Lo Sport e l’identità di genere

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Lo sport è un ambito dove vige(va) una rigida divisione per genere.

Parliamo di Fallon Fox. Un lottatore di MMA che identificatosi come una donna Trans ha combattuto contro Tamikka Bents  procurandole una commozione celebrale e la frattura del cranio. Fox si sente una donna, sarebbe discriminante non permettergli di competere contro persone del sesso che lui ha scelto. Non si può dire che lui è un uomo che combatte contro una donna per “scopi di intrattenimento”. (sportskeeda)

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D’altronde i medici lo hanno dichiarato agibile a combattere tra le donne, guai a chi lo attacca, lo sa bene l’atleta Matt Mitrione, che per averlo evidenziato ha ricevuto una sospensione da parte dell’UFCIl.
La questione non riguarda la ‘concezione comune’ sulle donne trans viste come uomini travestiti, che riescono a introdursi negli ambienti femminili per molestare ma esclusivamente di quanto possano trarre vantaggio dalla loro corporatura durante le gare.
Chi polemizza sulle atlete trans pensa che “le sportive trans sono uomini, hanno un Dna maschile e non possono competere sullo stesso piano delle donne cisgender.
Se veramente il cambiamento di sesso non elimina la struttura ossea della persona, che resta quella di un uomo, la partecipazione delle donne trans alle competizioni nella categoria femminile è corretta?