LA RELIGIONE COME FONDAMENTO DELLO STATO

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Hegel afferma che la religione, e non la filosofia, è il fondamento dello Stato. La vera religione, ossia il cristianesimo, non può essere un mezzo per rafforzare lo Stato, uno Stato che, lasciando fuori la dimensione religiosa, non può avere realtà e, prima o poi, viene “annullato”

di Antonio Calicchio

La ricerca storica non può esaurirsi in una mera descrizione dei fatti. Tant’è vero che lo storico, sebbene, ad es., si rivolga allo studio di un modesto avvenimento, tuttavia non potrà mai descriverlo in tutti i suoi aspetti, ma è obbligato a scegliere solo quelli, a suo avviso, maggiormente rilevanti.

Del resto, scegliere significa non tanto descrivere, quanto, piuttosto, “teorizzare”, vale a dire formulare la teoria in virtù della quale alcuni accadimenti risultano significativi, in confronto ad altri. Non si dà descrizione storica, quindi, senza teoria. E ciascuna teoria non è scevra di teorie contrapposte, nel senso che ogni investigazione storica si sviluppa in opposizione con altre investigazioni.

La teoria più intraprendente e radicale attraverso la quale la storia è stata oggetto di interpretazione è la filosofia di Hegel, secondo cui “la costituzione degli Stati si fonda sulla religione. La religione costituisce la base degli Stati … per la ragione che gli Stati non sono altro che la manifestazione del vero contenuto della religione”. La storia è storia della religione. E’ possibile affermare questo concetto? E chi può stabilire qual è il vero contenuto della religione se non la disciplina in grado di comprendere il senso della verità? Secondo Hegel, insieme alla tradizione culturale occidentale, quella disciplina è la filosofia che abbandona ogni irrazionalismo antireligioso, ravvisando, nel cristianesimo, la forma più profonda di verità religiosa.

Ma che cos’è la verità? Hegel ha innalzato la cultura moderna alla considerazione che la realtà è pensiero. Pensare una realtà esterna al pensiero è come voler andare fuori dalla propria ombra. Però, un pensiero che pensi esclusivamente la realtà esterna e non pensi se stesso, è seppellito definitivamente, nel senso che non vedendo sé, non vede quella luce che permette alla realtà mondana di mostrarsi. Il movimento primario del pensiero è bensì rivolgersi al mondo, ma per volgersi, poi, a se stesso; perché il pensiero è un circolo: uscire da sé, per tornare a sé, portando la realtà esterna, appunto, a sé.

E, in Hegel, l’essenza del cristianesimo consiste proprio in questo circolo: Dio si è umanato, venendo al mondo, non per rimanere uomo e mondo, ma per riportare, questi, a sé. L’Incarnazione rappresenta il circolo par excellence della realtà e, quindi, della verità, cioè lo Spirito che proviene dalla nascita del Figlio ad opera del Padre. E, più che essere un mistero per l’intelletto, la Trinità costituisce l’essenza dell’intelletto stesso.

La “filosofia della storia universale” assolve alla funzione, dunque, di individuare, nella storia umana, sociale e politica, il circolo divino del pensiero. Una funzione immensa che Hegel affronta in maniera abbacinante; la storia non è lasciata al caso, ma è guidata dallo Spirito, anzi, appartiene al suo stesso farsi. Il popolo ben comprende l’immagine religiosa del “circolo del pensiero”, ovvero che Dio non è rimasto distante, ma si è incarnato per salvare l’umanità, ossia per ricondurla a lui.

Per questo motivo, Hegel sostiene che la religione – più che la filosofia – rappresenta il fondamento dello Stato e che l’autentica religione, ovverosia il cristianesimo, non è uno strumento per il rafforzamento dello Stato, Stato che, trascurando la sfera religiosa, non può avere realtà.

Le rivoluzioni nei Paesi latini erano destinate a non sortire alcun effetto, in quanto soltanto di natura politica, cioè miranti al “rovesciamento dei troni”, mentre “senza cambiamento della religione non può avvenire alcun vero cambiamento, alcuna rivoluzione”. Solamente la rivoluzione religiosa è rivoluzione politica, giacché inscrive, nello Stato, la “ragionevolezza” e la verità.

“Al fondamento dello Stato non sta la religione tout court, ma la religione cui la filosofia ha dato la propria benedizione. Miriadi di problemi si aprono” (Severino).