1812 – SBARCO ANGLO-SICILIANO ALLA FURBARA DI CERVETERI

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Contrastato dalla guarnigione franco-napoletana di Civitavecchia

 

di Francesco Vizioli

 

L’antefatto

Napoleone Bonaparte, confinato il Papa Pio VII in Francia, con decreto del 10 giugno 1809 annette all’Impero Francese il Lazio e l’Umbria. Le Marche sono già state annesse al “suo” costituito Regno d’Italia con capitale Milano.

Il periodo dell’occupazione e della forzata convivenza fra le truppe imperiali e quelle pontificie è assai difficile, così come la fragile alleanza con il Regno di Napoli.

L’accadimento DEL 9 MAGGIO 1812

La presenza della navi francesi lungo le coste del Tirreno, e delle 10 unità leggere dell’Armèe de Naples di stanza a Civitavecchia, lungi dallo scoraggiare, finisce per giustificare le incursioni inglesi e del loro “incerto” alleato Regno di Sicilia.

Quel sabato otto “legni” anglo-siciliani giungono davanti alla spiaggia della Furbara, strategicamente a circa metà costa tra i presidi armati di Santa Severa e Torre Flavia. Prendono terra più di 200 corsari (incursori ante litteram).

L’accadimento è dettagliatamente descritto in una delle numerose lettere che il Console Rocco Francesco Ortoli[1], avvocato nella Corte Imperiale, dalla sua residenza in Roma, invia al duca Testi, Ministro del Regno d’Italia a Milano.

Per una interessante immersione nella incalzante dinamica narrativa del console, opto nel riportarla integralmente.

Camille Philippe Casimir Marcellin, conte di Tournon-Simiane (1778 – 1833), nominato prefetto di Roma dal 6/9/1809 al19/1/1814).  In assenza del Papa,  lo Stato Pontificio è stato incorporato come parte integrante della Francia.

 

“Roma, 10 maggio 1812.

Eccellenza,

Giovedì scorso, mentre io mi trovava a Civitavecchia, mi toccò vedere il nemico predare un Legno francese alla vista del porto. Ieri poi, partito alla punta del giorno per ritornare a Roma e giunto a Santa Marinella, fui prevenuto dai paesani che fuggivano a cavallo, essere il nemico sbarcato in forza nel seno alla Furbara, ed avere spinto le sue scorrerie fino sulla strada romana. Io forzai il mio postiglione, che voleva retrocedere, ad avanzare fino alla Torre di Santa Severa, deciso di rinchiudermi in essa. Infatti, giunto alla Croce e a poca distanza dal nemico, fui fatto retrocedere dalle guardie, ed entrai nel forte unitamente al generale La Falsette, che a cavallo visitava le coste.

Entrammo in Santa Severa, ed ivi armati tutti quelli che si potevano,che non furono molti, il Generale si spinse avanti per la strada maestra con una quindicina d’uomini, mentre mi lasciò con altri pochi alla guardia della Torre.

Dall’alto di questa vedevamo comodamente tutte le operazioni del nemico, il quale aveva ancorati nel predetto seno otto bastimenti corsali e sbarcati circa 200 uomini, quantunque altri dicessero di più. Il Generale si arrestò a Montetosto sopra un’altura, nè poteva azzardare un attacco. Il nemico, dopo avere svaligiato alcuni paesani e l’osteria di Torbino, che sta sulla strada maestra, e dopo aver predati due carri carichi di vino, si rimbarcò, ad eccezione di un solo bastimento rimasto alla Furbara, e si portò davanti la Torre Flavia, alla di cui guardia non istavano che pochi soldati, e la prese dopo qualche bordata, ne portò via i cannoni e l’abbandonò. Allora credetti favorevole il momento per passare, e andando a briglia sciolta, mi diressi a Monterone, ma giunto all’altura di Furbara, scappò una ruota dal mio legno, talché potei, durante la manovra necessaria per rimetterla, vedere a pochi tiri di fucile i nemici rimasti, e intendere anche il rumore che facevano. Essi erano vestiti di bleu con collarino rosso, e dalle deposizioni di chi gli avea uditi da vicino, erano siciliani.

