Il gioco nella psicoterapia

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Il gioco nella psicoterapia

A cura della Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Quando si pensa al gioco si pensa all’infanzia, ai bambini; gli adulti, solitamente, giocano a carte, alle scommesse, fanno giochi erotici, ecc… e il gioco è più finalizzato al risultato, più che essere fine a se stesso. Nel percorso di psicoterapia con gli adulti, talvolta è importante anche introdurre momenti di gioco libero. Inserisco un concetto. Si dice spesso che dentro l’adulto ci sia un bambino. Vero.

L’adulto diventa tale perché prima, fisiologicamente e cronologicamente, è stato bambino. Osserviamo un bambino: ci rendiamo conto che è indifeso nei confronti del mondo perché ha pochi strumenti per affrontarlo ma, con l’esperienza e la guida degli adulti di riferimento, inizierà a conoscerlo e a difendersi quando ci sarà l’occasione. Per questo motivo, l’adulto competente tende a proteggere, rassicurare e ad accudire il bambino.

Attraverso l’accudimento dell’adulto il bambino impara ad avere una visione della realtà meno paurosa e ad introiettare un modello di accudimento a cui potrà far riferimento in futuro. Una risorsa fondamentale del bambino è il suo saper giocare. Gioca con tutto e con tutti. Attraverso il gioco il bambino affronta, interpreta e si rappresenta la realtà. Pensiamo ai bambini che vivono nelle zone di guerra: giocano alla guerra per, in un certo qual modo, farla diventare meno spaventosa. Nella mia esperienza clinica, mi capita di incontrare degli adulti che portano delle problematiche importanti (Attacco di Panico, Disturbi Alimentari, problemi relazionali, sessuali, di coppia).

Durante gli incontri emerge spesso che le persone si portano delle lacune nel rapporto con le figure genitoriali di riferimento. Nello specifico i loro ricordi, relativamente a come venivano accuditi, sembrano aver lasciato lacune emotive importanti. Per esempio, alcune persone, riferiscono di essere stati educati fin troppo presto al “dovere” e tutto ciò che era piacere o gioco era una perdita di tempo oppure rientrava all’interno di una serie di regole prestabilite che neutralizzava la fantasia. In una famiglia in cui il “senso del dovere” è fondamentale, c’è poca possibilità sia di scelta sia di evidenziare le proprie esigenze; il bambino, ovviamente, non conoscendo alternative, si adatta alle richieste famigliari. Il bambino, crescendo, adotta questo stile di vita ed educativo per sé e per i propri figli. Succede spesso, però, che sorgano delle problematiche che producono malessere e la persona inizia un percorso di psicoterapia. È proprio in questi casi che si inseriscono momenti di gioco libero.

Imparare a giocare, imparare ad usare la fantasia in un contesto protetto (qual è il setting) aiuta le persone a recuperare delle parti di sé nascoste oppure considerate fragili o inutili. Il provare, così, che queste parti fragili possono diventare delle risorse aiuta la persona a diventare consapevoli delle varie prospettive dei propri vissuti. La stessa cosa vale nelle terapie di coppia. Spesso nelle coppie si perde il momento del gioco, della risata oppure la coppia è nata e cresciuta in modo serio. Quando le coppie arrivano dallo psicoterapeuta sono sull’orlo della separazione. In un incontro in cui la coppia si prende a cuscinate, non solo vengono scaricate le tensioni ma, spesso, si finisce con una sonora risata. Riattivare le qualità del bambino in un adulto gli permette di recuperare anche degli spazi per sé.

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