al grande pubblico: il programma della manifestazione ha in effetti proposto un percorso attraverso numerosi aspetti della cultura materiale e dell’immaginario del mondo romano. Accanto alle visite guidate all’area archeologica, che hanno consentito il contatto diretto con le vestigia dell’antica città, sono stati dedicati spazi ai temi dell’alimentazione e della medicina, due ambiti che consentono di avvicinarsi concretamente alla vita degli antichi abitanti:le degustazioni hanno offerto un’occasione per esplorare ingredienti, sapori e consuetudini alimentari di un mondo solo apparentemente lontano dal nostro.

La medicina antica, attraverso la presentazione di strumenti e pratiche terapeutiche, ha invece permesso di richiamare l’attenzione sulleconoscenze del corpo umanoe sulle tecniche sviluppate per la sua cura nella società romana. Un altro settore della manifestazione è stato dedicato alla cosmesi, alle pratiche di bellezza e all’ornamento personale, con approfondimenti sui prodotti e sulle abitudini che accompagnavano l’attenzione soprattutto femminile all’aspetto fisico.

Non è mancato uno spazio riservato a un aspetto particolarmente suggestivo della mentalità antica: le maledizioni e le pratiche magico-religiose, un argomento che permette di entrare in una dimensione meno conosciuta della civiltà romana, nella quale religione ufficiale, superstizione, ritualità privata e credenze popolari convivevano e spesso si intrecciavano inestricabilmente;le tabellae defixionum, sottili lamine di piombo sulle quali venivano incise formule di maledizione, costituiscono una delle testimonianze più significative di queste pratiche, diffuse in diversi contesti del mondo antico.

Il valore di iniziative come “Castrum Novum Revivit” risiede, com’è evidente, nella capacità di trasformare la visita a un sito archeologico in un’esperienza pratica ancora più ampia e coinvolgente: le mura, le strade e le fondazioni degli edifici raccontano la struttura fisica di un insediamento, ma per comprenderne davvero la storia materiale è necessario immaginare anche le persone che lo abitavano: chi lavorava al telaio, chi preparava il cibo, chi si affidava a un rimedio medico, chi indossava un gioiello, chi invocava l’intervento di un demone o di una divinità per difendersi da un avversario.

Le dimostrazioni di lavorazioni artigianali e la presentazione di oggetti e pratiche legate alla quotidianità aiutano a colmare la distanza che ci separa dall’antropologia antica, rendendo più immediata la comprensione dei reperti e del loro contesto originario.

L’archeologia contemporanea avverte profondamente l’esigenza di stabilire un rapporto duraturo tra i siti antichi e le comunità che oggi vivono nei territori in cui essi si trovano: anche per il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, quindi,  la valorizzazione non passa soltanto attraverso lo scavo, il restauro e la conservazione delle strutture e dei manufatti, ma anche mediante la costruzione di un contatto produttivo con i cittadini, le scuole e i visitatori: aprire un cantiere archeologico al pubblico, raccontare le scoperte e proporre attività capaci di coinvolgere persone di età e interessi differenti significa contribuire alla formazione di una coscienza collettiva sul valore dei beni culturali.

Claudio Tanari

(Gruppo Archeologico del Territorio Cerite)