GIORGIO CHINAGLIA, I MOTIVI DELLA ROTTURA CON VALCAREGGI

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Giorgio Chinaglia

L’attaccante fu protagonista di uno spiacevole episodio, ecco le cause che scaturirono quella reazione.

di Christian Scala

Il bomber della Lazio è stato uno dei simboli del calcio italiano anni 70, dopo lo scudetto del 1974, convocato ai Mondiali del 1974, fu sostituito contro Haiti insultando  platealmente l’allenatore della nazionale, ma dietro il suo gesto ci furono alcuni casi.

Cannoniere d’Italia

Il giocatore toscano, cresciuto in Galles a inizio anni 70 era tra i giocatori principali del campionato italiano, simbolo della squadra biancoceleste, dopo aver sfiorato da neopromossa la vittoria dello scudetto, il traguardo fu raggiunto nel 1974, con una squadra che nonostante fosse  divisa in gruppi, sotto la sapiente guida di un padre- allenatore come Tommaso Maestrelli trionfò in quello che fu il primo storico campionato vinto dalla Lazio. Per Chinaglia il mister  era come un padre, si creò un legame molto forte, bastava  una  sua parola per far calmare “Long John”, come lo chiamavano i tifosi biancocelesti, dopo un derby vinto, l’attaccante della Lazio fu minacciato dai tifosi rivali della Roma, per evitare che la situazione degenerasse, l’allenatore ospitò per un periodo nella sua casa il giocatore. Oltre alla vittoria del campionato, per il  bomber arrivò anche un’importante soddisfazione personale con la vittoria della classifica cannonieri, l’ultimo a riuscirci con la maglia della Lazio fu  Silvio Piola nel 1942-43, Chinaglia inoltre segnò il rigore contro il Foggia che diede la certezza aritmetica del titolo alla Lazio.

Il litigio

Le sue prestazioni fecero in modo che venisse convocato dall’Italia per i Mondiali del 1974, quella stessa nazionale con cui aveva debuttato due anni prima , con la Lazio in B, segnando anche, diventando il primo giocatore esordiente a segnare proveniente dalla serie cadetta, un bel trampolino di lancio per la carriera internazionale di Giorgio Chinaglia, ma proprio al culmine arrivò anche il punto finale della sua carriera azzurra. L’Italia si presentò alla competizione come una delle favorite alla vittoria finale, sfiorata quattro anni prima contro il Brasile di Pelè,  inoltre non aveva subito reti per tutta la durata delle qualificazioni, quello che non sapevano i tifosi era che la nazionale era divisa in più fazioni, con due clan in particolare,   quello di Chinaglia e di Sandro Mazzola. Valcareggi non era Maestrelli, a differenza dell’allenatore della Lazio non riuscì a creare armonia nella squadra, riprova del fatto fu quando l’attaccante biancoceleste a nome della squadra e in particolare Roberto Boninsegna chiese di escludere al debutto contro Haiti il giocatore dell’Inter, il ct della nazionale disse di non dire a nessuno della richiesta, riferendolo a Italo Allodi, dirigente accompagnatore, che chiamò i giornalisti, Chinaglia si ritrovò solo contro la stampa. Altro motivo per cui l’attaccante biancoceleste era indispettito fu che la Lazio, nonostante avesse vinto il titolo, contasse solamente tre giocatori in nazionale, oltre a Chinaglia, furono convocati Giuseppe Wilson e Luciano Re Cecconi, di questi solo il primo titolare, che inoltre vide questo come una mancanza di rispetto verso il club biancoceleste. Ecco perché il giocatore reagì quando contro Haiti fu sostituito da Pietro Anastasi.

La pace

La nazionale non si qualificò nemmeno al  turno successivo, Chinaglia venne visto dalla stampa come uno dei motivi per il torneo fallimentare, a nulla valse l’intervento dei suoi compagni in nazionale, come  Tarcisio  Burnich che parlò in difesa del bomber della Lazio che continuò la sua carriera chiusa in America , in mezzo un’esperienza canora con il singolo “Football Crazy” seguita da avventure dirigenziali, tra cui anche il ritorno alla Lazio da Presidente fin alla sua dipartita avvenuta il 1 Aprile 2012. In quell’occasione intervenne Furio Valcareggi, figlio dell’allenatore che dopo il Mondiale fu mandato via, che dichiarò “Nonostante i media per tanto tempo abbiano sottolineato lo screzio tra Giorgio Chinaglia e mio padre Ferruccio, quel gesto venne subito sanato con un abbraccio e le scuse”, un modo per far capire come l’attaccante avesse subito capito lo sbaglio, Chinaglia rimarrà nella storia del calcio italiano per la sua importante carriera.Lo stesso giocatore a proposito di quell’episodio disse” Dove andai??? Gironzolai per due ore nel parco dell’albergo ed andai a prendere un paio di drink al bar. Sembrava che mi fosse caduto il mondo addosso, mi sentivo tradito, abbandonato. Nessuno capiva la psicologia dell’emigrante, che idealizza la patria, la bandiera, la maglia della squadra nazionale, che si sente solo e si è quindi abituato a reagire con aggressività ad ogni torto, vero o presunto, che crede di subire. Non ho mai pensato, quella sera, di lasciare la Nazionale. Volevo soltanto restare solo con la mia delusione, la mia rabbia”.