La Marcia su Roma fece tappa a Santa Marinella

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Si chiamava via Aurelia Vecchia la strada dove si attestò a Santa Marinella la colonna LAMARMORA,  guidata dal Marchese Dino Perrone Compagni, che prese poi il nome di via della Marcia su Roma e oggi metà si chiama via della Libertà e metà via Roma.

Pochi sanno che il Duce prima di marciare su Roma si fermò a Santa Marinella alla testa della Colonna del Marchese Perrone Compagni. Ne parla il prof. Livio Spinelli nel Volume in preparazione per l’Editore Lucarini. La notte tra il 28 e il 29 ottobre il raggruppamento di Santa Marinella era stato completato con le squadre della provincia di Pisa, Lucca, Livorno e della Maremma, quelle di Carrara in ritardo per le difficoltà incontrate nell’occupare Massa. Pioveva a dirotto i legionari avevano trovato rifugio in ricoveri di fortuna, cascine, pagliai in attesa dell’ordine per marciare su Roma. Nel frattempo le truppe del Re, obbedendo agli ordini ricevuti, avevano fatto saltare i binari tra Civitavecchia e Santa Marinella. Anche le linee telefoniche telegrafiche erano state tagliate e da Santa Marinella il Marchese Perrone Compagni per mettersi in contatto col comando supremo di Perugia, spedì ai quadrumviri una pattuglia in motocicletta con questo messaggio:

A tutt’ora sono presenti circa 2500 camicie nere a Santa Marinella, e 6700 a Civitavecchia, forze divise a causa tempo orribile e per impossibilità acquartierarle tutte Santa Marinella. Mancano acqua, viveri e denari. La linea tra Civitavecchia e Santa Marinella è interrotta, occorre trasbordare su un altro treno.

Mussolini era a Milano. Aveva rifiutato più volte di andare a Roma per consultazioni. Dettò lui stesso il testo del telegramma che intendeva ricevere. In poche ore a Roma si passò dall’ipotesi Salandra alla soluzione Mussolini, il quale ostentava un atteggiamento di intransigente rifiuto a ogni “compromesso” con  il Re costretto alla fine ad accettare la soluzione del governo Mussolini.

Il 29 ottobre il telegramma del generale Cittadini gli comunica il conferimento dell‘incarico. Mussolini invece di salire sul treno speciale che gli viene messo a disposizione  –  in vista del suo insediamento sceglie con accurata scenografia: il viaggio più lento verso Roma in un vagone letto. Pronuncia numerosi discorsi dal finestrino: a Fiorenzuola, Borgo San Donnino, Sarzana e arriva a Civitavecchia con due ore di ritardo (alle 9.20); da qui trasborda su un’altra locomotiva. Sosta a Santa Marinella dove passa in rivista le truppe, s’intrattiene con Ilgliori e Scorza, e a Giuseppe Monchetti, padre di un caduto per il fascismo ordina: «Una sola parola: disciplina». Il treno riparte, non prima che Monchetti abbia avuto modo di dire al macchinista Giacinto Caglieri: «Baci questa mano che ha stretto poco fa quella del duce». La beatificazione è cominciata. Il duce arrivò a Roma alle 10.50  dove al Quirinale pronunciò la frase famosa: “Maestà vi porto l’Italia di Vittorio Veneto”. Le truppe fasciste stremate, entrano finalmente a Roma e sfilano davanti al Re. Tra le notizie nel volume in preparazione, c’è quella di un acceso scontro in parlamento tra De Gasperi e Mussolini, quando a un’interpellanza di De Gasperi il Duce rispose testualmente: “porterò il trattato di Santa Marinella!”.