CHE C’AZZECCA LA MERENDINA CON IL 5G?

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merendina bauli

LA PROPAGANDA DEL WIRELESS DI QUINTA GENERAZIONE SI TRAVESTE DA DOLCETTO?

di Maurizio Martucci

Un notevole sforzo creativo. Non c’è dubbio! Quantomeno per riuscire a trovare cinque leggere G in cinque parole diverse per poi assemblarle alla meno peggio nell’ultimo spot cospirazionista, dopo quello terrapiattista e per l’intelligenza artificiale riabilitata dalla demenza analfabetica funzionale.

Stavolta è il turno di “Golosa, leGGera, Glassa, Granella” e quindi delle fatidiche cinque lettere G, cioè il 5G buono e tenero non come un grissino ma come una brioche da usare nell’immaginario collettivo per isolare, pure a colazione, il dissenso e la consapevolezza di quanti – evidenze in letteratura scientifica alla mano, sentenze di tribunale, vittime e malati – ne denunciano i gravi pericoli, rilegati alla pulcinella nell’alveo del becero complottismo. “Buondì Motta è davvero la colazione golosa e leggera o c’è qualcosa sotto?“, si legge nel canale Youtube di Buondì Motta, sfornato l’ultimo spot dal titolo “La Cospirazione Golosa e Leggera“, che di certo farà discutere sui social.

Si tratta infatti dell’ultimo episodio della campagna di Buondì Motta ideata dall’agenzia di marketing e comunicazione Connexia, prodotto da Mercurio Cinematografica e pianificato da PHD Media per le principali reti televisive e online: “anche se siamo italiani, e anche molto italiani – dicono da Connexia – ci troverete nella Silicon Valley a controllare le ultime innovazioni tecnologiche“ Si, vabbè, ma la domanda da porsi è: ma che c’azzecca la pubblicità di un prodotto dolciario da forno come il noto Buondì con il 5G?
E soprattutto: perché ideare, produrre e pianificare, a fior di milione d’euro d’investimento, una campagna non per la promozione del prodotto da scaffale ma per l’isolamento mediatico contro il movimento precauzionista, etichettato alla chetichella con questo sketch manco fosse la nuova peste culturale del terzo millennio, mettendolo alla berlina e al pubblico ludibrio? In pratica, perché questo tipo di spot, non essendo il committente una compagnia telefonica che fa business sull’Internet delle cose ma uno storico marchio della catena alimentare per i prodotti da forno? E perché fare filotto pro 5G con la pubblicità della Girella, uscita in primavera?
Una risposta arriva indagando sul brand.
Infatti la Motta, titolare del prodotto brioche Buondì inventato nel 1953, dal 2009 risulta essere una società venduta da Nestlè al Gruppo Bauli.
Quest’ultimo è guidato da Michele Bauli, bocconiano amministratore unico dell’azienda Bauli Spa, ma soprattutto membro del Consiglio Generale di Confindustria, siede cioè nel tavolo dell’organo nazionale di indirizzo politico che collega il vertice con la base associativa di Confindustria. Michele Bauli è poi anche presidente di Confindustria Verona nonché il vice presidente di Reteimpresa, l’Associazione di Confindustria che associa le reti dì impresa. Non solo. Perché di Confindustria fa parte AssTel, ovvero AssoTelecomunicazioni, la potente lobby delle telecomunicazioni presieduta da Pietro Guindani, dallo scorso anno impegnata a lasciare su tavoli e caselle di posta elettronica dei sindaci d’Italia una serie di lettere deliberatamente in favore del 5G.
“La tecnologia porta con se una rivoluzione – in un’intervista per Brescia Oggi, snocciolando dati del Forum Economico Mondiale dichiarò Michele Bauli per il Festival del Futuro alla Fiera di Verona – quella digitale è tra le più importanti che vedrà la nostra generazione di imprenditori.Imporrà un nuovo modo di pensare“.

Tana libera tutti, eccolo: pensare, ergo, ragionare, ergo, entrare nella mente delle persone, ergo, immaginario collettivo. Quindi, lo spot di propaganda. Adesso ci siamo.
E’ tutta chiara la trama del film? Complottista… chi? Tutto torna. Diranno che è una semplice coincidenza, un caso, ma il caso non esiste, a maggior ragione quando si sborsano tanti, ma tanti soldini per intasare TV e Web di pubblicità (diciamo) indiretta. E allora?
Guerriglia marketing, si tratta di una vera e propria strategia nell’arte della propaganda. Avevano pianificato il camuffamento, per depistare: servirsi di un prodotto dolciario, e non certo di uno telefonico o digitale più smaccatamente di parte, per mimetizzare meglio il messaggio negazionista, stavolta esplicito più che subliminale.