STORIEDI DONNE SOPRAVVISSUTE

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violenza donne

 

violenza donneLA VIOLENZA È UN MALE DELL’ANIMA.
SI FERMA SOLO CON LA CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO VALORE, CON LA DECISIONE, CON LA DETERMINAZIONE A BLOCCARE UN COMPORTAMENTO CHE NESSUNO SI MERITA, SIANO ESSI UOMINI, DONNE O BAMBINI

 

Inizio con il pensiero dell’autrice di “Storie di Donne Sopravvissute”, il racconto del piacevole incontro avuto con Patrizia Bettinelli. Una donna solare, spontanea, pacifica. Tanto da rendere l’appuntamento un momento di piacevole intimità. L’enorme dolore provato per un grave evento di violenza, subito da una giovane donna a lei vicina, ha ispirato le 134 pagine in cui troverete poesie, testimonianze, pratici consigli e spunti di riflessione frutto della sensibilità di Patrizia, scrittrice, insegnante, mamma, ora nonna, di quanto ha saputo cogliere negli sguardi, nelle parole, nei cambiamenti della società contemporanea.

Chi è Patrizia Bettinelli?
Portare un messaggio agli altri è il mio progetto d’amore, lo scopo per cui sono nata e forte di questa consapevolezza sono una persona che vede il lato positivo sempre, e scrive. Credo nell’amore universale, credo che uomini e donne abbiano un compito importante da svolgere sulla Terra, che lo debbano realizzare insieme e che la loro vita debba essere nella pace.

Il tuo punto di vista sulla violenza sulle donne?
Ci sono dei segnali che non vanno trascurati, dalla violenza verbale alla violenza gestuale, alla violenza fisica il passaggio è brevissimo. Oggi noto che tutti si prendono a parolacce con facilità, usando espressioni volgari. L’ho vissuto nella scuola, i ragazzi sono molto sboccati e ho spiegato loro che le parole hanno energia. Bisogna stare attenti alle parole che si dicono perché le parole che butti addosso a un altro gli restano ma restano anche addosso a te. L’energia che noi siamo viene trasmessa, se ci troviamo in una classe il pensiero negativo esce e lo sentiamo tutti. La violenza nasce dalle parole, se non reagisci alle parole impedendo di essere offeso e maltrattato l’escalation è rapida in quanto nella natura umana c’è il bene e il male. E la Volgarità è male. La gentilezza è bene. La dolcezza è amore, la volgarità non è amore e chi dice le parolacce anche nell’uso comune del linguaggio, senza indirizzarle a qualcuno emana il male.

Perché sopravvissute?
Non sono morte. Non un femminicidio ma una violenza fisica, spirituale, psicologica, economica. Anche la violenza economica incide molto, ci sono donne che non sono libere di spendere soldi anche se lavorano. É una forma di violenza anche questa.Ma sono realmente sopravvissute?Sono sopravvissute portando i segni della violenza e li porteranno sempre. Ma sono sopravvissute perché hanno ricominciato a vivere, chi con problemi di anoressia chi di alcolismo, di depressione. Situazioni che vengono di conseguenza, anche la prigione. C’è chi ha ucciso l’uomo dal quale subiva soprusi ed è reclusa.

Nel libro parli della sofferenza dei figli che assistono a comportamenti di violenza nei confronti della mamma?
C’è un capitolo dedicato ad un’esperienza del genere, e parlo di chi Reagisce alla violenza. Questa è la prima possibilità. Reagire alla violenza subito: alla prima parolaccia, al primo insulto, al primo schiaffo. In qualsiasi modo, andando via, dandoglielo a tua volta, facendo rumore. Le persone che commettono atti violenti sono spesso vigliacche, anche gli uomini subiscono violenza, solo che non vengono uccisi, però questa volta è capitato. In uno dei racconti parlo di una donna che ha ucciso.

