YOGA: L’EQUILIBRIO IN TUTTE LE ATTIVITÀ DELLA VITA

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Lo scopo dello yoga è quello di sviluppare la totalità dell’uomo, in che modo?

di Bruno Franconi

Lo yoga non crede nella separazione tra lo spirito ( Purusha) e la Materia ( Prakriti) e dunque ogni manifestazione del mondo fenomenico è uno stato di coscienza attivato dalla forza vitale, dall’energia del Prana che risiede in ogni cosa.

L’ego ci fa percepire separati gli uni dagli altri, e dalle cose ma così non è, è soltanto un artificio della mente per essere se stessa, per auto compiacersi.

 Lo yoga ci aiuta a riconoscere la natura egocentrica della mente e a riconoscerela realtà delle cose e dei fenomeni e a non aggrapparci a persone o cose in maniera non sana, a non cadere nei tranelli immaginari della mente.  

 Lo scopo è di cercare l’equilibrio in tutte le attività della vita, nel lavoro, nello sport, nell’alimentazione e nei rapporti affettivi , nello studio e negli impegni. Infatti Hatha yoga è l’unione del sole Ha con la Luna Tha, del maschile con il femminile, ricercando il punto mediano tra le due forze, portandoci a lavorare su di noi al fine di raggiungere l’equilibrio di corpo e mente, vivendolo come esso è: un’Unità.

 In pratica si tratta di un sentiero della “ giusta misura” come afferma Osho Raineesh, dove l’equilibrio diventa la vera ascesi, considerando come l’essere umano, per sua inclinazione, sia propenso facilmente ad andare verso gli estremi, pensando di trovare solamente lì l’appagamento che cerca,  rimanendo sempre in una dimensione illusoria.

Dunque la ricerca dell’equilibrio, a cui tutti noi alla fine aspiriamo è appunto il posizionarsi al centro, per poter valutare con saggezza la direzione verso cui procedere. Nel  primo canto della Bhagavad-gita il signore Krishna conduce Arjuna, l’erede usurpato del trono, al centro del campo di battaglia, tra i due eserciti, in questo modo il principe Arjuna vede se stesso come terzo polo e dunque deve superare la dualità.  

 Nello stesso modo, nella nostra vita, nella “battaglia” che conduciamo nel mondo, dobbiamo renderci conto se siamo al centro o fuori di esso. Dal centro si hanno due punti di vista: il proprio e quello altrui, e in questo modo possiamo tentare di allontanarci dal nostro punto di vista egocentrico per avere una visione più reale. Tutto l’insegnamento della Bhagavad-gita concerne il modo di trovare il centro e lo si può fare soltanto perdendo l’ego.

 Nel pensiero antico cinese, l’uomo è “il ponte tra il cielo e la terra”, è il collegamento tra l’energia in basso della terra e l’energia in alto del cielo, tra il polo negativo e il positivo, tra la materia e lo spirito e il suo compito/responsabilità, non poco gravoso , è quello di esprimere questa unificazione.

Noi siamo sempre in continuo vacillare da un estremo all’altro delle situazioni, vediamo sempre il bianco o il nero, difficilmente riusciamo a mantenerci nel mezzo. Continuamente le tensioni quotidiane ci spingono da una parte, perdendo così di vista l’altro punto.

Spesso non abbiamo coscienza che possa esistere o addirittura neghiamo un aspetto, che è sempre quello doloroso, quello che fa male, non riconoscendo che le cose cambiano continuamente e ad agire è solamente la nostra paura (anche se naturale) ad affrontare l’abbandono o la perdita.ÀÀ

L’equilibrio, al di là della paura e del desiderio

La paura di fallire. Il desiderio di riuscire. E noi perdiamo di vista il centro. Lasciarsi andare è abbandonarsi alla forza dell’Essere che ci prende nella mano e agisce per noi.                                                                                                                   Karlfried von Durckheim –maestro zen tra occidente e oriente

Quando rispondiamo ad uno stimolo con reattività perdiamo il centro, ci lasciamo andare al momento e non riusciamo più a discernere tra il vero e il falso, tra il giusto e l’ingiusto e diveniamo vittime di noi stessi, consumando inutilmente una grande energia. Questo succede perché ci attacchiamo al “risultato” e non vediamo che quello e pretendiamo che sia pieno, soddisfacente e piacevole. E come si fa a superare questo gradino?

Con l’essere concentrati sull’azione e non sui suoi frutti. Nella Bhagavad Gita il”cocchiere” Krihna suggerisce ad Arjuna: “ Concentrati sulle tue azioni, non sui loro frutti. Il frutto delle tue azioni non sia mai il tuo movente e non lo sia nemmeno il tuo attaccamento all’inazione”. (v. 47 cap. II )

  Anche una vita felice non può esserci senza una certa misura di oscurità e la parola felicità perderebbe il suo significato se non fosse bilanciata dalla tristezza. E’ di gran lunga meglio prendere le cose come vengono, con pazienza ed equanimità”.                                               C.G. Jung

Per la Natura il processo è scontato, essa segue le sue leggi, segue se stessa e la costante e immutabile evoluzione; al contrario di noi, essere umani che dalla Natura ci siamo allontanati e per giunta la stiamo martoriando a nostro piacere.

E come dice Karlfried Von Durckheim sempre nel suo libro: – Hara, il centro vitale dell’uomo secondo lo zen-  “ Quale essere vivente l’uomo non ha il proprio principio in se stesso. E’ alimentato, portato e tenuto in ordine dalla Grande Natura la cui legge agisce anche senza che egli se ne accorga e partecipe. E l’uomo entra in contraddizione con l’ordinamento della vita da cui in fondo trae sostegno quando nell’atteggiamento del suo corpo uno spostamento inorganico del centro di gravità va a negare il suo centro vero e originario”.                                                                                                                  

 Lo yoga, privilegiando alla base l’ascolto di se stessi e degli altri e la ricerca di un benessere a tutto campo, il rispetto per ogni forma di vita, ci pone in quel ritmo in cui l’essere umano diventa un fattore di integrazione di valori legati ai ritmi naturali, non escludendo il vissuto delle emozioni.