L’EROSIONE DELLA SICUREZZA EMOTIVA NEI QUARTIERI DEL LITORALE ROMANO. Prima parte
Da sempre, probabilmente già dalla preistoria, la casa è stata considerata il luogo della protezione, del rilassamento, un porto tranquillo, uno spazio fisico e mentale dove il sistema nervoso può abbassare le difese, recuperare energie, ritrovare un senso di pace emotiva. In psicologia ambientale, l’abitazione non è soltanto un insieme di mura: è un’estensione dell’identità personale, un confine simbolico tra il mondo esterno e la propria interiorità. Quando però la movida invade stabilmente il territorio domestico, questo equilibrio si spezza. Non si tratta soltanto di rumore. Per molte persone che vivono vicino a locali notturni, piazze della vita notturna o strade trasformate in poli del divertimento continuo, l’esperienza quotidiana assume le caratteristiche di una vera aggressione alla sicurezza emotiva. Il concetto di “rifugio” è centrale nel funzionamento psichico umano. Ogni individuo ha bisogno di luoghi percepiti come controllabili, prevedibili e sicuri. La casa rappresenta normalmente il principale di questi luoghi. Quando all’esterno si producono continuamente schiamazzi, musica alta, urla, liti e presenze costanti fino a notte inoltrata, il cervello riceve un messaggio preciso: “non sei al sicuro”. Anche se non esiste un pericolo immediato, il sistema nervoso entra in uno stato di allerta cronica. La conseguenza è una forma di ipervigilanza cronica e permanente con le seguenti conseguenze: difficoltà ad addormentarsi, sonno frammentato, irritabilità crescente, senso di invasione, ansia anticipatoria verso l’arrivo della sera e perdita della percezione di controllo. Molti residenti raccontano che il momento più angosciante non è il rumore in sé, ma l’attesa del rumore. Il tramonto diventa l’inizio di una tensione prevedibile. La notte non è più riposo: è resistenza. Uno degli elementi più destabilizzanti per la mente umana è l’imprevedibilità. Se un disturbo è occasionale, il cervello riesce a elaborarlo come eccezione. Quando invece il caos diventa sistematico ma incontrollabile, si produce una condizione di stress cronico ambientale. Dal punto di vista psicologico, l’assenza di controllo è uno dei fattori maggiormente associati a sintomi depressivi, disturbi d’ansia, irritabilità e senso di impotenza. Non poter proteggere il proprio spazio domestico genera frustrazione profonda perché colpisce un bisogno umano basilare: la possibilità di sentirsi al sicuro nel proprio ambiente. La movida permanente produce anche una rottura dei confini simbolici tra spazio pubblico e spazio privato. Le voci entrano nelle camere da letto. Le urla attraversano le pareti. La vita altrui invade la sfera intima. In termini psicodinamici, questo fenomeno può essere vissuto come una continua intrusione. Il soggetto non riesce più a separare ciò che è “fuori” da ciò che è “dentro”. La casa perde la sua funzione di contenitore emotivo. E quando un luogo smette di contenere, la persona fatica a regolare le proprie emozioni. Per questo molti residenti sviluppano: rabbia persistente, esaurimento emotivo, senso di abbandono istituzionale, ostilità sociale e isolamento. Stiamo parlando dunque di un’emergenza sociale, di stati cronici di violazione psicologica e fisica e di aggressività subita che porta a stati cronici di stress e a conseguenti disturbi fisici e psichici.

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Dottor Riccardo
Coco Psicologo – Psicoterapeuta Psicoterapie individuali, di coppia e familiari





























































