«Dottore, sono sempre stanco».
È una delle frasi più frequenti negli ambulatori medici. La stanchezza è un sintomo universale: tutti, prima o poi, sperimentiamo una riduzione delle energie fisiche e mentali. Ma quando la fatica diventa persistente, sproporzionata rispetto agli sforzi compiuti e non migliora con il riposo, allora smette di essere un semplice disturbo e diventa un segnale da ascoltare.
In alcuni casi la causa di questa stanchezza può essere riconosciuta facilmente tramite esami del sangue. Se l’emoglobina è bassa, come accade nell’anemia da carenza di ferro, i tessuti ricevono meno ossigeno. Il muscolo si affatica prima, il cervello rallenta, la concentrazione cala. Carenza di vitamine del gruppo B possono interferire con la produzione cellulare di energia e con la funzione neurologica, generando spossatezza e talvolta quella sensazione di “nebbia mentale” che molti pazienti descrivono.
Nell’insulino-resistenza, il glucosio circola nel sangue ma fatica a entrare nelle cellule. È una condizione frequente che può manifestarsi proprio con sonnolenza dopo i pasti, difficoltà di concentrazione e fame ricorrente. Un altro regolatore fondamentale è la tiroide e quando funziona poco, anche solo in modo lieve, il metabolismo rallenta. Il cuore batte più piano, la temperatura corporea tende a scendere, la produzione di ATP diminuisce. Squilibri ormonali, come il calo del testosterone, la riduzione del DHEA o squilibri del cortisolo; perfino la disidratazione cronica può causare astenia.
In caso di stanchezza bisogna sempre indagare la qualità del sonno comprese eventuali apnee ostruttive del sonno ed escludere la depressione mascherata con prevalenza di sintomi somatici.
Fin qui la diagnosi è comunque abbastanza semplice, il problema reale nasce quando gli esami sono tutti nella norma ma il paziente continua a sentirsi stanchissimo.
Negli ultimi anni la ricerca ha messo in luce un altro protagonista silenzioso: l’infiammazione cronica di basso grado. Non parliamo dell’infiammazione evidente, con febbre o dolore, ma di un’attivazione lieve e persistente del sistema immunitario. Alcune molecole infiammatorie, come le citochine, possono interferire con la funzione mitocondriale e con i neurotrasmettitori cerebrali. È lo stesso meccanismo che durante un’influenza ci fa sentire esausti, ma in forma attenuata e prolungata. Pertanto tutte le condizioni che possono creare infiammazione possono essere causa di stanchezza, perfino un eccesso di grasso viscerale.
In questo scenario l’intestino gioca un ruolo centrale. Un’alterazione del microbiota, un eccesso di batteri che producono una sostanza chiamata lipopolisaccaride può aumentare la permeabilità intestinale e favorire il passaggio di sostanze pro-infiammatorie nel circolo sanguigno. Il risultato non è solo digestivo: può tradursi in affaticamento persistente, difficoltà di concentrazione, alterazioni dell’umore. Oggi parliamo sempre più spesso di asse intestino-cervello proprio per descrivere questo dialogo continuo.
A un livello ancora più profondo troviamo i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. Se la produzione di ATP si riduce — per stress ossidativo, carenze nutrizionali, tossine ambientali o infezioni croniche— il corpo entra in una modalità di risparmio energetico. In questo scenario anche l’inattività contribuisce al problema: la sedentarietà prolungata riduce l’efficienza muscolare e mitocondriale, creando un circolo vizioso in cui meno ci si muove, più ci si sente stanchi.
Perfino alcune infezioni virali possono lasciare una traccia duratura. Virus come l’Epstein-Barr o il citomegalovirus o herpes virus non vengono eliminati completamente dall’organismo e possono riattivarsi in momenti di stress immunitario, contribuendo a quadri di stanchezza persistente, a volte accompagnata da febbricola, dolori muscolari, linfonodi ingrossati. Anche infezioni come la malattia di Lyme possono essere associate a quadri simili.
In casi più complessi, la fatica può diventare essa stessa una diagnosi, come nella sindrome da fatica cronica, dove sono coinvolti meccanismi immunologici, neurologici e metabolici ancora in fase di studio. Anche la disregolazione del sistema nervoso autonomo in cui il corpo rimane in uno stato di allerta può, alla lunga, stancare.
La stanchezza non è una diagnosi, ma un sintomo.
Le cause possono essere svariate e qui in realtà ne abbiamo analizzate solo alcune: può essere il segnale di una carenza, di un’infiammazione silente, di un problema ormonale, di un’infezione latente o di un disagio psicologico. È il risultato finale di equilibri metabolici, immunologici, ormonali e neurologici che dialogano tra loro. A volte basta correggere una carenza; altre volte occorre uno sguardo più ampio, che vada oltre il singolo esame di laboratorio.
La stanchezza è un linguaggio con cui il corpo comunica: impariamo ad ascoltarlo.

Carola Cimarelli
C.f. Specialista in Medicina Generale
Esperta in nutrizione – M.m.g. ASL Roma 4
Master Universitario secondo livello in Dietetica e Nutrizione





































































