Buongiorno, in questo articolo vorrei parlare dell’ansia ma in modo diverso. Inizio subito con un paio di esempi clinici. Tempo fa una signora si siede in una sedia della stanza e mi dice “dottoressa, mi sa che mi sta venendo un attacco di panico”.
Io la osservo ed effettivamente aveva il ritmo respiratorio accelerato, parlava con difficoltà a causa della respirazione e diceva di sentire “il cuore in gola, come ogni volta che ho un attacco di panico”. La osservo ancora e faccio una domanda che potrebbe essere stata fuori luogo “ma lei, ha preso l’ascensore o è salita con le scale?” la signora conferma che è salita con le scale. Nel frattempo il respiro stava prendendo un ritmo naturale. Ho pensato, ed ho comunicato alla signora, che probabilmente aveva i sintomi dell’affaticamento della salita con le scale piuttosto che una attacco di panico, anche se tutto ciò che descriveva erano manifestazioni simili ad un attacco di panico.
In effetti la respirazione, il battito cardiaco si stavano normalizzando come, anche, il ritmo delle sue parole. Un altro esempio. Una signora che ha sofferto per anni di ansia generalizzata con attacchi di panico tanto da restringere molto il suo spazio di vita, mi racconta di ciò che ha provato prima della partenza per le sue vacanze: diceva che aveva ansia ma l’espressione del viso descriveva tutt’altro perché aveva il sorriso, gli occhi erano luminosi e vivaci, il suo corpo raccontava gioia. Parlava di ansia ma era evidente che stava mostrando un’altra emozione e stava cercando di trovarne il nome.
Ad un certo punto ho chiesto “ma era proprio ansia?” e lei dice che “non era proprio ansia…forse emozione…gioia”. Appunto, era gioia, felicità, entusiasmo per andare in vacanza. Cosa voglio raccontare con questi due esempi? Che spesso, le persone che hanno sofferto di ansia per molto tempo, tendono a identificare con la parola ansia gran parte delle altre emozioni. Ciò probabilmente perché l’ansia ha coperto, come un tappo, le altre emozioni e non c’è stata la possibilità di farne esperienza.
Un altro probabile motivo è che spesso molte emozioni hanno delle basi neurofisiologiche simili tra loro e con l’ansia. Un’altra ipotesi è che quando l’ansia fa parte in modo importante e pregnante nonché invalidante nella propria vita, si tende a “patologizzare” e a generalizzare. Senza voler fare una lezione di neuropsicologica, è importante sottolineare che tutto il corpo partecipa all’espressione emotiva. La parte del cervello attore principale nelle emozioni è il sistema limbico.
Quando proviamo un’emozione, vengono modificati contemporaneamente, o in veloce sequenza, battito cardiaco, respirazione, tensione muscolare, pressione sanguigna, postura, tono della voce, fame, sonno e capacità di concentrazione. Pensiamo, infatti, a quando siamo felici: il cuore accelera come il ritmo respiratorio e di conseguenza la pressione sanguigna così come quando siamo arrabbiati.
Cosa fa la differenza? La motivazione (vedi la vacanza di prima), la postura del corpo, l’espressione facciale, i pensieri e le immagini che vengono prodotte dalla mente, oltre ad altre modificazioni neurofisiologiche più difficili da identificare. È fondamentale, dopo che l’ansia ha raggiunto livelli funzionali, iniziare a lavorare sulle emozioni, identificandole, conoscendole per arrivare a canalizzarle genuinamente.

Psicologa – Psicoterapeuta
Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta
Psicologa Giuridico-Forense
Cell. 338/3440405
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Cerveteri
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