Pesticidi: è ora di dire “basta!”

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Pesticidi: è ora di dire “basta!”

Nocivi per l’ambiente e pericolosi per l’uomo. Quali alternative?

È ancora vero che una mela al giorno toglie il medico di torno? Non più, stando a quanto sostengono gli esperti, a meno che quella mela non arrivi da terreni organici e da alberi coltivati con metodi biologici. Medici e nutrizionisti consigliano caldamente il consumo di frutta e verdura, alimenti assolutamente indispensabili al nostro organismo; c’è però un gruppo di sostanze chimiche che li sta rendendo alimenti più pericolosi che benefici, stiamo parlando dei “pesticidi”. Cosa sono i pesticidi? Perché sono pericolosi, se lo sono, per la nostra salute? Quali alternative esistono? Quali alternative ci sono? Cerchiamo di fare chiarezza.

Secondo Wikipedia il significato del termine “pesticida” è riferibile ai prodotti destinati a distruggere o tenere sotto controllo qualsiasi organismo nocivo (compresi i microrganismi e le piante infestanti). I pesticidi (caratterizzati dal suffisso “cida” che significa “capace di uccidere”) sono suddivisi in diverse categorie, ad esempio: insetticidi (combattono insetti nocivi alle colture agricole), fungicidi (contrastano le malattie e le alterazioni prodotte da funghi), diserbanti o erbicidi (utilizzati per distruggere le erbe infestanti, o malerbe), anticrittogamici (contrastano le malattie e le alterazioni prodotte da batteri, muffe ed alghe), nematocidi (combattono i vermi del terreno o nematodi), acaricidi (combattono gli acari), fitoregolatori (ormoni vegetali che regolano la crescita delle colture).

Secondo le autorità competenti i pesticidi, nelle quantità regolamentate, non sarebbero pericolosi per la nostra salute. Il danno che provocano è dato dalle quantità che ne assumiamo, ma considerati tutti gli alimenti potenzialmente contaminati che mangiamo ogni giorno (frutta, verdura, carne, uova, latte, formaggi, vino), ne consegue che il loro effetto sul nostro organismo sia tutt’altro che irrilevante. Gli animali degli allevamenti, infatti, si nutrono di mangime che è stato a sua volta trattato con pesticidi. Insomma, in generale ogni alimento che mangiamo è entrato in contatto con queste sostanze, e non solo, nel nostro corpo entrano pesticidi anche dall’aria che respiriamo e dall’acqua che beviamo che proviene da fonti superficiali o di falda contaminate. I pesticidi hanno portato all’umanità molti vantaggi come, ad esempio, la possibilità di eliminare da alcuni territori malattie come la malaria o la febbre gialla e di favorire un maggiore produzione agricola per fronteggiare l’aumento della popolazione mondiale.

Accanto a questi vantaggi, i pesticidi rappresentano però un potenziale pericolo devastante per la salute dell’uomo e per l’ambiente. A indagare sugli effetti che tali composti hanno sulla salute è stata, tra gli altri, Greenpeace, che ha diffuso un rapporto sugli effetti dei pesticidi. Tale rapporto arriva dopo l’annuncio da parte dell’OMS di riclassificare il glifosato come “probabilmente cancerogeno”. Tra i vari erbicidi in commercio, il glifosato è forse il più odiato. Brevettato dalla Monsanto Company è stato oggetto di vari studi utili a definirne i pericoli: uno di questi è quello dell’OMS (l’Organizzazione mondiale della sanità), secondo la quale ci sono “prove di cancerogenicità”. Inoltre, ricorda l’associazione, tali composti sono associati non soltanto a forme tumorali, ma anche neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer.

Ben noto e studiato è anche l’effetto devastante che i pesticidi (in particolar modo i neonicotinoidi) hanno sulle api. Un terzo della popolazione mondiale di questi utili insetti impollinatori è morta a causa dell’utilizzo di queste sostanze. Le conseguenze della morte delle api sulla razza umana le conosciamo benissimo: senza impollinazione nel giro di pochi anni si ridurrebbero drasticamente i raccolti. Oltre ai danni ambientali e agli utenti finali che si trovano a pagare un prezzo in salute relativo all’acquisto di prodotti ottenuti mediante l’utilizzo di pesticidi, quelli che pagano il prezzo più alto sono gli addetti ai lavori che vengono a contatto con tali sostanze. Ad esempio un legame tra l’esposizione ai pesticidi e l’insorgere del Parkinson è stato dimostrato da più studi nel corso degli ultimi anni. I danni possono interessare anche il sistema immunitario (come quello ormonale o nervoso dell’individuo) e le donne in gravidanza (le sostanze sembra siano in grado di raggiungere in maniera diretta il feto e comportare difetti alla nascita o anche ritardi nello sviluppo cognitivo). Tra i più esposti vi sono i bambini, a causa dei tassi di esposizione più alti e della ridotta capacità di metabolizzare le sostanze tossiche. È per queste ragioni che Greenpeace chiede alla Commissione europea e ai singoli governi nazionali la messa al bando graduale dei pesticidi sintetici in agricoltura.

La domanda a questo punto sorge spontanea: cosa possiamo fare per ridurre il rischio provocato dai pesticidi? La risposta non è semplice, anzi, lo sarebbe, ma all’atto pratico la soluzione non è di facile attuazione. Il motivo principale per il quale queste sostanze vengono utilizzate molto in agricoltura è legato all’eccessiva produzione. In un mondo consumista come il nostro in cui i terreni vengono sovra sfruttati, risulta necessario utilizzare sostanze che possano ridurre le perdite agli agricoltori. L’ideale dunque sarebbe ridurre in generale le quantità, eliminando gli sprechi, così da limitare l’uso di pesticidi e ritornare ad un’agricoltura più sostenibile e in equilibrio con il territorio. Sarebbe indispensabile anche una drastica diminuzione dell’uso di carne, infatti è altissima la percentuale di terreni coltivati per produrre cibo destinati agli allevamenti. Negli USA e in Europa oltre la metà dei cereali sono destinati agli animali allevati (rispettivamente il 59% e il 56%). L’agricoltura biologica consente soltanto l’utilizzo di sostanze naturali o comunque non dannose all’uomo e all’ambiente, ma purtroppo in Italia il biologico, anche se in costante crescita, occupa solo il 4% del mercato.

Stiamo parlando dunque di utopia? Ad oggi si direbbe di sì, ma è l’unica strada percorribile. Ciascuno di noi può fare qualcosa: quando facciamo la spesa possiamo dire la nostra scegliendo il biologico.

I prodotti chimici utilizzati nell’ agricoltura “convenzionale” comportano uno sfruttamento intensivo dei terreni, un impoverimento del cibo, danni all’ambiente, agli animali e all’uomo.

La soluzione sta nel convertire allevamenti e aziende agricole industriali in allevamenti con sistemi naturali e biologici. Gli studi a supporto di questa tesi forniscono dati oggettivi e ineccepibili.

Non c’è tempo da perdere. Bisogna andare i questa direzione prima che sia veramente troppo tardi.

A cura di Ben di Bio
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