Archeologia, rito e suggestioni nella notte di CastrumNovum

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Nuove testimonianze sul sito nel suo complesso e sul teatro romano e una ricostruzione dedicata al trucco femminile hanno animato la serata del 20 settembre nel sito archeologico di CastrumNovum. Al centro dell’incontro, il rapporto tra ricerca archeologica, ritualità e divulgazione.

L’area archeologica di CastrumNovum è tornata idealmente indietro nel tempo con “Lo specchio e il mistero”, un appuntamento pensato per avvicinare il pubblico alla storia dell’antico insediamento attraverso differenti forme di racconto: dalla visita archeologica alla conferenza, fino alla ricostruzione dal vivo; l’iniziativa ha scelto infatti di affiancare alla presentazione dei risultati della ricerca una dimensione più immediata ed evocativa, capace di restituire alcuni aspetti della vita e dell’immaginario del mondo antico.

L’evento è iniziato alle 16.00 con le visite guidate curate dal GATC, che hanno accompagnato i partecipanti alla scoperta della città: un’occasione per osservare direttamente le testimonianze conservate nel sito e inserirle nel quadro storico dell’antica CastrumNovum.

Con il calare della sera, l’attenzione si è concentrata sul teatro romano, divenuto non soltanto scenario dell’iniziativa, ma anche uno dei suoi principali protagonisti. Alle 20.30 il Dott. F. Enei, direttore scientifico degli scavi, ha fatto il punto sul Teatro riscoperto, offrendo al pubblico un aggiornamento a proposito delle indagini sul campo e della riscoperta della struttura teatrale.

Alle 21.00 la serata è proseguita con la conferenza dell’archeologo Dott. G. Franchetti, “Il rito della sposa e l’iniziazione dionisiaca a Pompei”.

Riferimento centrale dell’intervento è stato il celebre ciclo di affreschi della Villa dei Misteri di Pompei, uno dei complessi pittorici più straordinari ed enigmatici giunti fino a noi dal mondo romano. Realizzato in un grande sala – forse il Triclinio – della villa, l’opera presenta grandi figure che sembrano muoversi lungo le pareti su un intenso fondo rosso, coinvolgendo lo spettatore in una sequenza dall’andamento fortemente drammatico.

L’interpretazione delle scene è ancora oggetto di discussione tra gli studiosi. Tradizionalmente il ciclo è stato messo in relazione con i misteri dionisiaci, riti iniziatici legati al culto di Dioniso, ai quali sembrerebbero rimandare la presenza del dio, del suo seguito e diversi gesti e oggetti rituali. Altre letture hanno sottolineato invece il possibile rapporto con la preparazione di una giovane donna alle nozze, facendo del fregio un complesso racconto nel quale dimensione religiosa, passaggio di status e universo femminile potrebbero intrecciarsi.

Particolarmente suggestivo, nel contesto della serata di CastrumNovum, è stato il rapporto tra rito, femminilità e cura dell’immagine. La sequenza pittorica conduce infatti attraverso momenti di preparazione, rivelazione e trasformazione fino alle scene conclusive, nelle quali ritorna una dimensione più propriamente femminile e nuziale. In questo quadro, gli oggetti della toletta non sono soltanto testimonianze della quotidianità romana, ma possono diventare strumenti attraverso i quali interrogare l’identità, il passaggio dall’età giovanile alla condizione adulta e il ruolo sociale della sposa.

A completare il percorso, alle 21.30, è stata la ricostruzione vivente di una scena di toletta, curata dalla dott.ssa F. Rossetti, del Cultural Heritage. Un passaggio dalla spiegazione alla rappresentazione: gesti, oggetti e pratiche della quotidianità sono stati utilizzati da performer in costume per rendere più immediatamente comprensibile al pubblico una dimensione della vita antica che il solo reperto archeologico non sempre riesce a comunicare.

È stato proprio l’incontro tra ricerca e divulgazione a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della serata. Il pubblico è stato chiamato a comprenderne il contesto attraverso una successione di linguaggi diversi: la visita sul campo, l’aggiornamento scientifico, la conferenza tematica e infine la messa in scena.

La scelta di svolgere gli interventi nel Teatro di CastrumNovum ha naturalmente dato all’appuntamento un significato particolare:parlare di archeologia all’interno dello stesso spazio restituito dalle indagini significa ricondurre i dati scientifici al loro contesto originario e, nello stesso tempo, restituire temporaneamente al monumento una delle sue funzioni più antiche: quella di luogo d’incontro e di partecipazione collettiva e culturale.

Per una sera, tra il teatro sapientemente illuminato, lo specchio, i rituali e i gesti della vita quotidiana, CastrumNovum è tornata a essere un luogo intensamente vissuto.