Il candidato sindaco per il 2027 racconta la sua idea di politica: ascolto, competenza, programmazione e partecipazione per rilanciare il territorio e ricostruire il senso di comunità
«La politica deve tornare al suo significato più autentico: occuparsi delle persone, ascoltarle e lavorare per il bene della comunità. Non può essere qualcosa di distante dai cittadini, ma deve essere parte della loro quotidianità».
Gianluca Paolacci, consigliere comunale e candidato sindaco di Cerveteri per il 2027, parte da questa convinzione per raccontare la sua idea di città e il percorso che intende costruire insieme ai cittadini.
«Credo che oggi ci sia una distanza sempre maggiore tra le persone e le istituzioni. La scarsa partecipazione alle elezioni deve far riflettere tutta la politica, perché quando tanti cittadini rinunciano a votare significa che qualcosa nel rapporto di fiducia si è spezzato. È proprio da qui che dobbiamo ripartire».
Come pensa di ricostruire questo rapporto?
«Prima di tutto tornando tra le persone. Un amministratore deve essere un punto di riferimento, qualcuno a cui i cittadini possano rivolgersi, non soltanto per segnalare un problema, ma anche per proporre un’idea o condividere un’esigenza. Non credo nella politica fatta soltanto di dichiarazioni e promesse. Credo nell’ascolto, nella presenza e nella capacità di trasformare le esigenze in risposte concrete. L’empatia è fondamentale, ma da sola non basta: servono competenza, organizzazione e capacità di realizzare. Non mi considero un politico navigato e non ambisco a diventarlo nel senso tradizionale del termine. Voglio mantenere un rapporto autentico con le persone, senza perdere di vista il motivo per cui si sceglie di fare politica: migliorare la propria città».
Quali sono le priorità per Cerveteri?
«Dobbiamo innanzitutto recuperare il senso di appartenenza alla nostra comunità. Cerveteri ha enormi potenzialità, ma troppo spesso non riesce a valorizzarle. Penso al decoro urbano, alla cura degli spazi pubblici, alla manutenzione e alla qualità della vita. Una città deve essere accogliente prima di tutto per chi ci abita. E questo vale per il centro come per tutte le frazioni, che devono tornare a sentirsi parte di un unico territorio, con servizi, collegamenti e attenzione alle rispettive esigenze. Non possiamo continuare ad affrontare i problemi uno alla volta, soltanto quando diventano emergenze. Serve una visione complessiva, una programmazione che stabilisca priorità e obiettivi».
Cerveteri possiede un patrimonio storico e culturale straordinario. Come potrebbe diventare una risorsa per la città?
«Abbiamo un patrimonio archeologico conosciuto a livello internazionale, a cominciare dalla Necropoli della Banditaccia, eppure non siamo ancora riusciti a creare un collegamento efficace tra questa ricchezza e il resto della città. Il turismo non può limitarsi alla visita di un sito archeologico. Dobbiamo creare le condizioni affinché chi arriva a Cerveteri abbia motivo di fermarsi, visitare il centro storico, conoscere le nostre attività, acquistare i prodotti locali e scoprire tutto il territorio. Per farlo servono collegamenti, parcheggi, servizi, accoglienza e una strategia di valorizzazione che coinvolga anche le attività commerciali e ricettive. Storia, natura, cultura ed economia locale devono diventare parti di uno stesso progetto. Abbiamo già tanto, dobbiamo imparare a metterlo a sistema».
Un altro tema che le sta particolarmente a cuore è l’agricoltura.
«Cerveteri ha una storia profondamente legata all’agricoltura. Per tanti anni ha rappresentato una delle principali risorse economiche del territorio e una parte importante della nostra identità. Penso, ad esempio, alla cantina sociale, che non era soltanto una realtà produttiva, ma rappresentava anche un sostegno economico per molte famiglie e un’opportunità per valorizzare e far conoscere i prodotti e le tradizioni locali. Negli anni abbiamo perso parte di questo patrimonio e credo che la politica debba tornare a occuparsene seriamente. Non si tratta di tornare al passato, ma di recuperare ciò che di buono avevamo e creare nuove opportunità. Dobbiamo sostenere le imprese agricole, favorire la valorizzazione delle produzioni locali e rafforzare il legame tra agricoltura, turismo e sviluppo economico. La politica non può risolvere ogni problema direttamente, ma può e deve creare le condizioni perché le attività del territorio possano crescere».
Parliamo di sport. Qual è la sua posizione sul palazzetto e sulle strutture sportive?
