CALCIATORI ADOLESCENTI

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“Ho 76 anni. Sono il nonno di un ragazzo di quasi 16 anni che, in tenera età, soffriva di problemi di socializzazione e per questo, lo indirizzai verso il mondo del calcio perché, essendo uno sport di gruppo, credevo potesse aiutarlo. Devo dire che gradatamente, arrivarono i risultati sperati. È diventato un ragazzo socievole. Ora gioca in una Squadra locale che lui stesso ha scelto, composta da ragazzi un anno più grandi di lui. Il problema adesso è l’essere diventato un “panchinaro”.

Si allena quattro volte a settimana con una passione straordinaria ma non lo fanno giocare nelle partite ufficiali di campionato. Il motivo è sconosciuto, non si sa! Lui non chiede il motivo al Mister che a sua volta non da spiegazioni. Mio nipote soffre maledettamente, è deluso, amareggiato, si sente impotente ma non ha il coraggio di chiedere. Ogni domenica viene convocato ma non gioca. Il ritorno a casa è drammatico. Eppure i patti con la dirigenza erano che fra “titolari” e “riserve” ci sarebbero state delle alternanze per soddisfare un po’ tutte le attese. Ma non è così. Certo, sono i risultati che contano.

Primeggiare conta, la Squadra ha un blasone da difendere. Però anche la crescita dei ragazzi è importante e il ruolo del Mister non è solo quello di ottenere punti in classifica. Il suo ruolo è anche quello di creare gruppo, unire e non dividere. Ovviamente ci sarà sempre il migliore ma non è detto che il meno bravo non possa diventarlo. L’appello: Mister diamo ai ragazzi una chance. Alterniamo i giocatori in campo, per alcuni di loro giocare rappresenta una ragione di vita.

Ai CARTELLI che invitano “genitori e figli a non sentirsi Campioni o genitori di Campioni a cambiare Società aggiungerei l’invito ai Mister di “non sentirsi degli spalletti o bearzot, perché le vite degli adolescenti sono influenzate anche dalle loro scelte, non sempre opportune!

Nonno X