I soldi mettono ansia?

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ansia da denaro

Sempre più persone mi parlano della loro difficoltà di adattarsi ai ritmi e alle sfide della loro quotidianità. Cercando l’elemento causale di questa sofferenza emotiva, gratta gratta, viene fuori che molto, troppo, parte dalla gestione del denaro.

Secoli fa, il nostro cervello era fortemente influenzato prima dalla religione, poi dalle ideologie. In epoca postmoderna le nostre prospettive di sono fuse con quelle del modello produttivo. Chaplin nel 1936 con il film “Tempi moderni” porta al grande pubblico, attraverso un riso amaro, la critica alla catena di montaggio, inizio del decadimento di un essere umano che diventa lui stesso un ingranaggio delle grandi macchine industriali e della nuova organizzazione del lavoro, incentrata sul profitto, attraverso le sue direttrici dell’efficenza e del risparmio del tempo. Tutto si accelera.

Si conclude, nell’ultimo trentennio, anche nel meridione italiano, il passaggio, anzi, l’abbandono, delle campagne per la città. Quel mondo rurale, così generoso, che ha mantenuto decine di generazioni, insegnando la misura, il risparmio, la qualità del cibo, l’equilibrio, viene ritenuto troppo “provinciale” dalle nuove generazioni, che smettono, anche solo per piacere, di spremere il vino nel podere ereditato dai nonni, di raccogliere le olive per l’olio, nei terreni di famiglia, che se possono svendono al primo turista ben disposto. La società occidentale passa dal bisogno di fare soldi per vivere, al piacere di avere tanti soldi per godere.

Avidità e sregolatezza sono i modelli in cui si incentrano, rispettivamente, il film “Wall Street” di Oliver Stone, del 1987, e “The Wolf of Wall Street“, di Martin Scorsese, del 2013. Eppure, al di là della narrazione filmica, tutti quelli che sperano di diventar lupi sono poi le pecore del grande gregge industriale, illusi dagli entusiasmi con cui sono stati dopati. Non è un caso il successo dei grandi guru della motivazione. La passione però non basta e restano solo le ambizioni fallite e il desiderio di farcela, a tutti i costi, anche al costo di utilizzare denaro non proprio.

Viene da sé che, ansie e paure, vengono sempre più influenzate e, in certi casi, determinate, dalla gestione finanziaria della nostra vita.
Il credito a consumo ha permesso di far largo uso dei prestiti personali, anche per beni non necessari ( “ … per me è necessario, dottore!”) e acquisti superflui, alimentati dalle mode, dalla pubblicità e, diciamolo pure, dalle aspettative. Non è un caso se i livelli di “stress finanziario” nella popolazione sono sempre più elevati.
Tutto ciò non è facilitato dal mancato passaggio generazionale dalla classe operaia a quella borghese; anzi, in molti tra operai, commessi, cuochi, ed altri lavoratori dipendenti, mi dicono di essere stati figli e figlie di dirigenti statali, ufficiali delle forze armate, alti funzionari, agiati liberi professionisti, possidenti.
Cosa è successo a questi figli, proletari su turni, in modesti appartamenti, per lo più scontenti e nostalgici al ricordo delle grandi case dei nonni, o delle vacanze con i genitori che potevano persino permettersi di stare a casa il fine settimana? In questa nostalgia rischiano di coltivare il risentimento, la bramosia, la difficoltà di adattarsi al loro presente, alla realtà: il ceto medio sta estinguendosi.
Fare una vita asciutta, anziché volere ciò che non possiamo permetterci, è più di quanto possiamo sperare. Tornare all’essenziale, ad una vita semplice e modesta. Senza confidare troppo nelle elezioni e in ipotetiche rivoluzioni, che hanno, di solito, arricchito gli eletti, non certo gli elettori.
Danilo Campanella
Psicologo aziendale