Ceta: 230.000 posti di lavoro a rischio

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Intervista esclusiva a Dario Tamburrano, europarlamentare del Movimento 5 stelle, sull’approvazione del trattato che potrebbe uccidere il made in Italy
di Felicia Caggianelli

Grazie, amici lettori, per l’interesse che avete dimostrato sul nostro articolo della scorsa settimana in cui segnalavamo come il Parlamento Europeo ha approvato il trattato fra Unione Europea e Canada che, nelle sue parti fondamentali entrerà in vigore già da aprile. Tra mail, contatti sui profili social de L’Ortica e telefonate in redazione, abbiamo compreso come il tema sia particolarmente sentito dai cittadini e meritasse un ulteriore approfondimento. Del resto è un trattato che mette a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e persino i nostri risparmi. Adesso tutto è nelle mani dei Parlamenti Internazionali dei 28 Stati membri prima che diventi definitivo, infatti deve ottenere il consenso di tutti gli stati membri. Per entrare nei meandri della delicata questione, abbiamo intervistato l’europarlamentare del Movimento 5 stelle, Dario Tamburrano.

Perché il Ceta è così importante?

“Perché è una riforma istituzionale travestita da trattato commerciale. Subordina la possibilità dell’Unione Europea e degli Stati di prendere decisioni nel pubblico interesse a patto che queste decisioni non comportino la creazione di ostacoli commerciali col Canada e non limitino il raggio d’azione degli investitori canadesi nell’UE”.

Quali vantaggi porterà all’Europa?

“Ai cittadini e alle piccole imprese, solo svantaggi. I vantaggi andranno esclusivamente alle grandi aziende in grado di fare investimenti remunerativi in Canada o di aggiudicarsi appalti pubblici canadesi. Il CETA impone agli enti locali UE di aprire alle aziende canadesi gli appalti al di sopra di determinati importi per servizi, rifiuti, trasporti, costruzioni eccetera ed impedisce di istituire una corsia preferenziale per gli operatori locali”.

Che impatto avrà questo trattato sulla nostra economia?

“Secondo gli studi richiesti e pagati dalla Commissione Europea, il CETA causerà un riassetto economico che distruggerà nell’UE 167.000 posti di lavoro ed innescherà una crescita al massimo dello 0,01% all’anno per sette soli anni. Secondo uno studio indipendente, nell’UE andranno persi 230.000 posti di lavoro entro il 2023, con conseguente diminuzione del PIL pari allo 0,5%. In Italia la diminuzione del PIL sarebbe dello 0,78%”.

Con il CETA si rischia la privatizzazione di servizi pubblici come quello idrico?

“Il CETA stabilisce che non possono essere diminuite liberalizzazioni e privatizzazioni finora effettuate e rende irreversibili quelle future, con delle eccezioni per i servizi che l’UE e ogni Stato hanno indicato esplicitamente. Non esiste un’eccezione tipo in Italia salute e istruzione sono esentati dal CETA. Sull’acqua, il CETA è come minimo ambiguo. Stabilisce che l’acqua non va trattata come merce, ma solo quando si trova nel suo stato naturale. L’acqua potabile subisce vari trattamenti e non è più nel suo stato naturale. In più il trattato permette l’uso commerciale di una fonte idrica. Ancora, l’UE ha inserito il trattamento e la distribuzione dell’acqua fra i servizi esentati dal CETA, tuttavia vale anche per i servizi idrici l’obbligo, sancito dal trattato, di permettere l’accesso al mercato agli investitori canadesi e di trattarli alla stregua di quelli europei”.

Quando, di fatto entrerà in vigore il CETA?

“Il grosso del trattato entrerà in vigore a titolo provvisorio probabilmente nel marzo di quest’anno. L’entrata in vigore definitiva e completa avverrà dopo la ratifica da parte di tutti i parlamenti degli stati UE, nel caso degli stati federali, anche i parlamenti regionali dovranno votare il CETA. Basterà un solo No per far cadere il trattato in tutta l’UE”.

Come vede l’eliminazione dei dazi sui prodotti agricoli?

“Le piccole aziende europee saranno esposte alla concorrenza diretta delle aziende agroindustriali canadesi, che hanno costi di produzione e standard inferiori, ad esempio, nell’UE gli allevamenti devono rispettare procedure legate al benessere degli animali e in Canada no. Sarà un massacro”.

Le nostre tavole saranno invase da Organismi Geneticamente Modificati?

“Il CETA non prevede esplicitamente una cosa del genere. Tuttavia varie sue disposizioni potranno essere utilissime ai produttori canadesi di OGM: il trattato ad esempio prevede una cooperazione normativa fra Canada ed UE per fondare sulla scienza e non sul principio europeo di precauzione la commercializzazione degli OGM. Inoltre sono lasciati in bianco i criteri per stabilire se un alimento canadese rispetta gli standard europei, e se dunque può essere venduto nell’UE. Questi criteri verranno redatti da burocrati, al di fuori del processo e del controllo democratico”.

Non tutto è perduto. Spetta ai Parlamenti dei singoli stati membri pronunciarsi in merito. Il Movimento 5 stelle quale strategie adotterà?

“Cercheremo con ogni mezzo di bloccare il trattato e di mobilitare l’opinione pubblica contro la ratifica, sia in Italia sia negli altri stati UE”.

Quale consiglio darebbe ai cittadini per contrastare questo contratto?

“Innanzitutto quello di informarsi. I grandi media hanno parlato CETA molto poco e molto sommariamente: ritengo che derivi da una strategia ben precisa, perché altrimenti l’opinione pubblica si sarebbe infiammata. Ma l’importante è rimediare prima che i parlamenti degli stati UE votino la ratifica. Per favorire la consapevolezza e il dibattito, da molti mesi è online sul mio sito internet il Wiki CETA, uno strumento che offre informazioni referenziate con link alle fonti. Lo abbiamo messo a punto insieme alla collega M5S Tiziana Beghin. Il Wiki CETA è su http://www.dariotamburrano.it/wikiceta/doku.php”.