Ci sono dei segnali che aiutano a comprendere per tempo chi si ha davanti?
Il linguaggio e i gesti sgradevoli, magari fatti apparentemente per gioco. Ad una mia alunna, il fidanzato ha lanciato una moneta nell’occhio, è una cosa banale? No, è stato un segnale chiaro di aggressività. La ragazza lo ha raccontato solo alla madre e lei lo ha tenuto nascosto al padre. La famiglia è la prima responsabile in alcuni casi.

Il silenzio dei figli è assordante, i genitori non comprendono facilmente i segnali?
Siamo distratti. Lavoriamo tutto il giorno, e la sera quando arrivi sei distrutto, è difficile accorgersi per il tipo di vita che la società ci impone. Ci porta alla morte dell’anima.Stare accanto ad una donna che ha subito violenza è difficile, cosa si può fare in suo aiuto?Anzitutto con la presenza, poi un primo consiglio è quello di denunciare la violenza subita perché spesso dopo arriva anche lo stalking, altra forma di violenza. Le donne non devono subire per se stesse ma anche per i figli, che restano segnati dal trauma di aver assistito impotenti al gesto. Addirittura alcuni sono arrivati ad odiare la madre in quanto non si difendeva. Parole che non dimenticherò mai. Un bambino che si sentiva in dovere di difendere la madre ma essendo piccolo a sua volta veniva picchiato. I genitori devono denunciare anche se capita che la figlia non confermi l’episodio, come nel caso che mi ha ispirato il libro, il padre denunciava e la ragazza davanti alle autorità smentiva. Ma la famiglia non deve smettere di proteggere, di denunciare.

Cosa pensi del sistema di assistenza per le donne maltrattate?
Il livello di assistenza adesso è migliorato, le persone incaricate stanno facendo dei corsi di formazione per essere preparati al delicato incarico. La realtà però è che spesso la donna non veniva creduta magari perché non denunciava subito oppure veniva sottovalutato il gesto raccontato. Dipende anche dalla sensibilità del singolo operatore, ora le denunce sono prese seriamente, difficilmente si consiglia di portare pazienza.

La violenza domestica considerata una consuetudine dalle persone a cui ci si rivolge in cerca di aiuto?
Esatto. Noi donne ci portiamo dietro questo bagaglio culturale, non scordiamoci che tanto tempo fa le donne venivano picchiate, tutte. A qualche vittima è capito di essere respinta, non compresa addirittura di sentirsi consigliare di perdonare. Io credo che si debba perdonare, ma allontanandosi dalla persona che ci fa del male.

Può rivelarsi un’ulteriore violenza, dove vado allora?
In alcuni casi si, emerge e si fortifica quella parte interiore che dice è anche colpa mia. Infatti le donne spesso sono convinte di meritarsi i torti che ricevono, la maggior parte. Indispensabile lasciarsi aiutare dai professionisti, andare in terapia per uscire dal meccanismo perverso, trovare l’equilibrio necessario per intraprendere relazioni sane.

Come si torna ad aver fiducia negli altri?
Credendo in Dio. É un’affermazione difficile oggi, anche per la situazione in cui versa la Chiesa attualmente con le notizie emerse, a partire dalla pedofilia. Quando tradisci un bambino, tradisci l’Umanità. Noi abbiamo Dio dentro, senza guardare i suoi rappresentanti sulla Terra, ci possiamo aiutare da soli.

Dunque tutto parte da noi?
Tutto parte dentro di noi, sempre. Siamo noi che creiamo la nostra realtà, siamo esseri meravigliosi e irripetibili.

“Storie di Donne Sopravvissute”

violenza donneIn copertina la panchina rossa nel Parco Marco Vannini. I giochi dei bambini e il verde che caratterizza il nostro territorio. L’autrice, originaria di Milano ha scelto da molti anni Cerveteri come casa e di raccontare la città che l’ha adottata. Il libro è disponibile nella vicina libreria Scritti e Manoscritti di Ladispoli, in tutte le librerie Feltrinelli, online.
Un libro deve essere un buon compagno di viaggio per tutto il tempo che starà nelle nostre mani. Mi auguro che questo possa veramente esserlo per i miei lettori
Patrizia Bettinelli

 

di Barbara Pignataro