La dipendenza affettiva: quando l’amore non è amore

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Tante sono le donne che si rivolgono a me per un disagio oppure con ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari, disturbi sessuali, ecc., ma nascondono un più grosso e radicato problema, ossia relazioni in cui il loro ruolo è l’ “infermiera” o la “crocerossina”.

Molte sono le donne di tutte le età che hanno costruito una relazione in cui sono loro a rincorrere l’amore, sono loro che aspettano, sono loro che sostengono.

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Ma quando hanno loro bisogno di essere rincorse, sostenute il loro uomo scompare…fisicamente oppure col silenzio con il distacco. Solitamente sono donne indipendenti, volitive, con un lavoro stabile, con una buona cultura. Sono donne sensibili e che hanno imparato fin da giovani che occuparsi degli altri le fa apprezzare. Sono donne che hanno imparato fin da giovani che può dar fastidio agli altri dire quali sono le loro esigenze. Sono donne che non sono mai state ascoltate. Sono donne che hanno imparato che dicendo “no, adesso non posso” vengono considerate egoiste. Sono donne che danno sempre il meglio di sè ma che, ad una giustificata e legittima arrabbiatura, vengono considerate esigenti ed con un brutto carattere. Sono donne che hanno imparato fin da piccole che farsi vedere felici e spensierate le fa accettare dagli altri. Alla fine, però, sono donne con i loro sentimenti ed emozioni, con i loro momenti felici e le loro tristezze, con le loro soddisfazioni lavorative e le loro frustrazioni. Sono umane, sono donne. Una ragazza di 22 anni mi racconta di avere una relazione “particolare” con un ragazzo che oltre a fumare continuamente spinelli (e lei non concorda) e addormentarsi sotto effetto del fumo mentre passano una serata insieme, sceglie sempre per lei senza considerare le sue preferenze accusandola di svalutare ciò che lui fa per lei. Racconta di passare ore e ore a chiarire con lui sempre gli stessi punti della relazione ma di uscire da questi chiarimenti sfinita e che dopo pochi giorni, ritorna sempre lo stesso problema. Lo giustifica: lui ha delle frustrazioni, “lui ha una patologia genetica progressiva ed invalidante”; è il solo uomo nella vita della madre. Racconta che la madre di lui non la sopporta. Lei ha difficoltà a parlare di sé. Una donna di 41 anni racconta che il suo compagno l’ha lasciata con un sms. La loro relazione era fondata su picchi di altissimo piacere ed unione a cui seguivano momenti di totale freddezza ed allontanamento di lui. Avevo definito la sua relazione come una “continua alternanza tra ossigenazione e de-ossigenazione”. È una relazione che crea dipendenza perché la signora vive nel ricordo dei momenti paradisiaci. Anche lei ha difficoltà a parlare di sé. Questi sono solo due esempi. Quali sono i segni tipici di una relazione che crea dipendenza affettiva? 1- il non equilibrio tra i due elementi della coppia: la somma tra le varie esigenze deve essere pari a 50/50, in un reciproco interscambio e sostegno; 2- quando uno dei due dice troppe volte “e io???” allora vuol dire che manca equilibrio perché uno dei due fa troppo o troppo poco; 3- quando uno dei due non può esprimersi spontaneamente perché ha paura di dire o fare una cosa che (sicuramente) indispettisce l’altro; 4- quando uno dei due limita la libertà dell’altro; 5- quando uno dei due svaluta sempre l’altro; 6- quando uno dei due cerca di modificarsi ma l’altro no; 6- quando la colpa viene data sempre ad uno e l’altro non si mette mai in discussione.

P.S.: relazioni di questo tipo sono altamente intense quanto patologiche

Dott.ssa Anna Maria Rita Masin – Psicologa Psicoterapeuta