L’Omosessualità nel dibattito scientifico contemporaneo – 1° parte

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omosessualità
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Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Dell’omosessualità si discute tantissimo nel mondo scientifico contemporaneo ed è accesa la contrapposizione tra chi ritiene abbia cause genetiche e chi ritiene abbia cause ambientali (cioè determinate dalle vicissitudini delle relazioni familiari o delle esperienze infantili). Le convinzioni, le teorie, le spiegazioni sono varie e discordanti tra loro, per fortuna però (a parer mio s’intende) la piega che sta prendendo questa discussione scientifica sta convergendo sul fatto di “normalizzare” l’omosessualità e considerarla semplicemente una scelta sessuale, un modo di stare al mondo tra tanti possibili modi di stare al mondo, tutti degni del massimo rispetto non giudicante.

Il che non è un fatto da poco se si considera che fino agli anni settanta del secolo scorso (quindi l’altro ieri!!) l’omosessualità era considerata un patologia psichiatrica da curare e “correggere”. E’ infatti la società a determinare cosa sia e cosa non sia patologia psichiatrica, cosa sia o cosa non sia “normalità”: al tempo dei Romani o dei Greci, nelle loro socio-culture, non si discuteva certo se l’omosessualità fosse una patologia mentale, anzi era diffusa, praticata e considerata “normale”. Nel momento in cui cambia una socio-cultura (e non sempre cambia in meglio) cambiano anche i suoi parametri su come categorizza gli eventi del mondo, tra cui anche il concetto di salute mentale: nel mondo degli indiani nativi d’America, per esempio, quelli che noi oggi consideriamo schizofrenici e che fino a prima della legge Basaglia internavamo nei manicomi, erano tenuti in alta considerazione; erano gli sciamani della comunità, coloro i quali erano in contatto con gli spiriti. Con questo non voglio dire (non vorrei essere frainteso, essendo anch’io inevitabilmente figlio del mio tempo storico) che noi occidentali del secondo millennio non dovremmo curare gli schizofrenici in pieno delirio, dico semplicemente che è il contesto culturale che determina “Lo schizofrenico” e/o “Lo sciamano”.

Circa l’omosessualità vale pertanto lo stesso discorso. Gli studi etologici forse hanno aiutato la nostra socio-cultura contemporanea ad avere più rispetto e meno assurda ostilità verso le scelte sessuali omosessuali, mettendo in risalto come anche in altre specie animali, e non solo nei primati o nei mammiferi come noi, esista l’omosessualità: per esempio in molte specie di uccelli che formano coppie monogamiche che durano tutta la vita (come i cigni), si sono riscontrate percentuali non irrilevanti di coppie omosessuali. I fatti di cronaca però non ci fanno illudere: il percorso da fare per un’accettazione non giudicante verso chi fa scelte che si discostano dalla “norma” (qualunque sia la scelta lontana dalla norma, non solo sessuale quindi) è tortuoso e lungo e non privi di incidenti. Ma perché tutta questa ostilità verso l’omosessualità (o la bisessualità) da parte della religione, della cultura, della politica, etc. nel corso dei secoli? che cos’ha quest’argomento di così preoccupante o spaventoso?
La psicoanalisi ha cercato di analizzare il senso di questo pregiudizio, di questa ossessione fobica contro l’omosessuale, la quale ha portato nei secoli, ricordiamolo, a intolleranze intrise di odio e rabbia assassina. Nella 2° parte la continuazione di questo discorso.

Dottor Riccardo Coco
Psicologo – Psicoterapeuta

Psicoterapie individuali, di coppia e familiari

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