ROMA: VILLA MEDICI, SEDE DELL’ACCADEMIA DI FRANCIA

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villa medici

“MAGNIFICAM HANC SPECTATOR QUAM MIRARIS SCALAM …”

(Spettatore che ammiri questa magnifica scalinata …)

Percorrendo la Scalinata di Piazza di Spagna veniamo accolti da una targa che inizia proprio così “Magnificam hanc spectator quam miraris scalam…” e termina dicendo che la scalinata esiste per cura dell’ordine dei Minimi di San Francesco di Paola; veniamo così condotti sul meraviglioso colle Pinciano, che non solo ospita l’importante Chiesa della Santissima Trinità dei Monti, ma anche un vero gioiello della Roma meno conosciuta, la maestosa Villa Medici, al posto della quale, un tempo, erano collocati gli Horti Luculliani (i giardini del generale romano Lucio Licinio Lucullo, 115-57 a.C.). Nel corso dei secoli l’edificio passa in diverse mani e rimane dominio imperiale fino agli anni dell’imperatore romano Marco Ulpio Nerva Traiano (53-117 d.C).

villa medici

Nella seconda metà del XVI secolo, il Cardinale Marcello Crescenzi (1500-1552) decide di dare il via ai lavori per l’ingrandimento della villa, affidandosi all’architetto di origine fiorentina Giovanni Lippi (1512-1568; conosciuto anche con il nome di Nanni di Baccio Bigio). Lo scopo è quello di renderla pari, in quanto fascino e ricercatezza, alle altre ville signorili dell’epoca: diviene infatti una delle ville di maggior prestigio di Roma.

Nel 1576 l’intero terreno viene acquistato da Ferdinando I de’ Medici, dagli eredi del Cardinale Ricci (1497-1574, conosciuto con il nome di ‘il Cardinale di Montepulciano’), che aveva iniziato a dare vita al palazzo a partire dal 1564.  Il Principe Ferdinando (1549-1609) è distinto da una storia molto particolare: giunto a Roma per divenire Papa, è stato il più giovane a cui, nel 1563, viene data la nomina di Cardinale, a soli 14 anni e, non essendo riuscito a raggiungere il suo scopo primario, abbandona le vesti religiose per ricoprire, nel 1587, la carica di Granduca di Toscana. Tuttavia, il giovane de’ Medici ha un ruolo fondamentale nella storia della villa, fervido appassionato di antichità, concepisce la residenza come un museo: il complesso viene fatto restaurare e ampliare, a cura dell’architetto e scultore Bartolomeo Ammannati (1551-1592), nell’arco del lungo periodo che va tra il 1577 e il 1588, arricchendolo di motivi mitologici, naturalistici, astrologici, come era consuetudine del tempo. Perfino i magnifici giardini sono stati concepiti mediante effetti scenografici. Molte delle opere custodite all’interno sono andate perdute successivamente alla morte di Ferdinando I, dal momento in cui la nobile famiglia si disinteressa del mantenimento del palazzo, considerato eccessivamente esoso, così come fanno anche gli Asburgo-Lorena (XVIII secolo circa) che la ricevono in eredità: le nicchie della galleria e della facciata vengono depauperate delle loro statue, così come sono stati trasferiti altrove, o venduti, bronzi, colonne e bassorilievi. 

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Un peu de France à la Villa Medici 

Nel 1803 i Lorena mettono in vendita il complesso, che viene acquistato dal Governo francese: questo è il momento in cui la dimora comincia a recuperare il suo grandioso fasto e, nello stesso anno, Napoleone Bonaparte (1769-1821) imprime un’indelebile impronta del dominio francese in quell’area della Capitale, spostando la sede dell’Accademia di Francia da Palazzo Mancini a Villa de’ Medici, facendo sì che i giovani artisti francesi abbiano un punto di riferimento, a Roma, in cui arricchire i loro studi: fra i borsisti figurano nomi importanti come Claude Debussy (1862-1918), Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), Georges Bizet (1838-1875) e così molti altri artisti e storici dell’arte conosciuti e riconosciuti a livello internazionale.
“Francia o Spagna, purché se magna!”
(detto popolare romano)
Così le più grandi Potenze europee celebrano la loro grandezza per mezzo dell’arte nell’eterna città di Roma.

Flavia De Michetti

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