PEDIATRIA:TURBE CARATTERIALI “MINORI” NEI BAMBINI IN ETA’ SCOLARE

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turbe infantili

Nel bambino piccolo, di età inferiore ai 5 anni, sono abbastanza frequenti le paure e le fobie. Si intende per paura una sensazione sgradevole che si accompagna con una percezione di pericolo.

E’ spesso un meccanismo protettivo paura del buio, dei mostri, degli estranei; “vedo le facce”) che non va alimentato bensì è bene rassicurare il bambino con l’offerta, di protezione da parte dei genitori.

Le fobie sono invece delle più rare paure specifiche che hanno per tema un ‘oggetto  o una particolare situazione. Sono pertanto aggettivate, non indeterminate, indefinite. Fobia di sentirsi soli, abbandonati, senza nessuna persona familiare vicino. Fobia degli animali (il lupo cattivo), del sangue, dei coltelli, soprattutto degli estranei. Anche in questi casi i “grandi della famiglia” (non solo i genitori ma anche nonni, fratelli maggiori) debbono farsi carico del problema rassicurandoli, convincendoli dell’infondatezza di queste fobie. Spesso è necessario l’aiuto di un pediatra o di uno psicologo infantile.

In età scolare, nel bambino più grande, i disturbi più comuni sono l’enuresi, l’encopresi, la fobia scolare e l’aggressività. Per enuresi si intende un mancato controllo della vescica diurna che perduri oltre il quarto anno d’età. Il controllo notturno è raggiunto più tardi, dopo i 6 anni.

L’enuresi notturna (il bambino fa la pipì a letto mentre dorme) è la forma più comune (90% dei casi). E’ più spesso idiopatico (non si conosce la ragione), anche se nella metà dei casi vi è familiarità. E’ dovuta all’incapacità di svegliarsi e di andare al bagno. Il trattamento farmacologico non è privo di effetti collaterali. Un’alternativa utile può essere rappresentata da un sistema di sensori collegati alle mutandine del bambino (l’allarme inizia a suonare dopo le prime gocce d’urina).

L’enuresi diurna (forma meno comune, 10% dei bambini) riconosce spesso una causa organica (disuria, polidipsia,mittourinario anomalo, stipsi con fecaloma, cisti coccigea etc…). Tutti elementi clinici su cui indagare.

In questa forma diurna vanno distinti i bambini con vescica instabile che, pur recandosi regolarmente alla toilette, hanno frequenti episodici di minzione da quelli che si fannola pipì addosso volutamente per un atteggiamento di sfida nei confronti dei genitori.

L’encopresi è invece il volontario o involontario rilascio di feci nelle mutandine. Vi sono forme primarie dovute a problemi di sviluppo o compromissione neurologica e forme secondarie, a varia eziologia. Il controllo delle feci è acquisito prima di quello delle urine (inizio alla fine del secondo anno e si completa, nella maggior parte dei casi, entro il terzo anno di età). L’encopresi è più frequente nei maschi rispetto alle femmine (4 a 1), in grande percentuale è associato a stipsi e nel 25% ha anche enuresi. Una stipsi di lunga durata determina una diminuzione di sensibilità per iperstimolazione dei recettori del colon.

Nella malattia diHirshprung le feci sono sottili come matite e all’esame rettale il tono dello sfintere appare molto elevato. Il trattamento dei bambini con encopresi è impostato sulla rieducazione dell’uso della toilette.

Per fobia scolare s’intende quella condizione psichica provocata dall’ambiente scolastico con malessere fisici non ben definiti e alquanto variabili: dolori addominali, cefalea, nausea, dolori alle gambe … Sovente con questi pretesti il bambino evita di andare a scuola (fenomeni di bullismo, cattivo rapporto con gli insegnanti, desiderio di rimanere  nelle mura domestiche). Generalmente si tratta di ragazzini timidi che hanno difficoltà a separarsi dall’ambiente familiare che può essere eccessivamente protettivo da parte dei genitori. Una visita da parte del medico scolastico è utile per escludere affezioni morbose. Nei bambini più timorosi è necessaria una consulenza psicologica o neuropsichiatrica infantile.

L’aggressività è considerata uno degli “istinti guida” della vita. E’ una pulsione non proprio normale o parafisiologica. Ai nostri giorni, non riguarda solo i maschi ma anche le femmine che continuano a mantenere un atteggiamento aggressivo nell’adolescenza (baby – gang di 13-16 anni).
E’ colpa dei genitori?
Di un’educazione “incoerente”, generalmente troppo permissiva o per lo meno indifferente oppure più di rado, eccessivamente rigida, “autoritaria”?

Una condizione opposta è quella della dipendenza, con atteggiamento molto timoroso e mite. Il bambino richiede una iperprotezione da parte dei familiari con la conseguenza di non sapersi difendere dai compagnia ed esponendosi a subire atti di bullismo.

Ho voluto affrontare questo argomento infantile pur non essendo un pediatra. Dalla seconda metà degli anni 70 fino agli anni 80-90 noi “medici di frontiera” (territoriali) visitavano bambini sin da dopo la nascita perché non esisteva ancora la figura del pediatra comunitario, convenzionato. Un po’ di esperienza non è stata cancellata dal tempo. Cosi come in quei lontani anni non vi era il ginecologo se non privato. Ricordo un grande medico territoriale, di Cerveteri, il dottor Franco Boffi.

Era chiamato il medico delle donne perché le assisteva a domicilio durante il parto.

Aldo Ercoli