Cerveteri e la triste vicenda dei buoni spesa

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Giovanni Cena

I parametri per la scelta dell’assegnazione del contributo lasciano molti bisognosi senza pasto.

In standby numerose richieste. Accade nel Comune di Cerveteri, dove i fondi sono finiti ma non è terminata la lista degli aventi diritto. Se per aventi diritto si intende chi a causa del Covid-19 è rimasto senza lavoro e quindi senza soldi in tasca. Gente che fino al giorno prima della chiusura delle attività e la reclusione in casa, lavorava, magari saltuariamente, magari a nero, ma ogni giorno riusciva a fare la spesa. Questi cittadini, insieme ad alcuni proprietari delle attività commerciali, anche tra più produttive, sono divenuti improvvisamente bisognosi di aiuto. Ma non lo hanno ricevuto. Di chi la responsabilità?

Quali sono i parametri scelti per selezionare le numerose richieste non è cosa nota, si può solo ipotizzare valutando le testimonianze dei cittadini, quelli che tra le varie peripezie di questi giorni le raccontano.

L’esperienza di un residente di Cerveteri. Richiede i buoni spesa. Domanda Respinta. Da lui veniamo a sapere che tra i requisiti per ottenere il contributo c’è il non essere in possesso di una seconda casa. Come se un mattone dall’oggi al domani si trasformi in cibo. Un parametro da considerare lecito per giudicare la situazione economica di un cittadino in qualsiasi momento, tranne forse in un’emergenza. Tranne forse in questa specifica calamità. La liquidità è venuta a mancare a tutti da un giorno all’altro, anche a coloro che posseggono una seconda abitazione. Al signore in questione è successo e forse non è l’unico caso. Con molta pazienza, sul sito dell’INPS ottiene il suo modello ISEE, lo presenta e viene a scoprire che non vale come parametro. Per lui una soluzione non arriva neanche su questo fronte.

Chi ha diritto al contributo del Governo? Ma sopratutto quanti, tra gli aventi diritto, è riuscito a riceverlo?

La fascia di popolazione più debole, già inserita nelle liste dei servizi sociali era tutelata prima e lo è tuttora, di questo siamo felici. Ma chi oggi è stato definito il “nuovo povero”, grazie alle misure adottate dallo Stato per contrastare il Corona virus, è stato raggiunto? Quali gli strumenti per dimostrare la difficoltà attuale? Alcuni comuni hanno scelto di utilizzare l’autocertificazione da parte del cittadino, sia perché il modello Isee avrebbe penalizzato tale categoria, ( Cerveteri è tra questi), sia per velocizzare la pratica. Ma inserire tra i parametri il possesso di un secondo immobile è altrettanto penalizzante. Sempre se con il contributo erogato, il Governo voleva aiutare gli italiani portati al collasso.

Già in precedenza ci siamo trovati ad esprimere un giudizio negativo sulla gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni, per il ritardo degli interventi e sulle modalità. Fallimentari. Nessun bonus ha soddisfatto, nessun essere umano è stato sostenuto finora. C’è chi aspetta ancora la cassa integrazione, chi di rientrare a lavoro, chi il pacco alimentare dalla Protezione Civile. Il cittadino citato è tra questi, grazie al lavoro costante delle persone presenti nella Protezione Civile di Cerveteri non è rimasto solo. La sua richiesta di contributo è tra quelle messe in standby. Ancora una volta è la solidarietà a salvare i bisognosi.

Nel Comune di Cerveteri rispetto alla vicina città di Ladispoli, per fare un paragone, si è data maggiore libertà nell’utilizzo dei buoni spesa. Se a Ladispoli nel modulo per riceverli bisognava indicare l’attività commerciale nella quale spendere il buono (scegliendo una tra una di quelle elencate) a Cerveteri i buoni risultano spendibili per il carburante, nel negozio di prossimità così come per una ricarica telefonica. Un’apprezzabile scelta. Non si può dire altrettanto della mancata risposta alla richiesta di trasparenza sulla gestione dei buoni spesa, pervenuta dagli abitanti di Cerveteri rimasti esclusi, e da parte di alcuni esponenti politici del territorio.