Come restare presenti in un mondo che ti vuole distratto.
“Ti sei mai accorto che scrolli anche quando non stai cercando nulla?”
La domanda mi arriva da Marco, un manager di 43 anni che seguo come mental coach. Durante una sessione, racconta di sentirsi stanco “senza sapere perché”, di dormire male, e di avere la testa sempre occupata. Ma non è stress – precisa – è come se stessi sempre… altrove.”
Altrove. Una parola perfetta per descrivere lo stato mentale di milioni di persone oggi.
Viviamo in un’epoca che ci promette di essere sempre connessi, ma finisce per renderci sempre assenti. Assenti da noi stessi, dalle conversazioni, dai momenti. E la verità è che non ce ne accorgiamo nemmeno.
La trappola dell’attenzione
Non è una tua debolezza se fatichi a concentrarti. È un sistema che lavora contro di te.
La nostra attenzione è diventata la merce più preziosa del mercato digitale. I social, le notifiche, le app – tutto è progettato per catturarla, trattenerla, manipolarla. E noi, lentamente, abbiamo perso la capacità di essere davvero presenti.
Uno studio dell’Università di Harvard ha dimostrato che passiamo il 47% del nostro tempo mentale in stato di mind wandering, cioè con la mente altrove.
E la cosa più inquietante?
Siamo meno felici quando siamo distratti, a prescindere da cosa stiamo facendo.
Ci illudiamo di essere più informati, più relazionati, più aggiornati.
Ma nel frattempo:
- Passiamo in media 3 ore al giorno sullo smartphone
- Controlliamo il telefono circa 100 volte ogni 24 ore
- Inviamo messaggi anche mentre parliamo con qualcuno
- E spesso, quando siamo soli, non riusciamo più a restarlo davvero
Essere connessi non è il problema. Il problema è non saper più staccare.
E come ogni dipendenza, anche questa ha un prezzo: ansia, perdita di sonno, calo dell’autostima, senso di vuoto.
La mente ha bisogno di spazio
Il cervello umano non è progettato per gestire input continui e simultanei. La produttività non aumenta con il multitasking. Al contrario, la frammentazione mentale ci rende più lenti, più confusi, più insicuri.
Nel coaching, una delle prime cose che faccio con chi lavora con me è riconquistare la presenza mentale. Come?
Non con grandi cambiamenti, ma con piccoli gesti quotidiani.
Strategie per disintossicarsi digitalmente (senza diventare eremiti)
Ecco alcune pratiche semplici, ma potenti, che consiglio spesso:
Tempo senza schermo al mattino
Evita di prendere il telefono nei primi 30 minuti dopo il risveglio. Dedicati a un rituale lento: respirazione, scrittura, lettura.
Notifiche sotto controllo
Silenzia le app non essenziali. Ogni interruzione ha un costo cognitivo.
Pratica il “monotasking”
Fai una cosa alla volta. Davvero. Metti in pausa tutto il resto per 20-30 minuti, e osserva quanto cambia la tua qualità mentale.
Digital Sunset
Un’ora prima di dormire, spegni gli schermi. Leggi un libro. Respira. Fai silenzio.
Domandati: mi serve davvero?
Ogni volta che stai per aprire un’app, chiediti: sto cercando qualcosa, o sto solo evitando qualcos’altro?
Il coraggio di tornare presenti
Essere presenti oggi è un atto di coraggio.
Significa sottrarsi all’iperstimolazione, recuperare il silenzio, rallentare il pensiero. Non è facile. All’inizio può perfino sembrare noioso. Ma è lì, in quello spazio mentale ritrovato, che accade la vera trasformazione.
Perché solo nella presenza possiamo ascoltarci. Solo nella presenza possiamo scegliere, cambiare, evolvere.
Conclusione: una mente piena o una mente libera?
Abbiamo confuso la quantità di stimoli con la qualità della vita. Ma non siamo nati per “funzionare come macchine”.
Siamo nati per vivere, creare, riflettere, emozionarci. E per farlo, abbiamo bisogno di una mente libera, non piena.
Come mental coach, non ti invito a disconnetterti dal mondo.
Ti invito a riconnetterti a te stesso.
E da lì, tutto il resto cambia.

Mental coach
Roberto Di Loreto
Mental coach: business, Life, Sport.
robertodiloreto@hotmail.it





























































