Ilenya Carrisi, un mistero che dura da un quarto di secolo

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Torna alla ribalta, con nuove e clamorose indiscrezioni, la tragica scomparsa a New Orleans della figlia primogenita di Al Bano e di Romina Powerdi Antonio Calicchio

La vicenda di Ylenia Carrisi, figlia primogenita di Al Bano e di Romina Power, è venuta alla ribalta delle cronache in conseguenza della sua misteriosa scomparsa.

Mentre frequentava il corso di letteratura, presso il King’s College London, cominciò a nutrire il proposito di girare il mondo in solitaria, munita solo di uno zaino e del suo diario. Nel luglio 1993, appena atterrata a Roma di ritorno dal primo viaggio in famiglia a New Orleans, riferì al padre che a ottobre sarebbe partita per il Belize, in quanto intendeva scrivere un libro sugli artisti di strada e i senzatetto, e – come racconta Al Bano – quella era la zona da dove partivano gli artisti di strada per andare proprio a New Orleans. E così, decise di prendere una pausa dagli studi e di vendere tutto quel che possedeva per finanziare il viaggio, iniziando col Sudamerica. Dopo qualche settimana dalla partenza, nel periodo natalizio, Yari, fratello minore di Ylenia, decise di raggiungerla per farle una sorpresa. Arrivò in Belize, dove la sorella alloggiava, ma scoprì di essere arrivato con “24 ore di ritardo”, dal momento che la ragazza si era già diretta a New Orleans, in cui, poi, sarebbe misteriosamente scomparsa pochi giorni dopo.

L’ultimo dialogo di Ylenia con la famiglia risale al 1º gennaio 1994 (31 dicembre 1993 in Louisiana, a causa del fuso orario) e avvenne con una chiamata partita dal telefono del LeDale Hotel, di New Orleans, presso cui era giunta il 31 dicembre 1993 e diretta a casa. Tale telefonata sembra essersi svolta in modo tranquillo con la madre Romina e, forse, con altri componenti della famiglia; a differenza della telefonata del giorno precedente, che si concluse bruscamente durante una discussione col padre, Al Bano, contrariato dal fatto che la figlia si trovasse nuovamente a New Orleans, città in cui, durante un’esplorazione dell’intera famiglia negli Stati Uniti sei mesi prima ca., Ylenia aveva conosciuto il trombettista di strada Alexander Masakela, che lasciò sempre forti sospetti nei genitori della ragazza e che, infatti, fu il primo accusato della sua misteriosa scomparsa.

Masakela ed Ylenia alloggiarono nella stessa stanza del LeDale Hotel, ma Masakela non denunciò mai la sua assenza; in seguito, dichiarò che avevano dormito in letti separati nel corso del pernottamento in hotel e che Ylenia rifiutò di avere rapporti con lui. Ed infatti, Masakela aveva già avuto precedenti per droga e abusi sessuali, ed era conosciuto come un guru. Ylenia sembrava essere affascinata da lui, al punto da chiamarlo “il mio maestro” ed affermare di averle aperto “orizzonti intellettuali completamente nuovi”. Fu vista per l’ultima volta in hotel il 6 gennaio 1994, la cui proprietaria asserì che uscì verso mezzogiorno, lasciando quasi tutti i suoi effetti personali (zaino, appunti, passaporto, macchina fotografica, bagagli e vestiti) e non tornò mai più. Masakela, invece, rimase fino al 14 gennaio, allorquando mostrò al personale dell’hotel il passaporto della Carrisi e tentò di saldare il conto della stanza utilizzando i suoi assegni turistici.

Fu a quel punto che i responsabili dell’hotel allertarono la polizia. Masakela inizialmente dichiarò di non sapere dove si trovasse la ragazza, ma di credere che stesse bene. Tuttavia, poche settimane dopo, una sua ex fidanzata lo denunciò per stupro, e la polizia ebbe, così, il permesso giuridico di indagare nella sua vita. L’uomo venne arrestato il 31 gennaio, salvo essere rilasciato dopo meno di due settimane per assenza di prove, dopo di che “scomparve” anche lui, dileguandosi da New Orleans e lasciando la famiglia di Ylenia in una profonda angoscia. Per la sua ricerca fu, perfino, consultata una mistica italiana. Romina sostenne che Masakela aveva fatto sparire sua figlia facendola entrare in un giro sporco simile alla “tratta delle bianche”, probabilmente, dapprima, drogandola e, poi, segregandola in qualche luogo.