«Sono assolutamente favorevole alla realizzazione del palazzetto dello sport e mi auguro che si riescano a superare tutte le difficoltà che ancora ne ostacolano la realizzazione. Cerveteri vanta atleti che hanno ottenuto risultati straordinari, anche a livello nazionale e internazionale. È un patrimonio sportivo e umano che merita attenzione e strutture all’altezza. Naturalmente c’è il calcio, una disciplina importante e molto amata, ma lo sport non può essere soltanto calcio. E anche gli impianti calcistici esistenti presentano criticità che devono essere affrontate. Dobbiamo guardare alle esigenze di tutte le discipline. Penso, ad esempio, alla necessità di una pista di atletica e di spazi adeguati per consentire ai nostri ragazzi di allenarsi e crescere sportivamente. Ma il punto fondamentale è il metodo. Un’amministrazione deve imparare a programmare. Non possiamo aspettare l’uscita di un finanziamento per cominciare a chiederci dove realizzare un’opera. Bisogna individuare per tempo le aree idonee, verificare i vincoli urbanistici e paesaggistici, valutare la viabilità, i parcheggi e i servizi necessari, e predisporre una progettazione adeguata. Il palazzetto è un esempio concreto dell’importanza di queste verifiche: oggi siamo ancora in attesa che vengano superate le criticità legate ai vincoli dell’area individuata. Mi auguro che si trovi una soluzione e che l’opera possa finalmente essere realizzata. Ma per il futuro dobbiamo cambiare approccio: conoscere prima le esigenze, progettare e farci trovare pronti quando arrivano le opportunità di finanziamento, invece di rincorrerle. Perché programmare significa anche evitare ritardi, difficoltà e occasioni perdute».
Lei insiste molto sul tema delle competenze. Che tipo di squadra vorrebbe costruire?
«Amministrare una città è una responsabilità importante e richiede preparazione, capacità e conoscenza dei problemi. Non credo nei tuttologi e non penso che basti ricoprire un incarico politico per saper affrontare qualsiasi questione. Le competenze possono derivare da un percorso professionale, dallo studio, dall’esperienza sul campo o dalla conoscenza diretta del territorio. Quello che conta è avere le capacità necessarie per svolgere bene il proprio ruolo. Vorrei una squadra composta da persone preparate, ciascuna in grado di portare un contributo concreto nei diversi settori dell’amministrazione. La politica deve saper ascoltare i cittadini, ma deve anche saper assumere decisioni, individuare soluzioni e trasformarle in risultati. È questa la differenza tra promettere e amministrare».
Perché ha deciso di annunciare la candidatura con così largo anticipo?
«Perché credo nella trasparenza e nel confronto. Non voglio presentarmi ai cittadini poche settimane prima delle elezioni chiedendo semplicemente la loro fiducia. Voglio che abbiano il tempo di conoscermi, ascoltare le mie idee, confrontarsi con me e valutare il percorso che intendiamo costruire. Il sostegno dei partiti è importante, ma ritengo che chi si candida ad amministrare una realtà come Cerveteri debba prima di tutto conoscere il territorio, le sue esigenze e le sue potenzialità. Le persone devono poter scegliere consapevolmente, sapendo chi hanno davanti, quali sono le sue idee e quale visione propone per il futuro della città. Per questo abbiamo scelto anche di utilizzare le dirette social settimanali: uno spazio aperto alle domande, alle osservazioni e al confronto. Mi fa piacere che questa modalità sia stata ripresa anche da altri, perché più occasioni di dialogo si creano, meglio è per la partecipazione democratica».

Qual è, in definitiva, l’obiettivo che vuole raggiungere?
«Vorrei contribuire a restituire a Cerveteri la fiducia nelle proprie possibilità. Abbiamo storia, cultura, natura, tradizioni, attività economiche, associazioni e tante persone che ogni giorno dimostrano quanto vale questa comunità. Dobbiamo riuscire a unire queste energie attraverso un progetto condiviso, nel quale i cittadini non siano semplici spettatori, ma parte attiva del futuro della città. Io ho un lavoro e una vita professionale. La politica non è per me un mezzo di sostentamento, ma una scelta di impegno e responsabilità verso il territorio in cui vivo. So che è un percorso impegnativo, ma ho deciso di metterci la faccia fino in fondo. Non mi interessa lasciare il ricordo di tante promesse. Mi piacerebbe che, tra vent’anni, qualcuno potesse guardare qualcosa di concreto realizzato per Cerveteri e dire: quella scelta ha migliorato la nostra città. Perché alla fine è questo che dovrebbe fare la buona politica: lasciare una città migliore di come l’ha trovata».



































































