Le periferie abbandonate. Via di Ceri isolata da un anno e mezzo. A Furbara preoccupa il fosso. Smottamenti al Sasso: i comitati sul piede di guerra.
Cerveteri frana. E sarebbe quasi simbolico paragonare le crepe della periferia etrusca, causate dal maltempo, con quelle al Granarone provocate da una maggioranza in perenne equilibrio con i consigli comunali che saltano in continuazione in barba al rispetto dei cittadini. Va a rilento la politica e ormai ci si è quasi abituati, ma in queste ore a preoccupare di più è cosa potrebbe accadere con ulteriori abbondanti piogge in alcune parti del territorio.
Furbara. Qui paura nella notte dove la scorsa settimana è esondato il fiume Sassareta allagando diverse attività commerciali e anche la via Aurelia. A farne le spese i titolari di un bar, del distributore di benzina e di un ristorante. Sono rimasti soli in attesa dei rinforzi e da soli hanno anche liberato i detriti dalla statale scongiurando pericoli per gli automobilisti di passaggio. Ancora una volta emerge la mancata pulizia dei fiumi, della vegetazione e si dà solo la colpa all’acquazzone. Ma residenti e commercianti, in questo caso la famiglia Teodori, ha puntato l’indice contro la mancata manutenzione. Ingenti i danni, oltre alle auto parcheggiate all’esterno, l’acqua ha invaso l’interno dei locali per quasi mezzo metro. All’alba i proprietari del bar hanno ricevuto la visita del consigliere comunale Gianluca Paolacci. «Il corso d’acqua si sapeva che era a rischio esondazione: chi deve vigliare non lo ha fatto. Non possiamo aspettare le tragedie, per fortuna in questa area ci sono poche abitazioni, altrimenti non so come sarebbe andata a finire».
Sasso. Smottamento registrato a Pian della Carlotta. Ore di angoscia per gli abitanti. Mai i residenti si sarebbero aspettati che per tornare nelle rispettive case dovessero transitare su un varco aperto da un’azienda agricola su un terreno privato. Mai si sarebbero sognati di osservare i droni dalla finestra utilizzati da Polizia locale e volontari per avere un quadro chiaro dall’alto. «Non ci si può ricordare delle nostre zone solo quando si verificano frane e allagamenti – critica Francesco Di Giancamillo del comitato Pian della Carlotta – qui ci si sente di Serie B. Un ponticello è crollato, la carreggiata è sempre più piccola, ci sono alberi che rischiano di cadere da un momento all’altro, curve pericolosissime. E poi per andare al nostro cimitero del Sasso non c’è più la strada, si deve salire col trattore. Che aspetta il comune di Cerveteri ad attivarsi?».
Ceri. Le piogge non hanno fatto altro che mettere a nudo le criticità di una pavimentazione ridotta a brandelli in molte aree cittadine (in via di Zambra ad esempio). Ma se si parla di periferia, non si può non tenere conto di via di Ceri. Il 3 ottobre 2024 la frana che ha colpito la zona. Da quel giorno la strada della frazione cerveterana è ancora impercorribile con gravi disagi per i residenti e per gli automobilisti diretti a Bracciano. Nessun passo in avanti sostanziale: l’iter è fermo e questo immobilismo istituzionale non lascia presagire nulla di buono per il futuro. Da quando gran parte della rupe tufacea si è sbriciolata improvvisamente, durante un acquazzone nella notte, non è stato messo in cantiere nessun progetto all’orizzonte.
































































