Colon irritabile? Reflusso, dermatiti ricorrenti, stanchezza cronica, cefalea…
Il nichel è un metallo naturalmente presente nell’ambiente. Lo troviamo nel terreno, nell’acqua, nell’aria, negli alimenti e in moltissimi oggetti di uso comune: bigiotteria, cosmetici, utensili da cucina, materiali industriali. L’esposizione, quindi, è praticamente inevitabile. Nel nostro organismo il nichel è presente in quantità minime, soprattutto nelle ossa, nel pancreas e nella saliva dove svolge funzioni biologiche, partecipando come cofattore enzimatico a processi metabolici legati al metabolismo del glucosio, dei lipidi e di alcuni ormoni.
Tuttavia, in una parte della popolazione, questo elemento può trasformarsi in un potente attivatore del sistema immunitario.
L’allergia al nichel è una reazione immunitaria cellulo-mediata e ritardata: i sintomi non compaiono subito, ma possono manifestarsi dopo 24–48 ore, talvolta anche oltre. Questo rende spesso difficile riconoscere il legame tra esposizione e sintomatologia.
Dal punto di vista immunologico, il nichel agisce come un aptene: si lega alle proteine dell’organismo, le modifica e le rende “visibili” al sistema immunitario, che reagisce attivando una risposta infiammatoria.
La manifestazione più frequente dell’allergia al nichel è la dermatite allergica da contatto. In questo caso la reazione rimane prevalentemente localizzata alla cute, nelle zone entrate in contatto diretto con il metallo. I sintomi tipici includono eritema, prurito intenso, vescicole, infiammazione e secchezza cutanea. In alcuni pazienti, però, l’allergia al nichel non si limita alla pelle. Esiste una forma più complessa, definita Sindrome da Allergia Sistemica al Nichel(SNAS), nella quale il sistema immunitario reagisce anche al nichel introdotto con l’alimentazione. La SNAS è caratterizzata da una sintomatologia spesso sfumata e poco specifica, che rende la diagnosi difficile e talvolta tardiva.
I sintomi più comuni comprendono:
eruzioni cutanee diffuse e dermatite atopica, con pelle secca e reattiva; sintomi gastrointestinali come reflusso, dolori addominali, diarrea o stipsi, spesso inquadrabili come colon irritabile; stomatiti da nichel, con infiammazione e bruciore della mucosa orale; sintomi respiratori come tosse, congestione nasale o asma; disturbi neurologici, tra cui affaticamento cronico, cefalea e difficoltà di concentrazione (brain fog); dolori muscolo-articolari e febbricola con quadri che possono simulare una sindrome fibromialgica.
Non è raro che alcuni casi di colite o disturbi intestinali “senza causa apparente” trovino in realtà la loro origine in una sensibilizzazione sistemica al nichel.
La diagnosi si basa su una valutazione integrata. L’anamnesi è fondamentale: una storia personale di allergie o una familiarità per patologie allergiche aumentano significativamente la probabilità di sensibilizzazione. Per la forma cutanea, il test di riferimento è il patch test. Nei casi sospetti di SNAS può essere indicato anche un test di provocazione orale, da eseguire esclusivamente in ambiente protetto e sotto controllo medico.
Il trattamento si basa sulla riduzione dell’esposizione e sulla correzione dei fattori predisponenti.
Nella SNAS, la dieta è centrale e si articola in due fasi: una fase di eliminazione totale degli alimenti ad alto contenuto di nichel (e dei metalli pesanti in generale) per 4–6 settimane, seguita da una reintroduzione graduale, per individuare la soglia individuale di tolleranza, che è altamente variabile. Esistono tabelle che suddividono gli alimenti in base al contenuto di nichel, ma questo non è fisso: varia in base alla composizione del terreno, al tipo di acqua utilizzata per l’irrigazione, alla stagionalità e ai metodi di coltivazione. Ad esempio, la coltivazione idroponica, cioè in acqua a basso residuo fisso, rappresenta una valida alternativa. Anche i metodi di cottura e i materiali utilizzati rivestono un ruolo importante. È consigliabile evitare utensili in acciaio inox 18/10, che possono rilasciare nichel, così come la cottura alla brace o alla griglia, che può favorire il rilascio di nichel negli alimenti.
La vitamina C può ridurre l’assorbimento intestinale del nichel. È inoltre fondamentale valutare e correggere eventuali carenze di ferro, poiché la sua diminuzione aumenta l’assorbimento del nichel a livello intestinale. In condizioni normali, solo il 5–10% del nichel ingerito viene assorbito; un intestino infiammato, con aumentata permeabilità o con alterazioni del microbiota, può favorirne l’assorbimento e l’insorgenza dei sintomi. La cura della salute intestinale è quindi parte integrante della terapia. Esistono anche integratori chelanti, da assumere durante i pasti, che aiutano a legare il nichel e ridurne l’assorbimento.
Riconoscere l’allergia al nichel, soprattutto nelle sue forme sistemiche, significa spesso dare un nome e una spiegazione a sintomi cronici, eterogenei e apparentemente scollegati tra loro e un approccio terapeutico personalizzato può portare, a un significativo miglioramento della qualità di vita.

Carola Cimarelli
C.f. Specialista in Medicina Generale
Esperta in nutrizione – M.m.g. ASL Roma 4
Master Universitario secondo livello in Dietetica e Nutrizione
di Carola Cimarelli
































































