L’impianto riapre ma dal Comitato cittadino è allarme privatizzazione.
Il Comitato Ficoncella Libera è un movimento civico spontaneo formato esclusivamente da utenti. Non ha legami politici né religiosi e conta oltre 1200 iscritti. Nasce con lo scopo di mantenere l’impianto un bene pubblico.
Spiegano che “La Ficoncella è un’oasi storica situata tra le colline di Civitavecchia, caratterizzata da aria buona, un panorama splendido e un’acqua eccellente. Rappresenta un fondamentale punto di aggregazione sociale per i residenti e per molti frequentatori che arrivano da Roma e dalla Toscana”.
Diversamente dalla narrazione popolare, che crede i bagni frutto di una donazione al Comune di Civitavecchia, “tre atti storici risalenti agli anni ’50 (firmati dai primi sindaci) certificano che l’area è stata regolarmente venduta al Comune di Civitavecchia. Per questo motivo, l’allarme: per gli utenti deve rimanere un bene pubblico e popolare (semplici “bagni” con pozze ricreative) e non trasformarsi in uno stabilimento termale di lusso.
Il timore nasce dall‘inserimento del sito nel fondo dei beni alienabili. Nel dicembre 2025 la Ficoncella è stata inserita nel piano dei beni comunali cedibili . Per il Comitato,”la Ficoncella è inalienabile” e avverte che l’inserimento formale nel fondo patrimoniale permetterebbe a qualsiasi futura amministrazione di deliberarne la vendita in qualsiasi momento. Inoltre, tra il 2025 e il 2026 la ASL ha rilasciato il nulla osta per richiedere al Ministero della Salute il riconoscimento delle proprietà curative dell’acqua. Il Comitato teme che questo percorso di trasformazione dei bagni in terme nasconda la volontà di affidare l’area direttamente ai privati, citando come esempio negativo il blocco del progetto Sensi a Viterbo. “Con la gestione della municipalizzata CSP in scadenza a fine 2026, poi, lo spettro di un bando di gara privato si fa più concreto, alimentando il timore che i cittadini perdano definitivamente questo spazio pubblico.
Il Comitato si oppone fermamente a qualsiasi stravolgimento: si congratula per la messa in sicurezza ma rifiuta la trasformazione in presidio termale privato. Si dichiara pronto a mobilitarsi. Era già stato organizzato un sit-in di protesta al Pincio per il 15 settembre, che è stato congelato solo grazie alla riapertura dell’impianto. “Se la gestione pubblica o l’accessibilità popolare verranno minacciate, le manifestazioni riprenderanno immediatamente” tuona il socio Flavio Zeppa.
La chiusura e i problemi di sicurezza
La struttura non riceveva interventi di restyling o adeguamento alle norme da anni. Nonostante il costante aumento di incassi registrato, nessun investimento nella manutenzione dell’impianto fino alla recente chiusura temporanea.
La chiusura è stata causata da un incidente interno: un uomo di circa 80 anni è caduto in una vasca e ha ingerito dell’acqua. Dopo i soccorsi e l’intervento dell’ambulanza, la Asl Roma 4, supportata dai Carabinieri, ha effettuato un’ispezione circa un mese dopo il fatto.
L’ispezione ha rilevato l’ assenza di misure di sicurezza. Mancavano infatti i corrimani per le vasche più piccole (essenziali per gli anziani), un termometro per l’acqua, un’infermeria e un defibrillatore. La ASL ha quindi suggerito al Comune l’immediata chiusura dell’impianto. Durante il periodo di chiusura sono stati avviati i primi interventi per stabilizzare il trattamento delle acque secondo le linee guida ASL. È stata ampliata la sala dei dipendenti (dove nascerà un punto di primo soccorso) ed è stato introdotto il controllo giornaliero e visibile della temperatura dell’acqua, che non può superare i 45 gradi.
L’impianto ha riaperto il 5 settembre scorso ma si tratta di un’apertura in deroga, con l’impegno di completare tutti i lavori rimasti nel più breve tempo possibile. Il servizio resta affidato alla municipalizzata CSP fino al 31 dicembre 2026, data di scadenza del contratto.
Le nuove criticità e i divieti
“La riapertura ha portato con sé un nuovo regolamento molto rigido – spiegano dal Comitato – che causerà un forte calo delle presenze. All’ingresso è obbligatorio compilare un modulo cartaceo di autocertificazione di responsabilità. Questo passaggio crea code enormi alla cassa. Il comitato chiede di snellire la procedura inserendo i divieti direttamente nel regolamento generale. “Vado tutti i giorni e ogni volta devo compilare l’autocertificazione, è troppo!”. Sono stati rimossi i distributori automatici e vietato l’ingresso di cibo e bevande (è concessa solo l’acqua). Restano tavoli e ombrelloni ma di fatto inutili. Per gli utenti che pagano il biglietto di mezza giornata e restano anche 6 ore (soprattutto chi viene da Roma), l’impossibilità di consumare anche solo uno spuntino o un caffè rende la permanenza insostenibile”.





































































