Ladispoli – “Il raggiro è facile se sai come farlo!”

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UNA DONNA DI LADISPOLI RACCONTA, DOCUMENTI ALLA MANO,UNA BANALE STORIA DI INGIUSTIZIA LEGALIZZATA.

Mal comune mezzo gàudio. Non in questo caso. La vicenda narrata da Bernardina, documenti alla mano, è una comune storia di fiducia malriposta che ha come teatro d’azione un piccolo paese, dove tutti si conoscono, in cui per talune persone come Bernardina è ancora ‘naturale’ fidarsi del proprio compaesano, del figlio di..,del padre di…proprio come si faceva un tempo. Il tutto ha inizio da un banale litigio in famiglia per questioni di eredità. Riceviamo e pubblichiamo.

Bernardina inizia il suo racconto: «Io e mio fratello, una volta, deceduti entrambi i genitori, ci ritroviamo in eredità la loro casa. Nascono incomprensioni per le quali mi rivolgo a un avvocato. Entro in un noto studio della città, conosco i nomi dei legali, sono famiglie conosciute. Ad accogliermi è l’avvocato Azzeccagarbugli (nome di fantasia) che si dichiara idoneo a prendere in carica la mia pratica. Ed è vero, tutto il procedimento è semplice, senza intoppi, veloce. Sono contenta perché vedo attribuirmi il giusto. Poi subentra l’impensabile: il risarcimento dovutomi arriva nelle casse dell’avvocato e, ancora oggi si trova sul suo conto corrente bancario, anziché nel mio. Possibile? Diventa possibile quando riponi nella persona sbagliata la fiducia, quando ti affidi all’avvocato Azzeccagarbugli.

Ma torniamo ai fatti. Dopo circa un anno di richieste, pazienza e accettazione delle scusanti per il ritardo nel ricevere il dovuto da parte del professionista, capisco di essere truffata e lo dichiara apertamente. Non mi scoraggio e non sopporto l’ingiustizia, mi rivolgo ad un secondo avvocato per denunciare il primo e pretendere quanto mi spetta. 11mila euro in totale. La pratica inizia, nonostante il nuovo legale, il signor Ciro (altro nome di fantasia), avesse espresso titubanza nell’accusare il suo collega, mi rassicura: “è lei la mia cliente Bernardina non si preoccupi”. Svolge il suo lavoro con zelo, eccome!!! Lavora contemporaneamente per Azzeccagarbugli, informandolo delle accuse, dei passi intrapresi e mettendolo nelle condizioni di “tutelarsi” di fronte al giudice, quantomeno dell’accusa più grave di appropriazione indebita. Tengo a sottolineare che Azzeccagarbugli, miracolosamente, era venuto in possesso di documenti riservati che io stessa avevo consegnato esclusivamente all’avvocato Ciro per concludere l’atto di successione. Pratica, non svolta da Azzeccagarbugli, che diventa però la sua ‘giustificazione’ per la somma che non mi ha mai consegnato. Ha dichiarato e dimostrato che avrebbe trattenuto la somma di 11mila euro a fronte del lavoro (mai) svolto, somma che secondo lui neanche bastava, e che avrei dovuto corrispondergli come compenso. Aggiungendo sopra altri soldi. Magistrale inganno. L’epilogo. In tribunale il giudice ha sentenziato che avevo diritto ai miei soldi, e che dovevo saldare la parcella all’avvocato, notevolmente ridimensionata. Decaduta l’accusa di appropriazione indebita per Azzeccagarbugli. Ma non finisce qui.Non ho ricevuto neanche i pochi spicci che restavano tolte tutte le spese, in quanto lo zelante l’avvocato Ciro, si è ‘dimenticato’ di quantificare la somma di cui fare formale richiesta di rimborso. Sembra che, per legge, non sia sufficiente che un giudice riconosca un diritto, deve seguire una specifica richiesta, senza la quale non solo non si ottiene nulla ma si perde per sempre il diritto. In pratica, mi hanno spiegato, che non ho ricevuto il denaro perché non ho chiesto i soldi!! Una storia senza lieto fine, quando si ripone fiducia nelle persone sbagliate. Quando la poca informazione rende vulnerabili: ed io lo sono. Dopo 10 anni di calvario ho detto basta. Desidero far conoscere questa mia avventura perché nel corso degli anni ho scoperto di non essere stata la sola ‹sprovveduta› che si è rivolta a questo avvocato. Non mi consola essere stata una delle tante clienti raggirate, sono avvilita, sfiduciata e infuriata. Ho fatto tutto quello che era in mio potere, anche raccontarlo».