PENDOLARI & RIFIUTI

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Al posto del sacchetto col pranzo, si viaggia con quello dei rifiuti. Segno di inciviltà o di esasperazione?

di Antonella Scaramuzzino

Quest’estate ne aveva parlato anche la Raggi, accusando i pendolari provenienti dai Comuni della provincia di contribuire in maniera determinante al caos rifiuti della Capitale. La Sindaca aveva disposto un’ordinanza pro tempore di 6 mesi per tamponare l’emergenza, piuttosto causata dal disservizio AMA, vietando ai forestieri il conferimento della spazzatura nei cassonetti della città, pena sanzioni fino a 500 euro se pizzicati sul fatto.

A mettere romani contro laziali, una pratica abbastanza comune: quella di portarsi dietro il sacchetto con la “monnezza” persino sul treno, per depositarlo nel primo bidone disponibile appena sbarcati a Roma.

Dito puntato soprattutto sui paesi del litorale, ma la querelle non aveva risparmiato neppure i Castelli. La piccata risposta dei Sindaci di mezza regione non era tardata ad arrivare, facendo da specchio riflesso alle parole della Prima Cittadina e additando come zozzoni i romani, colpevoli di riversare immondizie nei paesini alle porte della città eterna. Ipotesi abbastanza improbabile, quest’ultima, data la notevole quantità di secchioni sparsi ai quattro angoli della Capitale e disponibili giorno e notte, cosa che rende superfluo portarsi in gita sacchetti puzzolenti, nei quali prima del lancio nel cassonetto si schiaffano pile esauste insieme a carta e pannolini, alla faccia della differenziata.

A Roma, dopo anni di magna magna, l’AMA è stata epurata dei dipendenti indagati di quella corruzione che l’ha travolta provocando un mostruoso gap di bilancio, motivo principale della sua inefficienza. Dato che l’azienda municipalizzata, attorno alla quale si è fatto terra bruciata dei vecchi agganci, non ce la fa a tirarsi su senza amicizie illustri, si tenta di scaricare risibili responsabilità su quattro pendolari sfigati, beccati a valicare la frontiera del G.R.A. contrabbandando nel bagagliaio la spazzatura di casa.

È fatto innegabile che a non pochi villeggianti e residenti è capitato di portarsi dietro l’immondizia per sbarazzarsene in un bidone capitolino, o di affidarsi per lo smaltimento alla complicità di un familiare, di ritorno a Roma. Difficile credere che, quanti si trovano costretti a questa operazione, non vedano l’ora di provare il brivido di gravarsi dello zozzo fardello su treni affollati o a bordo dell’auto, dove non di rado rivoli di maleodoranti liquidi finiscono per stagnare sui rivestimenti dell’abitacolo, appestandolo.

L’esasperazione racchiusa in tali gesti è prova non tanto di generalizzata inciviltà quanto di un’insufficiente raccolta dell’organico. Ma cosa ne pensano i presunti colpevoli?

“Vorrei sape’ chi è er genio che ha partorito ‘sta raccolta?!” si interroga Maria Iole mentre fa la spesa al mercato di Piazza Zambra a Cerenova. Come lei, altri si chiedono quanto ancora reggeranno ad accumulare immondizia in casa o appena fuori l’uscio, assistendo impotenti al processo di macerazione e decomposizione degli scarti del pesce, dei resti della carne e dei residui di frutta e verdura, giusto per esser brevi. Bastano poche ore per accorgersi, in primis a livello olfattivo, che quanto va in putrefazione è allegramente inconsapevole delle buone ragioni delle Amministrazioni, che al contrario dei cittadini sembrano dar scarso peso al fatale potere attrattivo che il rifiuto marcescente esercita sulla maggior parte degli insetti e degli animali che gli si avvicinano.

A Marina di Cerveteri, l’organico viene portato via a domicilio tre giorni a settimana https://www.comune.cerveteri.rm.it/immagini-della-home-page/cerveteri-chiama-a-raccolta/ud-calendario-invernale-marina-di-cerveteri , con buona pace e puzza degli altri quattro. A Ladispoli, i pois del coloratissimo calendario di raccolta dicono più o meno lo stesso https://www.comunediladispoli.it/upload/allegati/1551701890.pdf,

L’unica differenza è che a Campo di Mare, la domenica pomeriggio, sul piazzale in fondo al Lungomare dei Navigatori Etruschi, una moltitudine di fortunati e festanti reietti attende ardentemente l’arrivo dei cassoni scarrabili, quelli che nei primi tempi s’aprivano solo con la tesserina del codice fiscale, in cui depositare negli appositi spazi vetro, carta e plastica. Tutti in una botta sola.

Maria ci saluta con una profonda riflessione “Ma n’era mejo lascia’ i cassonetti grossi della differenziata pe’ strada? Poi quando volevano, invece d’anda’ casa pe’ casa, si portavano via il tipo de’ monnezza che je pareva. Dicono che così risparmiamo, che lo fanno pe’ noi e pe’ l’ambiente. Ambè! Se lo dicono loro allora stamo sicuri che è vero”.