GREEN PASS. FINE PENA: MAI

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DRAGHI HA CALATO IL COPERCHIO SUL SEPOLCRO DELLA DEMOCRAZIA.

di Sergio Porta

Il 23 febbraio 2022 Mario Draghi ha calato il coperchio sul sepolcro della democrazia liberale in Italia. Si chiude un periodo storico cominciato con la fine della seconda guerra mondiale e la Resistenza, il referendum, la nascita della Repubblica e della Costituzione. Si entra in un altra era. Quale? Per trovare una definizione bisogna coprire mezzo secolo di capitalismo globale, da Pier Paolo Pasolini che ne osservò negli anni Settanta del Novecento la fase esplosiva e socialmente permissiva dell’omologazione edonistico-consumistica, a Fabio Vighi che ne coglie oggi la fase implosiva e socialmente autoritaria. Ecco, quindi: si entra nell’era del neo-feudalesimo tecnofascista, totale e transnazionale.

Perché uso queste parole così pesanti, in un giorno in cui il primo ministro annuncia per il 31 marzo la fine dello stato di emergenza, dopo averlo prolungato per mesi anche oltre il termine di legge di due anni e mentre si annuncia la primavera? Perché spero di sbagliare, ma credo di non sbagliare, e la veritá ha i suoi diritti. Draghi ha annunciato la fine dell’emergenza, ma NON delle misure di emergenza. In particolare, non ha annunciato la fine del green pass, ma solo e in modo vago del green pass rafforzato. E perché la motivazione non è sostanziale (l’emergenza è finita) ma circostanziale (“il miglioramento della situazione epidemiologica offre «margini per rimuovere le restrizioni residue alla vita di cittadini e imprese»”). L’emergenza rimane dunque costantemente dietro l’angolo, a seconda di come vadano i numeri della pandemia e specialmente di come questi vengano interpretati. Da chi? Dal governo. Nella sentenza penale n. 1842 dell’8.11.2021 del Tribunale di Pisa (giudice: Lina Manuali) leggiamo: “Nel momento in cui viene meno lo stato di emergenza, i diritti e le libertà fondamentali debbono riespandersi nel loro alveo originale”.

Cosa viene tolto in effetti dal 31 marzo? Il sistema a colori. Poi: «le scuole resteranno sempre aperte per tutti: saranno infatti eliminate le quarantene da contatto. Cesserà ovunque l’obbligo delle mascherine all’aperto, e quello delle mascherine Ffp2 in classe». Poi: «Metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato verde rafforzato, a partire dalle attività all’aperto – tra cui fiere, sport, feste e spettacoli». Questo significa che il green pass (base) rimane a regolare l’accesso alle attività al chiuso (ristoranti, palestre…), quali di queste attività, per quali categorie di persone. Ci aspetta un’estate in cui passeremo il tempo a scrutinare la lista infame che determinerà se saremo o no tra i cittadini di serie A, che possono prendere un treno, andare a lavorare o in vacanza, o quelli di serie B, a cui tutto questo è negato. E significa soprattutto questo: che il green pass non sarà più l’eccezione, ma la regola. Il nuovo normale.

Ecco perché parlo del coperchio sul sepolcro della democrazia. Perché dal 31 marzo l’alveo naturale di cui parla il giudice Manuali non esiste più. L’inconcepibile, cioè la trasformazione dei fondamentali valori e diritti costituzionali in concessioni condizionate a tempo in mano al governo, sarà parte dell’ordinamento dello Stato in tempo ordinario. Sarà questo, di fatto, il nuovo alveo naturale. L’infrastruttura tecnologica, insieme con quella giuridica e politica, insomma il nuovo modello di relazione Stato-cittadino, un modello autoritario e submissivo di disciplinamento, sono installati al cuore del funzionamento dello Stato nei suoi rapporti con il cittadino. Intanto, lo avrete notato, è cominciata una guerra. Draghi ha detto che non saranno tollerati soprusi in Ucraina. La NATO mobilita. E con la guerra arriveranno forse razionamenti, contingentamenti.

Cos’è il green pass se non un sistema di razionamento? Oggi dei diritti: l’accesso alla piscina, alla discoteca, al lavoro, alla biblioteca; domani dei consumi: l’accesso alle pompe di benzina, alle vacanze, al supermercato; dopodomani al proprio denaro. Al proprio denaro? Il governo canadese la scorsa settimana ha combattuto le manifestazioni popolari che manifestavano dissenso bloccando i conti bancari non solo di tutti i camionisti che animavano direttamente la protesta, ma anche di coloro che li avevano supportati con donazioni di denaro, anche solo dieci dollari. Lo possono fare? Si. Migrazione digitale. Denaro digitale. Basta un click per randellare milioni di cittadini, far loro perdere l’accesso al proprio lavoro o al proprio denaro. Il 19 febbraio il vice primo ministro e ministro delle finanze canadese Chrystia Freeland si rivolge ai manifestanti e scandisce: “se il vostro camion è stato usato in queste proteste i vostri conti correnti aziendali saranno congelati, l’assicurazione del vostro veicolo verrà congelata, le conseguenze sono certe, e vi faranno male. Abbiamo ora i mezzi per seguire il denaro, possiamo vedere cosa succede e cosa viene organizzato in tempo reale, e siamo assolutamente determinati a fare tutto ciò”. Lo hanno fatto. Quello di Justin Trudeau in Canada è un governo “liberale e progressista” come quello di Draghi, sostenuto dal PD.

Il 26 Giugno 2020 la direzione nazionale PD approva un ordine del giorno della commissione esteri presentato da Emanuele Fiano intitolato “Verso un Nuovo Ordine Mondiale” che sembra una copia del libro “The Great Reset” di Klaus Schwab, non fosse per l’uso incerto della lingua italiana. Intanto, con la guerra tutto il circo equestre mediatico in un baleno si trasferisce sul fronte bellico e nessuno parla più di Covid e di green pass. In 24 ore la parola “green pass” è diventata obsoleta tanto quanto “ramanzina” o “facondia”, di fronte ai carri armati nella neve, ai missili nel cielo, alle dirette infinite con corrispondenti in elmetto. Intorno all’installazione definitiva del green pass nella nostra vita non rimangono che qualche cavo rotto, un treppiede abbandonato, un backdrop macilento che svolazza nel vento della sera. E cala su questo cambiamento epocale un silenzio di tomba.

Niente più bollettini giornalieri. Ieri 252 morti e 40.000 nuovi casi, mesi fa ci avrebbero dipinto il duomo di Milano in diretta nazionale. Ora zero, nulla. AstraZeneca e Pfizer a picco alla borsa di New York. I mercati sanno cose che noi non sappiamo? Ma certo, come sempre in questa storia. Questa pandemia, parafrasando il buon Rudolf Virchow, il padre della medicina sociale, è un fatto finanziario con alcuni aspetti medici. Del resto, il risultato è raggiunto, il green pass è installato, operativo, funziona. Ora l’obiettivo è dimenticarsene. La storia di Covid non serve più e anzi imbarazza il governo, e poi se un domani ce ne fosse bisogno è pronta e ripiegata in buon ordine dentro il cassetto, ci sarà solo da tirarla fuori e usarla, come nuova. È cominciata una nuova emergenza e qui è tutto pronto per la prossima fase: razionamento e controllo dei consumi. Non rimane che premere Enter. Lo vedete ora, il coperchio sul sepolcro?