LA SCIENZA DELLA MENZOGNA

0
238

Lo psicologo entra in contatto con molte narrazioni con notizie utili ai fini clinici.

Tuttavia nel racconto che gli viene riversato in fase di colloquio, possono inserirsi anche “buchi”, delle omissioni, fino anche a vere e proprie bugie. Affermazioni false usate per ingannare rappresentano una difesa utilizzata da chi si sente sopraffatto dalla vergogna, da chi non ha strumenti, da chi non ha la forza di riconoscere che ha sbagliato, da chi vuole evitare una punizione etc.

Alterando la realtà si cerca di ottenere un condizionamento delle altrui reazioni. Non entrerò in questa sede nel dettaglio e in dati troppo tecnici. Sembra strano ma anche allo psicologo vengono dette bugie. E lo psicologo ne è al corrente. Non subito riesce a capire cosa sia vero e cosa sia falso, in un racconto, però intuisce che l’interlocutore non gli sta dicendo tutta la verità.

Questo è dato dall’analisi di ciò che lo psicologo si sente dire dall’interlocutore, il quale tende spesso a minimizzare certi fatti, ed a utilizzare parole particolari che lo psicologo “intercetta” durante il racconto. Inoltre, oltre a cadere in contraddizione, dato che mentire richiede un certo impegno cognitivo, il bugiardo tende a cambiare il tono della voce mentre espone la sua versione dei fatti. Vi sono diversi indicatori inconsci.

La postura, ad esempio. Inoltre, le microespressioni del volto possono tradire l’emozione repressa. Alcune tecniche psicologiche, utilizzate per aumentare il carico cognitivo, possono scoprire contraddizioni nel racconto costruito dal mentitore. Insomma, lo psicologo si lascia “abbindolare” allo scopo di giungere alla meta, intercettando i segni della menzogna e arrivare alla verità.

Danilo Campanella
Psicologo aziendale Di formazione comportamentale e cognitiva applicata, si è specializzato in tematiche riguardanti la psicologia aziendale e del lavoro, clinica, e le scienze criminologiche.