Conservazione e distruzione

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medimuroLe due foto che accompagnano il testo sono state scattate esattamente cinquanta anni fa. Immortalano l’ancora intatto Casale dei Guitti e la Torre medioevale che sorge alla biforcazione tra la via della Necropoli e quella che conduce al Sasso.
Il primo era uno splendido manufatto, gonfio di storia, utilizzato come luogo di sosta, di culto e di rifugio per decine di pori cristi che scendevano dai monti a far gregne. Fu brutalizzato da un cementaro nostrale nel “silenzio si sventra” di tutte le istituzioni.
Miserevole sorte è toccata anche al Casale di Centocorvi, imperioso lungo la strada che, fiancheggiata da tumuli, conduceva da Agylla a Pirgy. Incapsulato all’interno della Riforma agraria, dopo anni di utilizzo improprio, che comunque lo rendeva vivo, è stato lasciato andare a puttane.
L’altra foto, quella della Torre medievale, conviene conservarsela prima che una palazzina gli spunti accanto, inguattata dalla solita rete verde, dai canneti e dalle rare nebbie che salgono dal Manganello in-tombato.
Prove inconfutabili che a Cerveteri si privilegia bruciare quattrini pubblici per tutelare una infinitesimale parte dei cimiteri etruschi (Sorbo docet), lasciando che tutto quello che ci stava attorno venisse sputtanato: il paesaggio, la campagna, la cultura, il viver civile e la moralità.
Mario Praz, anglista sommo, non la pensava in modo tanto diverso, come è dato leggere nei suoi geniali resoconti di viaggi. Da uno di questi viaggi, quello avvenuto in Grecia nel 1931, riporto alcuni passaggi che sembra parlino non di Cnosso o di Atene ma del nostro paese. Lo scrittore. Dopo aver sottolineato la sua sensibilità per gli aspetti del paesaggio e la giovanile impertinenza verso gli abitanti prosegue:
“Questi archeologici che, con le loro brave missioni di scavo, mettono in luce un frammento di coccio o di una statua, un bronzetto! Se c’è bisogno di missioni in Grecia, c’è prima di tutto bisogno di missioni per demolire tutto ciò che s’è mal costruito nell’età moderna, e ricostruire e risanare. Non è il colmo dell’ironia profondere capitali per rimettere in luce una strada su cui nessuno è più destinato a transitare, e lasciare le strade di oggi in uno stato da far arricciare il naso ai muli?
O ricostruire come a Cnosso, ipotetiche sale del secondo millennio a.C., intanto i vivi cretesi non hanno miglior asilo che rudimentali capanne? Insomma se io vedessi i villaggi assumere l’aspetto di villaggi svizzeri, non ci troverei niente di male. Non dubitate cari romantici! Nessun pittoresco andrebbe distrutto. Il pittoresco è già scomparso da un pezzo a Creta: è rimasto il detrito, la feccia di un mondo che non è più né moderno né antico, ma è nowhere, nel triste limbo di ciò che non ha ragione di esistere. La Grecia mi fa l’impressione d’un paese molto sventurato. Se poi molti greci non trovino nulla da ridire sulle loro condizioni materiali, e siano soddisfatti, so; se così fosse ancor più li compiangerei. Di chi la colpa? Ci saranno tante e tali responsabilità, e così vaste, che bisognerebbe forse mettere in stato di accusa mezzo mondo. Certo progresso si è fatto. Ma io so questo, che se fossi un greco facoltoso, oggi, vestirei di sacco e mi spargerei il capo di cenere, finché la patria dal nome antichissimo non divenisse ancora una degna sede di uomini.”
Non sembra proprio Cerveteri? Non vi pare che si riferisca allo spreco e scempio scellerato per piste per trenini mentre le strade degli umani sono buche con fogne affioranti!? Non pare anche a voi che, in un mondo oramai rattrappito, dietro la finzione del conservare si nasconda l’incapacità a rendere civile un paese?

Angelo Alfani