VIOLENZA IN PIAZZA E STRETTA SICUREZZA: UN FILM GIÀ VISTO

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E COME DA COPIONE, CARO VITA E RIARMO OSCURATI

di Miriam Alborghetti

Le devastazioni e i saccheggi perpetrati a Milano il 17 ottobre da orde di ragazzini incappucciati in felpe nere, richiamati dai segnali in rete passati per TikTok per giorni hanno occupato il dibattito mediatico e le prime pagine dei giornali.

Invece sullo sfondo, coperte dalla cortina di fumo dell’emergenza sicurezza, sono state relegate le principali motivazioni della protesta che hanno spinto in piazza migliaia di studenti pacifici in tutta Italia.

La protesta studentesca potrebbe anche essere etero diretta a più livelli, ma le motivazioni che investono problemi di ordine strutturale meritano attenzione: mancanza di prospettive per i giovani, disuguaglianze economiche, istituti scolastici in cattive condizioni ma soprattutto caro vita e scelta di destinare risorse al riarmo anziché all’istruzione pubblica.

Si tratta di temi scomodi non solo per il governo ma anche per le opposizioni che hanno sostenuto l’invio delle armi all’Ucraina, le sanzioni alla Russia provocando l’aumento vertiginoso dei costi dell’energia, il riarmo europeo e le politiche green dell’UE che hanno messo in ginocchio l’industria automobilistica europea e non solo quella.

Quanto agli studenti che sfilano in corteo con Elly Shlein e in odio al governo Meloni, per inciso, come scrive il professor Gabriele Busti sul suo profilo fb “[..]Se codesti figliuoli avessero un po’ di pazienza, potremmo pure raccontar loro qualcuna delle marachelle che ha combinato alla pubblica istruzione il meraviglioso partito alla guida del corteo. In ogni modo, se pensano che cantare Bella ciao insieme alla dolce Elly possa servire a evitare la guerra e la leva militare, ho una brutta notizia per loro. È meglio che comincino ad allenarsi alle trazioni e a rifare il sacco”.

In ogni caso, caro vita e spesa in armi, sono temi urgenti che riguardano ognuno di noi, le nostre vite, i nostri diritti, il nostro benessere, il futuro dei nostri figli, eppure l’informazione mainstream ha preferito focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su scene di violenza e teppismo ad opera di giovanissimi, in prevalenza maranza, che hanno poco a che fare con la protesta degli studenti.

Scene scioccanti che social e tv hanno trasmesso ossessivamente a tutte le ore del giorno e della notte, generando paura nello spettatore, secondo una tecnica mediatica ampiamente utilizzata durante la pandemia, per suscitare terrore e, attraverso il terrore, rendere tollerabili misure liberticide e autoritarie.

Ed è così che, come da copione, è arrivata una stretta sulla sicurezza: esercito nelle strade a rischio e l’ennesimo decreto sicurezza (l’ottavo del governo Meloni) che è stato approvato in tutta fretta dal Consiglio dei ministri lo scorso 20 ottobre. Il decreto prevede l’estensione del fermo preventivo per i minorenni che abbiano compiuto 16 anni, minori subito imputabili, 500 militari in più per Milano e, l’introduzione di un nuovo reato, quello di ‘partecipazione violenta a una manifestazione.

Il nuovo reato punisce chi – durante le proteste – utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone. In questi casi si rischia una reclusione da due a cinque anni e una multa fino a 20mila euro.

Chiunque, poi, anche “mediante strumenti informatici o telematici”, organizza o promuove la formazione di gruppi per dar vita a manifestazioni violente rischia la reclusione da quattro a dodici anni. Prevista, inoltre, l’estensione dell’arresto in flagranza differita e nuove aggravanti per devastazione, saccheggio e attentati a impianti di pubblica utilità commessi nel corso delle manifestazioni.

Il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha annunciato il dispiegamento di 500 militari dell’esercito a Milano. L’ipotesi di estendere i poteri di polizia giudiziaria ai militari, ringraziando il cielo, è stato stoppato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Rammento che prima di questo nuovo decreto, non è che la violenza, la devastazione e il lancio di oggetti contro la polizia non fossero reati gravi puniti severamente.

Dunque il sospetto è che ci troviamo di fronte a quella che il giurista Stefano Anastasia, studioso del populismo penale, chiama “legislazione espressiva”, ovvero varare provvedimenti inutili fotocopia di reati già esistenti e puniti per “dare un segnale”, specie in tempi di campagna elettorale. Basterebbe ragionare con il cervello per constatare che siamo all’ottavo decreto sicurezza.

Con quale risultato?
Lo abbiamo visto lo scorso fine settimana. Leggere i problemi sociali solo nell’ottica del diritto penale e della criminalizzazione è la rinuncia alla politica. Faccio anche notare che il testo unico di pubblica sicurezza vigente in Italia risale al 1931, ossia al regime fascista. In Italia abbiamo dunque un’abbondanza di strumenti preventivi e repressivi. Quanto al caro vita e alle spese folli per difesa ed armi, iniziate sotto il governo Draghi e aumentate durante il governo Meloni, rileviamo che proprio in coincidenza con le manifestazioni degli studenti il Ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista rilasciata alla BBC ha riconosciuto che la maggioranza degli italiani è contraria agli aiuti militari all’Ucraina, ma ha aggiunto che “non si può cedere all’opinione pubblica” quando si ritiene che è sbagliata.

L’establishment dell’Unione Europea ha deciso di consacrare l’intero assetto economico e produttivo europeo alla guerra permanente con l’approvazione dei nostri politici di destra e sinistra, ha manomesso il sistema energetico e dunque non può che essere colpita la produzione industriale e i prezzi non possono che continuare a crescere. Nel frattempo in Germania sono già partiti con le visite mediche in vista della leva militare mentre in Italia mandano l’esercito nelle scuointraprendere un percorso di pace è stata scientemente
boicottata.

Ripetutamente e in tutte le lingue ci ripetono che non c’è altra strada di quella che si è deciso di percorrere: riarmo e guerra. La classe dirigente europea spinge per la guerra e condiziona le economie nazionali alla spesa militare e al contempo utilizza l’immigrazione per scompaginare i popoli.

Altro che saccheggi dei maranza, qui il vero sacco e la vera devastazione sono quelli che
stanno perpetrando le elite sovranazionali con la complicità dei vertici UE, nonché dei governi e dei parlamenti nazionali ai danni degli europei.