Continuai felicemente il mio cammino, e giunto a Monterone, vidi che il nemico, dopo l’affare della Torre Flavia, s’era andato a mettere in battaglia innanzi al forte di Palo, sotto la protezione della cui batteria stava un convoglio, uscito il dì precedente da Civitavecchia sotto scorta di due piccoli legni da guerra, che essi pure ricoveravansi nello stesso luogo.

Nel tornare a Roma trovai sulla strada i carri predati dal nemico, che vuoti e liberi venivano alla città. Mi allarmai giustamente, e giunto a Malegrotte, prevenni quegli abitanti di arrestare colle debite cautele quei carrettieri al loro arrivare, e tenerli sequestrati fino all’arrivo delle forze, che farei mandare da Roma. Infatti andai a smontare alla Prefettura, e il Prefetto spaventato dal pericolo, che per le leggi sanitarie si sarebbe corso, spedì immediatamente un commissario e parecchi soldati per fare accerchiare i carri, e condurli al lazzaretto di Civitavecchia. Mi ringraziò poscia moltissimo delle misure prese, che in seguito partecipai al Generale ed alla Polizia. Non so quali misure siansi prese riguardo all’osteria di Torbino e ai paesani svaligiati. Ho creduto mio dovere di prevenire di tutto ciò l’E.V. minutamente, nè mancherò in giornata di procurarmi nuovi schiarimenti e notizie sopra sì delicato argomento.

Nella notte il conte Miollis ha fatto partire un Corpo scelto a marcia forzata per Palo, ma temo assai che giunga in tempo di salvare il convoglio. Ieri giunse qui la prima colonna di Napoletani. Qui son rimasti tranquilli, ma sento che lungo la strada non si siano condotti troppo bene”.

Un racconto che sembra sintetizzare tutto il travagliato momento storico di un’Italia non certo ancora unita in unica nazione.

Un approccio sui podromi all’accadimento lo scopriamo nel film “Il Marchese del Grillo”. Nella sua dissacrante satira fotografa proprio alcuni dei personaggi storici qui raccontati.

E la “strategica” spiaggia di Furbara? Un altro sbarco, centotrenta anni dopo, è pianificato dagli anglo-statunitensi, l’operazione “Giant 2”, per il 3-5 settembre 1943. Un aviosbarco che avrebbe portato gli Alleati ad occupare subito Roma contemporaneamente all’armistizio concordato con il Re. Forse si sarebbe accorciata la durata del conflitto evitando i tragici sbarchi di Salerno del 9 settembre del ’43 e di Anzio del 22 gennaio del ’44. Ma questa è un’altra storia.

Sextius Alexandre François de Miollis, (nella storiografia italiana Sesto Alessandro Francesco Miollis) (1759-1828). Nel 1807 è comandante delle truppe francesi in Toscana e il 3 febbraio 1808 occupa la città di Roma con una divisione, comportandosi con moderazione nell’eseguire i severi ordini ricevuti nei confronti di Pio VII e della regina di Etruria, Maria Luisa di Borbone-Spagna. Rimane governatore degli Stati pontifici fino al 1813.

 

 

Console ORTOLI, Rocco Francesco – Anche detto solo Rocco, corso.Avvocato generale (1812-1814), della II Camera civile (1812) e della I Camera civile (1813) nella Corte Imperiale. Sostituto del procuratore generale della Corte imperiale (1810-1811). Primo avvocato generale della Camera di appello di Polizia correzionale (1814). Avvocato generale nella Corte speciale ordinaria (1814). Presidente della classe di scienze filosofiche dell’Accademia Ellenica (1814). Abitante in piazza di Venezia n. 8 (1814).

Gen.B. BAUDIN de la Salcette (anche detto solo de Lasalcette, 11-1812). Barone dell’Impero (1811-1814). Generale di brigata (1811-1814). Comandante il Dipartimento di Roma (1811-1814). Comandante del Consiglio di Reclutamento (1811-1814). Presidente del Consiglio di Revisione (1813). Abitante in palazzo di Ceva (p.za del Collegio Romano, 4) (1811-1814).