Prendersi cura di sé

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A cura della Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Dottoressa
Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Il mio lavoro mi porta a contatto con persone che stanno male, non solo psicologicamente ma anche fisicamente. Le persone, quando iniziano il loro percorso, raccontano gli eventi della vita, in modo molto spesso sciolto e accompagnato da benefici pianti, come se avessero bisogno di svuotare un secchio ormai troppo pieno di acqua. Spesso le persone raccontano di sentirsi inutili e prese da un vortice di eventi da cui vengono trascinate.

Inoltre raccontano che hanno messo, e tutt’ora mettono, sempre in primo piano i bisogni degli altri e che forse, alla fine, arrivano i propri bisogni. Spesso si trovano a fare cose anche quando sono molto stanchi e quando il loro corpo avrebbe necessità di assoluto riposo. In questi casi, il corpo risponde con somatizzazioni, come grandi emicranie che costringe all’isolamento totale. Bene.

Una parte fondamentale del percorso psicoterapico è far riprendere alle persone la consapevolezza di sé e dei propri bisogni, esigenze, desideri, limiti. Molto spesso la cultura mediterranea porta ad educare la persona, soprattutto le femmine (anche se, ultimamente, in molti maschi ritrovo le stesse modalità comportamentali e di pensiero) a porre in primo piano le esigenze degli altri nascondendo e non ascoltando le proprie; ciò provoca, per estensione e generalizzazione, che anche la stessa persona ha poco valore creando autosvalutazione e molta disistima.

Si entra, così, in un circolo vizioso in cui “io, che ho imparato a mettermi da parte, devo ascoltare e soddisfare soprattutto e, talvolta solo, i bisogni degli altri”; di conseguenza si forma e si consolida uno schema mentale inconscio ma molto forte, cioè “gli altri valgono-io no”. Se “io non valgo” non crescerà dentro di me una solida autostima ma solo l’autostima che si basa su “io mi riconoscerò solo se sarò disponibile per gli altri”.

Di conseguenza, dire NO è impossibile perché vuol dire tradire quel poco di certezze personali (basate, però, su basi fragili) che mi sono creato; quei rari NO detti in passato, sono stati accompagnati da forti e schiaccianti sentimenti di colpa. La persona si sacrifica per gli altri “…ma gli altri non fanno neanche metà di quello che faccio io”; si consolida, quindi, un altro schema mentale, questa volta consapevole e molto forte, “io vengo sempre deluso/a dagli altri; gli altri non fanno mai nulla per me; è meglio che faccia da solo/a; non voglio aver bisogno degli altri; io non mi fido degli altri ma solo di me!”.

Questi schemi mentali si autoalimentano rafforzandosi e sono molto difficili da scardinare. Uno dei modi terapeutici per incrinare e mettere in dubbio questi schemi e comportamenti, è far iniziare alle persone a pensare a sé attraverso dei piccolissimi gesti quotidiani, minimi ma scelti pensando a sé stessi e diversi ogni giorno. È fondamentale che siano piccoli gesti, non grandi e non esplosivi, ma piccoli piccoli, quasi invisibili agli altri ma personali e per questo molto importanti. Quando le persone iniziano e si abituano a questi piccoli regali quotidiani, si apre per loro un mondo a cui spesso non rinunciano più.

La visione della realtà si apre a varie possibilità di interpretazioni, inizia ad aumentare la propria autostima, i sensi di colpa diventano meno forti e schiaccianti, si può iniziare a dire dei NO… A livello terapeutico, ora la persona è pronta a rivedere e ad elaborare eventi, anche traumatici, passati.

masin1970@gmail.com