La testimonianza, che è stata considerata più attendibile, è quella del guardiano notturno dell’Audubon Aquarium of the Americas, il quale riferì di aver visto, il 6 gennaio 1994, alle 23.30, una ragazza bionda gettarsi nel Mississippi.

Non è mai stato provato che si trattasse effettivamente di Ylenia e nessuno dei corpi ritrovati nel Mississippi, nei mesi seguenti, fu identificato come il suo. Ciononostante, le autorità di New Orleans credono che fosse lei e anche Al Bano ha sempre affermato di credere al racconto del guardiano. In particolare, sarebbe stata una frase – io appartengo alle acque – a persuadere Al Bano che la ragazza, vista dal guardiano, fosse proprio Ylenia, giacché, come egli stesso racconta, quella era la frase che pronunciava sempre da bambina quando si tuffava.

Anche la dinamica dell’incidente descritta dal guardiano risultò familiare ad Al Bano il quale, nella sua autobiografia, dichiarò, infatti, che, qualche mese prima, aveva già rischiato la vita a causa di Masakela, lanciandosi nel Mississippi sotto l’effetto di marijuana, ma, in quell’occasione, riuscì a salvarsi. Sempre ad avviso di Al Bano, fu proprio la droga a trascinarla nell’abisso che avrebbe condotto alla sua scomparsa.

Nell’autunno 2011, la trasmissione Chi l’ha visto? ha rivelato, per la prima volta, la testimonianza di una ragazza di New Orleans che fu vittima di violenze psicofisiche perpetrate da parte di Masakela, che la tenne rinchiusa e lontana dalla famiglia.

Testimonianza, questa, che arrivava a seguito di quella di un uomo, anch’egli musicista, che ha conosciuto di vista Masakela e che lo descrisse come violento e codardo.

Il guardiano è deceduto nel 2006. Masakela, invece, come appurato da Chi l’ha visto?, nel 2013, è vivo e rintracciabile telefonicamente. Usa, dal 2009, documenti falsi, diversi da quelli dell’epoca della scomparsa di Ylenia, che riportano una data di nascita spostata dieci anni più avanti (nel 1951), oltre che un diverso nome e cognome.

La madre Romina, unitamente a gran parte della famiglia, crede che Ylenia sia ancora in vita, o che, comunque, non sia morta nel Mississippi. Al Bano, già nel 2005, come riportato anche nel libro autobiografico È la mia vita, si è detto convinto della narrazione della guardia, poiché “non ci sono altre piste da seguire”, attribuendo la scomparsa a un presunto uso di stupefacenti; uso che la madre Romina dubita fortemente essere mai esistito, non escludendo, però, la possibilità che la figlia sia stata drogata.

Nel 2011, il settimanale tedesco Freizeit Revue pubblicò un’intervista al capo della polizia di New Orleans, secondo cui Ylenia sarebbe viva e si troverebbe a Sant’Anthony, un convento greco-ortodosso di Phoenix, in Arizona. Questa rivelazione, però, è stata respinta da Al Bano.

Nel gennaio 2013, quest’ultimo ha avanzato istanza di dichiarazione di morte presunta della figlia, presso il Tribunale di Brindisi, mentre Romina si è dichiarata “profondamente amareggiata” da questa decisione dell’ex marito. La morte presunta di Ylenia, in data 31 dicembre 1993, è stata dichiarata il 1º dicembre 2014, con sentenza del predetto Tribunale.

Nel 1996, le dichiarazioni rilasciate da un serial killer riaprirono il caso; egli aveva sostenuto di aver ucciso una ragazza con uno zaino in spalla che faceva l’autostop per il Nevada o la California, simile alla Carrisi. Le investigazioni successive hanno negato ogni suo coinvolgimento nel caso. A New Orleans, il tasso di sparizioni di ragazze è molto elevato; le indagini stanno tentando di recuperare il tempo perduto e di capire che fine hanno fatto.

Secondo le dichiarazioni del detective della squadra omicidi di New Orleans Police Departement, la famiglia può continuare a sperare: “Ylenia Carrisi è viva. Abbiamo nuovi indizi su dove si trovi, ma non possiamo fornire ulteriori dettagli, visto che l’indagine è ancora in corso.

Auguriamoci che si compia davvero una svolta nelle indagini, perché per dei genitori non conoscere la verità relativamente al destino di una figlia, rappresenta un dolore insanabile e lancinante.

 

 

 

 

 

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