Donne contro le donne

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In questo articolo voglio parlare di un argomento che non viene trattato ma che è di una grande importanza a livello sociale e può avere delle ripercussioni importanti sulla vittima. La violenza delle donne verso le donne, chiamata,anche,violenza intragenere.

Sì, perché come esiste la sorellanza femminile attraverso cui le donne collaborano, si sostengono, si aiutano reciprocamente, esiste anche la violenza delle donne contro le donne. Ed è una violenza più subdola, più invischiante perché proviene da un’altra donna da cui ci si aspetta alleanza. Lascia ferite profonde. In articoli precedenti ho parlato della violenza delle donne contro gli uomini (“Violenza sull’uomo”, 2020) e anche dell’invidia della madre verso la propria figlia (“L’invidia materna”, 2022).

Molte sono le forme attraverso cui la violenza della donna si rivolge verso la donna. Un esempio è il bullismo femminile che si manifesta, prevalentemente, nella preadolescenza e nell’adolescenza.  Il bullismo femminile ha tre caratteristiche importanti:
1) la bulla, spesso, manda avanti le “devote”;
2) la vittima viene criticata negli aspetti fisici (peso, altezza, colore dei capelli, ecc.);
3) la vittima può essere o la ragazza studiosa ma introversa oppure la ragazza bella ma che potrebbe essere considerata una rivale dalla bulla. Alle volte il bullismo femminile arriva alla violenza fisica, ma non è la regola.

Ora passiamo alla violenza tra donne nel mondo adulto. La violenza intragenere può essere evidente sia nel mondo lavorativo sia nella quotidianità. A differenza della violenza maschile, che predilige uno scontro diretto, quella femminile è caratterizzata da forme subdole e latenti di aggressività e comportamenti crudeli che hanno l’obiettivo di ledere l’autostima dell’altra donna.

Analizzando la (poca) letteratura e le (poche) testimonianze che emergono, la violenza femminile è perlopiù psicologica e ha come obiettivo quella di criticare, in modo “maschile”, l’altra donna. La prima forma di violenza intragenere è il pettegolezzo.

Quante di noi hanno partecipato ad un pettegolezzo oppure ne sono state le protagoniste?

Un altro esempio tipico è pensare e/o dire che una donna ha fatto carriera facendo favori sessuali. Un altro modo è pensare/dire che una donna che esprime e parla in modo libero della propria sessualità e ha avuto molti partner sia una “poco di buono”.

Un uomo non viene mai considerato un “prostituto” anzi, è un gran uomo. Molto spesso le donne “abusanti” diventano amiche delle donne a cui, poi, piano piano e in modo sottile e subdolo criticano insinuando dubbi sulle loro capacità, risorse, stile di vita, ecc.

All’interno di questo fenomeno, si può inserire la sindrome dell’ape regina in cui una donna diventa dominante in un gruppo e assume comportamenti controllanti, svalutanti, di superiorità nei confronti delle altre donne (in questo caso, spesso, la donna dominante presenta un disturbo narcisistico).

Anche le donne, inoltre, nell’ambito lavorativo, possono diventare mobber e mobbizzare altre donne oppure possono manifestare comportamenti molestanti verso le colleghe. Purtroppo, come detto all’inizio, questo è un problema che si sta diffondendo rapidamente, anche se se ne parla poco, e crea ferite molto profonde.

Dottoressa Anna Maria Rita Masin
Psicologa – Psicoterapeuta

Anna Maria Rira Masin