Black Bag – Doppio gioco: in un mondo di spie ogni legame è sospetto

0
400
cinema

È una spy story da camera molto raffinata Black Bag di Steven Soderbergh. Nell’ambito degli agenti segreti si dice: “Su cosa stai lavorando? Black bag. Chi stai seguendo? Black bag”. Queste due parole equivalgono a un “niente più domande”. È un thriller che esplora i confini tra lealtà coniugale e dovere nazionale.

Il cinema e le sue possibilità

Dubbi, sospetti, due soli spari, il dovere e le ragioni del cuore. Un’opera molto sofisticata, in bilico tra psicoanalisi e ambiguità. Niente azioni esplosive: qui sono due cene, sguardi e parole a funzionare come silenzi. Ci si muove sul filo sottile del sospetto e della complicità, traendo forza dal cinema del passato — Hitchcock, Mankiewicz — per restituirci una riflessione lucidissima sul presente del cinema e le sue possibilità narrative.

La trama: una caccia al traditore

Il plot racconta di una caccia a una talpa tra le fila dell’Intelligence britannica. George (Michael Fassbender) riceve un incarico dal suo superiore: ha solo una settimana per scoprire chi ha trafugato Severus, un software top-secret. Tra i cinque sospettati c’è anche sua moglie Kathryn (Cate Blanchett), anch’essa agente.

Nel tentativo di smascherarla, George invita a cena gli altri quattro sospetti: la specialista in immagini satellitari Clarissa, il superiore Freddie, la psichiatra Zoe e il suo fidanzato James. Un evento inatteso cambia tutto: un agente muore improvvisamente per un attacco cardiaco. I dubbi su Kathryn crescono quando George trova un biglietto del cinema nella spazzatura e scopre che lei pianifica un viaggio a Zurigo. Con l’aiuto di Clarissa, dirotta un satellite spia e osserva la moglie incontrare un agente russo, mentre James rivela l’esistenza di un conto bancario svizzero da 7 milioni di sterline.

È davvero una traditrice o c’è qualcosa di più grande in gioco? Il film mostra le possibilità della (non) conoscenza dell’altro, supportato da una sceneggiatura asciutta di David Koepp e una durata di 90 minuti: l’unione perfetta tra scrittura e l’incessante esplorazione stilistica di Soderbergh.

Il segreto di un matrimonio felice rimane… un segreto

Black Bag mette in gioco il lavoro degli agenti e i rapporti tra coniugi: sono le Scene da un matrimonio di Bergman trasportate in un thriller perfetto. Soderbergh firma una delle sue opere più elaborate e ingannevoli, apparentemente minimalista ma aperta a innumerevoli interpretazioni. Ha il ritmo dialogico di una screwball comedy inserita in una miscela un po’ schizoide, fondata su personaggi borderline.

È un thriller mozzafiato, dove il crimine è interno ai legami umani prima ancora che agli apparati istituzionali. George e Kathryn non sono solo spie, sono una coppia alle prese con l’essenza della fiducia. È Sesso, bugie e videotape visto 35 anni dopo. Black Bag non vuole essere altro che un Chi ha paura di Virginia Woolf?, con sei personaggi a tavola (più lo Stieghlitz del NCSC di Pierce Brosnan).

Soderbergh lavora per sottrazione, abbassando il volume dell’azione per esaltare il gioco attoriale. I dialoghi lottano tra loro, mentre la regia invisibile orchestra il tutto con leggerezza musicale. Sotto la luce “chirurgica”, i volti di Fassbender e Blanchett diventano superfici riflettenti, quasi inquietanti. La macchina da presa indugia, costruendo l’ambiente come una gabbia dorata. Infine, resta l’indagine raffinata e “atomistica” dell’inconscio condotta da George sui colleghi, attraverso un interrogatorio con una macchina della verità sofisticatissima.

Michele Castiello
Docente
 di Storia del cinema &musica ( Upter)

Università Popolare Roma

Phone + 393385904098

E-mail castiello.michele @alice.it