I vampiri tra mito, leggenda, fantasia e realtà

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Dottor Professor  Aldo Ercoli
Dottor Professor
Aldo Ercoli

Vampiro è il nome comune dei mammiferi chirotteri microchirotteri appartenenti alle famiglie dei fillostomatidi e dei desmodontidi. Mentre i primi, nonostante il nome, non sono pipistrelli ematofagi (che succhiano il sangue, bensi’ si cibano di insetti e frutta) i secondi sono dei vampiri veri, ben noti prelevatori di sangue di tante narrazioni. Privi di coda, con appendici nasali assai poco appariscenti, i vampiri veri (desmodontidi), presentano soprattutto dei denti incisivi (proprio alla “Dracula”) molto sviluppati, con bordo ben affilato e tagliente, tramite i quali sono capaci di aprire nella pelle delle vittime (per lo più equini e bovini) ferite poco profonde. Ora sebbene nella maggior parte dei casi, il danno che arrecano agli animali (e in qualche caso anche all’uomo) è modesto talvolta la quantità di sangue prelevato dal morso è più rilevante. Pipistrelli a parte vi sono credenze popolari (originarie dei paesi slavi e della Transilvania) che citano vampiri umani, esseri crudeli che uscivano solo di notte (avvolti da neri mantelli) per andare a succhiare il sangue di alcune persone. Che siano solo leggende? Certo se si favoleggia di esseri che, uscendo dalla tomba, ritornano in vita, veri e propri zombi-stregoni siamo d’accordo che ben poco hanno a che vedere con la realtà. Ma siamo convinti che i vampiri, a cui si attribuivano deperimenti dovuti ad anemia da carenza di ferro non siano veramente esistiti? Tra gli Slavi balcanici (nel XVII e XVIII sec.) queste leggende si diffusero largamente in Ungheria, in Polonia, in Romania (Transilvania), in Grecia, in Germania.
Dalla leggenda si è poi arrivati alle fantasie dei romanzieri romantici e di quelli di cronaca nera.
Da circa una ventina d’anni mi sono chiesto se questi esseri siano mai esistiti (o tuttora esistono).
Ogni leggenda o favola nasce da un sottofondo reale. Questo ci insegna la storia. Nelle malattie ematologiche ve ne è una chiamata “Porfiria eritropoietica congenita” (o malattia di Gunther).
Si tratta di una patologia ereditaria della biosintesi dell’EME (emoglobina) in cui le porfirie, che derivano dagli eritrociti del midollo e dal plasma, vengono depositati sulla cute e causano fotosensibilità della pelle.
I raggi solari provocano eruzioni bollose delle aree scoperte con residue macchie pigmentate e cicatrici deturpanti. Vi è un grave stato anemico con splenomegalia (milza aumentata di volume). Le urine sono di colore rosso bordò, i globuli rossi sono fluorescenti alla luce di Wood. A ciò aggiungiamo l’irsutismo (peluria eccessiva su tutto il corpo). Un “Dracula” che esce di notte, brutto come la morte, e va a succhiare il sangue per sopravvivere è solo una favola? L’anemia normocromica sideroblastica (da carenza di ferro) della malattia di Gunther (ripeto porfiria eritropoietica congenita) è correlata al cromosoma X.
Sapete qual è il trattamento medico attuale di questa rara malattia? La trasfusione di sangue per sopperire all’eritropoiesi. E’ inoltre vivamente sconsigliato di esporsi al sole. Questa patologia porfirica non va confusa con la porfiria cutanea tarda che, guarda caso, è anche lei sensibile ai raggi solari che provocano eruzioni bollose ed epatomegalia (fegato aumentato di volume). Escluderei dalla leggenda le “porfirie epatiche” che hanno tutte un’altra sintomatologia: crisi dolorose addominali con stipsi; convulsioni e disturbi psichici; polinevriti con turbe della sensibilità.
In conclusione mi chiedo c’è un fondo di realtà patologica nelle leggende dei vampiri draculeschi? O sono solo il frutto di fantasia di scrittori di romanzi neri?
La medicina (ed in particolare l’ematologia) con la porfiria eritropoietica ereditaria (o cutanea tarda) mi ha sempre lasciato qualche dubbio.
Il “Dracula dal nero mantello” che esce di notte per succhiare il sangue delle sue vittime doveva pure sopravvivere.
Tra fantasia e realtà a volte il limite è sottile.