L’italiano Moneta fu insignito del Nobel per la Pace nel 1907

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di Giovanni Zucconi

Per un paese come l’Italia aggiudicarsi un Premio Nobel è sempre un evento raro.

I pochi vincitori italiani che ci sono stati in questi anni nelle varie discipline ce li ricordiamo tutti, o per lo meno non ci sono del tutto sconosciuti: Marconi, Fermi, Rubbia, Pirandello, Carducci, Deledda, Dulbecco, Montalcini, ecc. Ma c’è un Premio Nobel del quale ignoriamo tutti (ne sono sicuro) l’esistenza. Un premio di quelli che si da anche all’Uomo oltre che alle sue opere: il Nobel per la Pace. Ebbene, un italiano, Ernesto Teodoro Moneta, è stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1907, ma è caduto nell’oblio più assoluto. Di pacifisti in Italia ce se sono molti, ma quanti lo usano come bandiera o si curano di ricordarlo nei vari anniversari che lo riguardano? Noi proveremo, con questo articolo, a contribuire al doveroso recupero della memoria di questo italiano che si è adoperato per diffondere la pace nel mondo. Moneta nacque a Milano il 20 settembre 1833. Fino a 33 anni non ebbe in verità una vita da pacifista classico. Nel 1848, a 15 anni, insieme al padre che era un ardente patriota, partecipò alle Cinque Giornate di Milano.  Continuò a frequentare le organizzazioni segrete mazziniane e, nel 1859, dopo gli studi nella Scuola di Guerra di Ivrea, si arruolo nei Cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Con il Generale partecipò anche alla spedizione dei Mille. Si arruolò poi nell’esercito regolare dei Savoia e fu un valoroso militare fino alla battaglia di Custoza del 1866. Dopo questa battaglia, Moneta rimase amareggiato dal comportamento in armi degli Italiani, ma anche sconvolto dalle migliaia di morti e feriti che coprivano il campo di battaglia. Decise di abbandonare la divisa, di dedicarsi al giornalismo, e di sposare la causa della Pace che, da quel momento, rappresentò la sua occupazione primaria. Le atrocità delle guerre che aveva vissuto personalmente lo convinsero che i conflitti non servivano a risolvere i contrasti tra i popoli, anzi, contribuivano ad accrescerli. Scrisse molti libri sull’argomento, e pubblicò alcune riviste con le quali promosse il suo costante impegno per la Pace. Fu anche direttore dell’importante giornale milanese “Il Secolo”. Dopo il 1870 si impegnò sempre di più nel Movimento Internazionale per la Pace e cominciò ad organizzare, in tutta Italia, conferenze su temi pacifisti. Moneta aveva l’obiettivo, tramite la sua attività giornalistica e di propaganda, di riuscire a convincere le classi politiche e di governo che il ricorso al cosiddetto “arbitrato internazionale” era il metodo migliore per affrontare e porre fine alle sempre più ricorrenti controversie fra gli Stati. Questa sua attività di pacifista ebbe la sua consacrazione nel 1907, con l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace, che condivise con il francese Louis Renault. Una volta scrisse: “Forse non è lontano il giorno in cui tutti i popoli, dimenticando gli antichi rancori, si riuniranno sotto la bandiera della fraternità universale e, cessando ogni disputa, coltiveranno tra loro relazioni assolutamente pacifiche, quali il commercio e le attività industriali, stringendo solidi legami. Noi aspettiamo quel giorno…”. E purtroppo continuiamo ad aspettarlo anche noi…